Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3802 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 18/11/2021, dep. 07/02/2022), n.3802

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6652-2021 proposto da:

SERVIZIO CITROEN DI I.G. & C. SRL, in persona del

legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato MARIO CORSIERO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO della GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 689/2021 del TRIBUNALE di SANTA MARIA CAPUA

VETERE, depositata il 16/02/2021;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

GIANNACCARI ROSSANA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con ordinanza del 16.2.2020 rigettò l’opposizione proposta dalla Società Servizio Citroen di I.G. & C. s.r.l. avverso il decreto di liquidazione del GIP del compenso per la custodia di alcuni cubi di polietilene;

– Il Tribunale affermò che per la determinazione dell’indennità di custodia per beni diversi da quelli contemplati dal D.M. n. 265 del 2006 dovesse farsi riferimento agli usi locali; poiché tali usi non erano esistenti nella Provincia di Caserta, secondo quanto disposto dall’art. 58, comma del Testo Unico in materia di spese di giustizia, doveva farsi riferimento al corrispettivo della custodia praticato dagli operatori di settore nella realtà economica del luogo in cui l’attività è svolta, senza che la necessità della ricorrenza dell’opinio iuris ac necessitatis;

– secondo il Tribunale, qualora il compendio in sequestro non rientri nelle categorie di beni indicati nel D.M. 2 settembre 2006, n. 265, di approvazione delle tariffe, emesso in attuazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 59, va fatto riferimento alla disciplina prevista in base alla similitudine fisica dei beni;

– nel caso di specie erano state considerate le dimensioni fisiche dei cubi di polietilene che erano pari ad un autocarro medio;

– per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la Società Servizio Citroen di I.G. & C. s.r.l. sulla base di un unico motivo;

– ha resistito con controricorso il Ministero della Giustizia;

– il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., di infondatezza del ricorso;

– in prossimità dell’udienza, la ricorrente ha depositato memoria difensiva.

Diritto

RITENUTO

che:

– con l’unico motivo di ricorso, si deduce la violazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 58 e 59, in relazione al D.M. 2 settembre 2006, n. 265 per non avere il Tribunale liquidato il compenso, in assenza degli usi locali, facendo riferimento alle tariffe previste dall’associazione di appartenenza e non invece alla disciplina dettata per casi analoghi in base alla similitudine fisica dei beni, senza peraltro richiedere il parere dell’associazione di appartenenza;

– il motivo non è fondato;

– in tema di liquidazione dell’indennità spettante al custode di beni sottoposti a sequestro nell’ambito di un procedimento penale, la determinazione dell’indennità di custodia per i beni diversi da quelli espressamente contemplati dal D.M. n. 265 del 2006 va operata, ai sensi del citato D.M. n. 265 del 2006, art. 5 e del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 58, comma 2, sulla base degli usi locali, senza che per questi occorra verificare la ricorrenza del requisito della “opinio iuris ac necessitatis”, ossia dalla convinzione, comune ai consociati, dell’obbligatorietà dell’osservanza delle tariffe, poiché il recepimento e la legittimazione delle prassi dei corrispettivi applicati nella pratica commerciale deriva direttamente dal rinvio operato dalla disciplina legale (Cassazione civile sez. VI, 06/11/2020, n. 24933; Cassazione civile sez. I, 02/05/2019, n. 11553);

– l’uso locale, al quale rinviano il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, art. 58, comma 2 e del D.M. n. 265 del 2006, art. 5, va individuato – lo precisano le pronunzie di questa Corte n. 752 e n. 756/2016 – nel “corrispettivo della custodia usualmente praticata dagli operatori del settore nella realtà economica del luogo dove l’attività è svolta, a prescindere dalla ricorrenza di un elemento ulteriore del tipo di quello del nominato correntemente opinio iuris ac necessitatis, consistente nella valutazione, comune ai consociati, della giuridica necessità della tenuta del comportamento di osservanza di quelle tariffe”; dato che “sono le stesse norme di legge e di regolamento a rinviare alla pratica commerciale, il rinvio vale di per sé a recepire e a legittimare ai fini della determinazione dell’indennità di custodia la prassi dei corrispettivi applicati dalle imprese del settore, senza che occorra che l’elemento materiale dell’uso, inteso come costante ripetizione del comportamento tariffario, sia anche assistito dalla opinio iuris”;

– qualora il compendio sequestrato non rientri in alcuna delle categorie di beni indicati nel D.M. n. 265 del 2006, di approvazione delle tariffe, emesso in attuazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 59, il giudice può applicare, in via analogica, la disciplina dettata per casi analoghi, in base alla similitudine fisica dei beni, non potendo trovare applicazione l’art. 2233 c.c., comma 1, che si riferisce esclusivamente alle professioni intellettuali (cfr. anche Sez. 2 -, Ordinanza n. 1205 del 21/01/2020);

– nell’ipotesi del sequestro di un container, accertata l’insussistenza di un uso locale è stata ritenuta applicabile, in via analogica, la disciplina dettata dal citato D.M. n. 265 del 2006, art. 1. per il compenso dovuto per la custodia di autoveicoli e natanti (Cassazione civile sez. II, 21/01/2020, n. 1205 cit.; Cassazione civile sez. II, 04/11/2011, n. 22966);

– il giudice di merito ha correttamente applicato i principi di diritto enunciati da questa Corte e, per la custodia di 26 metri cubi di polietilene, considerando che il compendio in sequestro non rientrava nelle categorie di beni indicati nel D.M. 2 settembre 2006, n. 265 ed ha tenuto conto delle dimensioni fisiche dei cubi di polietilene che erano pari ad un autocarro medio;

– il ricorso va, pertanto, rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

– la condanna al pagamento delle spese del giudizio in favore di un’amministrazione dello Stato deve essere limitata, riguardo alle spese vive, al rimborso delle somme prenotate a debito (Cassazione civile sez. II, 11/09/2018, n. 22014; Cass. Civ., n. 5859 del 2002).

– ricorrono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1-quater (applicabile ratione temporis, essendo stato il ricorso proposto dopo il 30 gennaio 2013) per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto;

PQM

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.500,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile-2 della Corte Suprema di Cassazione, il 18 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

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