Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3790 del 18/02/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 3 Num. 3790 Anno 2014
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: VIVALDI ROBERTA

PU

SENTENZA
sul ricorso 21011-2009 proposto da:
IOVIENO ASSUNTA VNISNT60P41L259H, IOVIENO SALVATORE
VNISVT65H21F839U, IOVIENO SILVANA VNISVN61S64L245D,
AUTIERI ANNA MARIA TRANMR34C64L2450, elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA L. CHIALA 125/D, presso lo
studio dell’avvocato RICCIARDELLI FEDELMASSIMO, che
t

.

2013
2372

li rappresenta e difende unitamente all’avvocato
RICCIARDELLI BRUNO giusta delega in atti;
– ricorrenti contro

SAN PAOLO BANCO NAPOLI SPA 04485191219 facente parte

1

Data pubblicazione: 18/02/2014

del GRUPPO BANCARIO INTESA SAN PAOLO in persona del
suo Procuratore speciale Avv. ALBERTO BERTALOT,
elettivamente domiciliata in ROMA, L.G0 DI TORRE
ARGENTINA 11, presso lo studio dell’avvocato MARTELLA
DARIO, che la rappresenta e difende giusta delega in

– controricorrente nonchè contro

COMUNE LETTERE;
– intimato –

avverso la sentenza n. 379/2008 del TRIBUNALE DI
TORRE ANNUNZIATA SEDE DISTACCATA DI GRAGNANO,
depositata il 23/09/2008, R.G.N. 410/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 10/12/2013 dal Consigliere Dott. ROBERTA
VIVALDI;
udito l’Avvocato BRUNO RICCIARDELLI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO CELENTANO che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso p.q.r.;

2

atti;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ex art. 617 c.p.c. il S. Paolo Banco di Napoli spa
propose opposizione avverso l’ordinanza in data 24.3.2005 del
Giudice dell’esecuzione del tribunale di Torre Annunziata

espropriazione presso terzi

di R.G.E. n. 205/04,

era stata

disposta l’assegnazione in favore dei creditori esecutanti Anna
Maria Autieri ed Assunta, Silvana e Salvatore Iovieno di somme
dovute dal terzo

S.Paolo – Banco di Napoli spa al debitore

Comune di Lettere.
Il tribunale, con sentenza del 23.9.2008, emessa ai sensi
dell’art. 281

sexies

c.p.c, accolse l’opposizione revocando

l’ordinanza di assegnazione.
Anna Maria Autieri ed Assunta, Silvana e Salvatore Iovieno hanno
proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.
Resiste con controricorso il S. Paolo Banco di Napoli s.p.a..
L’altro intimato (Comune di Lettere) non ha svolto attività
difensiva.
Le parti costituite hanno presentato anche memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è stato proposto per impugnare una sentenza
pubblicata una volta entrato in vigore il D. Lgs. 15 febbraio
2006, n. 40, recante modifiche al codice di procedura civile in

3

sezione distaccata di Gragnano, con la quale, nella procedura di

materia di ricorso per cassazione; con l’applicazione, quindi,
delle disposizioni dettate nello stesso decreto al Capo I.
Secondo l’art. 366-bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del
decreto – i motivi di ricorso devono essere formulati, a pena di
inammissibilità, nel modo lì descritto ed, in particolare, nei

di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un
quesito di diritto, mentre, nel caso previsto dall’art. 360,
primo comma, n. 5), l’illustrazione di ciascun motivo deve
contenere la chiara indicazione del fatto controverso in
relazione al quale la motivazione si assume omessa o
contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta
insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare
la decisione.
Segnatamente, nel caso previsto dall’art. 360 n. 5 c.p.c.,
l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di
inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in
relazione al quale la motivazione si assume omessa o
contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta
insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare
la decisione; e la relativa censura deve contenere un momento di
sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva
puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze
in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua
ammissibilità (S.U. 1.10.2007 n. 20603; Cass. 18.7.2007 n.
16002).
4

casi previsti dall’ art. 360, n. l), 2), 3) e 4, l’illustrazione

Il quesito, al quale si chiede che la Corte di cassazione
risponda con l’enunciazione di un corrispondente principio di
diritto che risolva il caso in esame, poi, deve essere
formulato, sia per il vizio di motivazione, sia per la
violazione di norme di diritto, in modo tale da collegare il

n. 6420 che ha statuito l’inammissibilità – a norma dell’art.
366 bis c.p.c. – del motivo di ricorso per cassazione il cui
quesito di diritto si risolva in un’enunciazione di carattere
generale ed astratto, priva di qualunque indicazione sul tipo
della controversia e sulla sua riconducibilità alla fattispecie
in esame, tale da non consentire alcuna risposta utile a
definire la causa nel senso voluto dal ricorrente, non potendosi
desumere il quesito dal contenuto del motivo od integrare il
primo con il secondo, pena la sostanziale abrogazione del
suddetto articolo).
La funzione propria del quesito di diritto – quindi – è quella
di far comprendere alla Corte di legittimità, dalla lettura del
solo quesito, inteso come sintesi logico-giuridica della
questione, l’errore di diritto asseritamente compiuto dal
giudice di merito e quale sia, secondo la prospettazione del
ricorrente, la regola da applicare (da ultimo Cass.7.4.2009 n.
8463; v, anche S.U. ord. 27.3.2009 n. 7433).
Inoltre, l’art. 366 bis c.p.c., nel prescrivere le modalità di
formulazione dei motivi del ricorso in cassazione, comporta – ai
fini della declaratoria di inammissibilità del ricorso stesso -,
5

vizio denunciato alla fattispecie concreta ( v. S.U. 11.3.2008

una diversa valutazione, da parte del giudice di legittimità, a
seconda che si sia in presenza dei motivi previsti dai numeri l,
2, 3 e 4 dell’art. 360, primo comma, c.p.c., ovvero del motivo
previsto dal numero 5 della stessa disposizione.
Nel primo caso ciascuna censura

– come già detto – deve,

diritto, la cui enunciazione (e formalità espressiva) va
funzionalizzata, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., all’enunciazione
del principio di diritto, ovvero a

dicta

giurisprudenziali su

questioni di diritto di particolare importanza.
Nell’ipotesi, invece, in cui venga in rilievo il motivo di cui
al n. 5 dell’art. 360 c. p.c.c. (il cui oggetto riguarda il solo
iter argomentativo della decisione impugnata), è richiesta una
illustrazione che, pur libera da rigidità formali, si deve
concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del fatto
controverso ( cd. momento di sintesi) – in relazione al quale la
motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero delle
ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la
motivazione a giustificare la decisione (v. da ultimo Cass.
25.2.2009 n. 4556; v. anche Cass. 18.11.2011 n. 24255).
I motivi rispettano i requisiti richiesti dall’art. 366

bis

c.p.c..
Con il primo motivo i ricorrenti denunciano

violazione e falsa

applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. in
relazione agli artt. 615 e 617 II co. C.p.c., e art. 159 d.lgs.
267/00.
6

all’esito della sua illustrazione, tradursi in un quesito di

Con il secondo motivo si

denuncia violazione e falsa

applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. in
relazione agli artt. 81, 100 e 615 c.p.c..
Con il terzo motivo si denuncia

violazione e falsa applicazione

di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione agli

267/2000.
I motivi, intimamente connessi, sono esaminati congiuntamente.
Essi sono fondati nei termini e per le ragioni che seguono.
L’esistenza di un vincolo di impignorabilità di somme depositate
presso il tesoriere di un ente pubblico che siano vincolate a
pubbliche finalità ai sensi delle diverse normative
succedutesi nel tempo, quindi anche ai sensi del d.lgs. n. 77
del 1995, come modificato dal d.lgs. n. 336 del 1996 – può
costituire oggetto di motivo di opposizione sia all’esecuzione,
sia agli atti esecutivi, a seconda della
petitum

causa petendi

e del

formulati dall’opponente, anche in relazione alle

vicende del processo esecutivo ed al momento in cui
l’opposizione è proposta (Cass. 23.5.2011 n. 17524;
Cass. 13.1.2009 n. 477; v. anche Cass. 4.6.2013 n. 14048)
Più in particolare, è inquadrabile come opposizione agli atti
esecutivi

l’opposizione

proposta

da

un

comune

avverso

l’ordinanza di assegnazione del credito, con la quale si deduce
l’esistenza di un vincolo di impignorabilità per la destinazione
delle somme a pubbliche finalità, ai sensi delle normative già

7

artt. 81, 100, 552 e 617 II comma c.p.c., nonché art. 159 d.lgs.

richiamate (Cass. 20.2.2006 n. 3655; Cass. 11.1.2001 n. 328;
Cass. 18.1.2000 n. 496).
Ma, qualora nel processo esecutivo, si ponga la questione se,
rispetto alle somme sottoposte a pignoramento da parte del
creditore, ricorrano o meno le condizioni stabilite dalla legge

esecuzione, ed il giudice dell’esecuzione non abbia, d’ufficio o
su istanza di parte, dichiarato nullo il pignoramento, nè si sia
ancora addivenuti alla chiusura del processo con l’ordinanza di
assegnazione (che segna il limite preclusivo dell’opposizione
all’esecuzione: da ultimo, Cass.24.2.2011 n.4505), il debitore
può proporre l’opposizione per impignorabilità, sussumibile
nella fattispecie dell’art. 615 c.p.c. (Cass. 16.11.2005 n.
23084).
Nel caso in esame, l’opposizione proposta avverso l’ordinanza di
come sembra rilevarsi dalla

assegnazione del credito
motivazione
sull’esistenza

della
di

impugnata

sentenza
un

vincolo

era

d’impignorabilità

fondata
per

la

destinazione delle somme a pubbliche finalità.
Di qui la correttezza della qualificazione data di opposizione
agli atti esecutivi.
Diversamente, in tema di legittimazione.
A proporre l’opposizione agli atti esecutivi, infatti, non è
stato il debitore esecutato, ma il San Paolo – Banco di Napoli,
terzo pignorato, che non aveva interesse a proporre
l’opposizione ex art. 617 c.p.c. relativamente all’ordinanza di
8

perché le somme di competenza del comune restino sottratte alla

assegnazione

emessa

a

favore

dei

creditori

procedenti.

Nell’espropriazione forzata, che si svolge con le forme del
pignoramento presso terzi, il terzo pignorato non è il soggetto
passivo dell’esecuzione, alla quale non è assoggettato.
Come tale, non è neppure normalmente legittimato a proporvi

può essere articolata.
Nell’espropriazione di crediti,i1 terzo debitore del debitore
esecutato

non

l’impignorabilità

è,

quindi,

legittimato

del bene

a

far

valere

neanche sotto il profilo

dell’esistenza di vincoli di destinazione, in caso di somme
depositate presso istituto di credito tesoriere di un ente
pubblico – attenendo la questione al rapporto tra creditore
procedente e debitore esecutato (il quale ultimo si può avvalere
degli appositi rimedi oppositivi previsti per legge) (Cass.
23.2.2007 n. 4212; Cass. 29.4.2003 n. 6667).
Il giudice del merito ha, quindi, errato nel non rilevare il
difetto di interesse a proporre l’opposizione da parte del S.
Paolo Banco di Napoli s.p.a..
Il ricorso è, quindi, accolto e la sentenza è cassata.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte
di cassazione, ai sensi dell’art. 384, comma 2, c.p.c., può
pronunciare nel merito e dichiarare inammissibile l’opposizione
proposta.

9

opposizione, sotto alcuno dei possibili profili in cui questa

Le ragioni che hanno condotto all’accoglimento dell’opposizione
giustificano la compensazione delle spese del giudizio di
merito.
Le spese del giudizio di cassazione, invece, seguono la
soccombenza e, liquidate come in dispositivo in favore dei

di Napoli spa.

P.Q.M.

La Corte accoglie

il ricorso. Cassa e, decidendo nel merito,

dichiara inammissibile l’opposizione proposta dal San Paolo
Banco di Napoli spa. Compensa le spese del giudizio di merito.
Condanna la resistente al pagamento delle spese che liquida in
complessivi C 3.200,00, di cui C 3.000,00 per compensi, oltre
accessori di legge.
Così deciso in Roma, il giorno 10 dicembre 2013, nella camera di
consiglio della terza sezione civile della Corte di cassazione.

ricorrenti, sono poste a carico della resistente San Paolo Banco

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA