Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3797 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 07/02/2022), n.3797

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36514-2019 proposto da:

V.Y., domiciliata presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIUSEPPE INNOCENTI;

– ricorrente –

contro

SUEZ WTS ITALY S.R.L. (già GE WATER & PROCESS TECHNOLOGIES ITALY

SRL), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OVIDIO, 32, presso lo studio

dell’avvocato DEBORA MILILLI, rappresentata e difesa dagli avvocati

ROBERTO CALABRESI, LAPO GUADALUPI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 622/2019 della CORTE CATANIA, depositata il

04/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GABRIELLA

MARCHESE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte di appello di Catania ha respinto l’appello proposto da V.Y. e confermato la decisione di primo grado che aveva negato il diritto della predetta, in qualità di agente della Zenon Environmental s.r.l. (poi fusa per incorporazione con l’odierna controricorrente), alla provvigione per l’attività svolta in relazione all’ordinativo di “(OMISSIS)” (per un valore di Euro 2.350.000,00) da parte della società Costruzione Dondi S.p.A.;

2. in estrema sintesi, la Corte di appello ha escluso, sulla base delle risultanze di causa, l’apporto causale dell’attività dell’agente in relazione al predetto affare, concluso dopo lo scioglimento del contratto di agenzia;

3. avverso la decisione, ha proposto ricorso V.Y., articolato in due motivi, cui ha resistito, con controricorso, la società in epigrafe;

4. parte ricorrente ha depositato memoria;

5. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. con il primo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – è dedotto l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti;

7. il riferimento è all’omessa considerazione di tre circostanze:

– la società Dondi s.p.a. aveva offerto in gara la membrana “(OMISSIS)” di esclusiva produzione dalla Zenon/GE;

– il contratto di fornitura del 2011, tra GE e DONDI, aveva ad oggetto detta membrana;

– la nota di riconoscimento della provvigione del 31.03.2008 indirizzata alla sig.ra V.;

8. con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – è dedotta la violazione dell’art. 1748 c.c., comma 3;

9. per la ricorrente, la società controricorrente avrebbe dovuto riconoscere il diritto alla provvigione, pur trattandosi di affare concluso dopo la cessazione del contratto di agenzia, in applicazione della disposizione richiamata in rubrica, avuto particolare riguardo al tenore della nota del 31 marzo 2008;

10. i motivi vanno congiuntamente esaminati, per stretta connessione;

11. tutte censure, anche quelle del secondo motivo formalmente prospettate in termini di violazione di legge, investono l’accertamento di fatto operato dalla Corte di merito. Il discrimine tra vizio di violazione di legge e vizio di motivazione e’, infatti, segnato dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (ex plurimis, Cass. n. 4125 del 2017). Nel caso di specie, la deduzione di violazione dell’art. 1748 c.c. è sviluppata con riferimento a fatti diversamente ricostruiti dalla parte ricorrente ed esula, dunque, dal paradigma normativo dell’errore di diritto;

12. fatta questa premessa i rilievi sono inammissibili ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., a tenore del quale il vizio ex art. 360 c.p.c., n. 5, non è deducibile in caso di impugnativa di pronuncia c.d. “doppia conforme”, come nella fattispecie di causa. La disposizione è applicabile ratione temporis ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato dall’11 settembre 2012 (D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2); nel presente giudizio l’impugnazione risulta iscritta nel 2016;

13. in ogni caso, i motivi non indicano il “fatto storico”, non esaminato, che abbia costituito oggetto di discussione e che abbia carattere decisivo, secondo gli enunciati di Cass. SS.UU. nn. 8053 e 8054 del 2014 (principi costantemente ribaditi dalle stesse Sezioni unite v. n. 19881 del 2014, n. 25008 del 2014, n. 417 del 2015, oltre che dalle Sezioni semplice);

14. a tacer d’altro, non ricorre la “decisività” in una pluralità di fatti, giudicati omessi, nessuno dei quali ex se risolutivo, nel senso dell’idoneità a determinare il segno della decisione (ex multis, in motivaz., Cass. n. 13384 del 2017, p. 8.1., sulla base di Cass. n. 21439 del 2015). A ben vedere, i motivi richiedono un diverso e più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti, finalità del tutto estranea al giudizio di cassazione, caratterizzato dall’assenza del potere di accertare e valutare i fatti di causa;

15. sulla base delle esposte argomentazioni il ricorso va dichiarato inammissibile;

16. le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo;

17. sussistono, altresì, i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.500,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese generali nella misura del 15% ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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