Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3790 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. I, 07/02/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 07/02/2022), n.3790

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2664/2015 proposto da:

Fallimento (OMISSIS) S.p.a. – (OMISSIS), in persona del curatore

prof. avv. B.A., elettivamente domiciliato in Roma, Via

Venti Settembre n. 3, presso lo studio dell’avvocato Sandulli

Michele, che lo rappresenta e difende, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

Gestione Liquidatoria della soppressa Usl n. (OMISSIS), in persona

del commissario straordinario pro tempore, elettivamente domiciliata

in Roma, Viale Parioli n. 67, presso lo studio dell’avvocato

Lamberti Antonio, che la rappresenta e difende, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrente –

nonché contro

Regione Campania;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3244/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 15/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/11/2021 dal cons. Dott. FALABELLA MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – (OMISSIS) s.p.a. (OMISSIS) convenne in giudizio avanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere la Usl (OMISSIS) per sentirla condannare al pagamento della somma di Lire 688.322.737 per prestazioni rese dal 31 gennaio 1992 al dicembre 1992, oltre interessi e maggior danno.

Con sentenza del 30 aprile 1996 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere rigettò la domanda.

2. – In sede di gravame la Corte di appello di Napoli, con sentenza non definitiva n. 1082 del 16 maggio 1999, dichiarò il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in relazione al capo della domanda attinente ad alcune, specifiche, prestazioni; il giudizio poi proseguì per la decisione sulla parte restante del rapporto controverso e fu definito con sentenza con cui l’impugnazione proposta venne respinta.

3. – Essendo nel frattempo intervenuto il fallimento della Casa di Cura, la curatela propose ricorso avanti al TAR della Campania Lire domandando accertarsi il proprio diritto al pagamento della somma di 472.301.931, quale compenso per le prestazioni erogate dal 1 gennaio al 31 dicembre 1992 e, in subordine, la declaratoria dell’obbligo di controparte quanto al pagamento delle suddette somme a titolo di indebito.

4. – Tale ricorso fu riunito ad altro, con cui la curatela aveva chiesto accertarsi il proprio diritto al pagamento, nei confronti della stessa amministrazione resistente, della somma di Lire 2.269.381.683, oltre accessori, per prestazioni erogate dalla fallita a favore della Usi (OMISSIS) da gennaio 1985 marzo 1986. Tale domanda era stata inizialmente proposta avanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che, con sentenza del 12 giugno 1998, aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario per essere la controversia devoluta alla cognizione del giudice amministrativo.

5. – La decisione di merito dei due giudizi riuniti da parte del Tribunale amministrativo campano fu impugnata avanti al Consiglio di Stato, il quale, con sentenza del 14 aprile 2006, dichiarò la carenza di giurisdizione del giudice amministrativo.

5. – Elevato conflitto negativo di giurisdizione, le Sezioni Unite di questa Corte, con sentenza n. 16385 del 27 luglio 2011, dichiararono che la giurisdizione stessa apparteneva al giudice ordinario.

6. – Il fallimento provvide quindi alla riassunzione avanti alla Corte di appello di Napoli, la quale, con sentenza del 15 luglio 2014, dichiarò inammissibile l’atto con cui erano stati riattivati avanti ad essa i due giudizi già trattati dal giudice amministrativo.

In sintesi, secondo la Corte di appello, la riassunzione del secondo dei giudizi sopra indicati (quello in cui era stato il giudice di prima istanza a dichiarare il difetto di giurisdizione) avrebbe dovuto essere riassunto avanti al giudice di primo grado: e ciò in quanto “in forza del diniego di giurisdizione pronunciato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere non (era) stato mai celebrato un primo grado innanzi all’autorità ordinaria”; anche l’altro procedimento avrebbe dovuto essere riassunto avanti al Tribunale: e ciò in conseguenza della cassazione senza rinvio della sentenza di appello.

7. – La pronuncia del 15 luglio 2014 è stata impugnata per cassazione dal fallimento (OMISSIS) s.p.a. (OMISSIS) con un ricorso articolato in sette motivi. Resiste con controricorso la gestione liquidatoria della soppressa Usl (OMISSIS), la quale ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Non è necessario far luogo al rinvio richiesto dal Fallimento (OMISSIS), tenuto conto che è stato lo stesso curatore a dar conto, con l’istanza depositata, di essere a conoscenza del decesso del difensore officiato. Se è vero, infatti, che il decesso dell’unico difensore non determina l’interruzione del processo, ma attiva il potere della Corte di differire la trattazione del ricorso, disponendo la comunicazione alla parte personalmente per consentirle la nomina di un nuovo difensore (Cass. Sez. U. 13 gennaio 2006, n. 477), è altrettanto vero che l’attivazione di tale potere esige che l’evento risulti da attestazione fidefacente dell’ufficiale giudiziario notificante l’avviso di udienza e che sia mancato il tempo ragionevole per provvedere alla nomina di un nuovo difensore (Cass. 20 settembre 2013, n. 21608; Cass. 26 febbraio 2015, n. 3898): e nella fattispecie si dibatte di un decesso che è occorso quasi cinque anni or sono, di cui la curatela mostra di essere pienamente consapevole (avendo formulato essa stessa istanza di rinvio).

2. – I motivi di ricorso si riassumono come segue.

Primo motivo: nullità della sentenza o del procedimento e comunque violazione di norme di diritto ex artt. 274 e 103 c.p.c., in collegamento con l’art. 111 Cost. e con gli artt. 112 e 113 c.p.c.. La statuizione investe la pronuncia di appello nella parte in cui ha affermato non essere stato celebrato un primo grado innanzi all’autorità ordinaria. Si osserva che avanti al giudice amministrativo era stata operata la riunione di due giudizi: riunione che era stata mantenuta innanzi al Consiglio di Stato, che aveva poi dichiarato il difetto di giurisdizione. Viene rilevato non essere stata mai disposta dal giudice amministrativo la separazione delle cause riunite oggetto del presente giudizio: separazione che, del resto, nessuna delle parti aveva mai richiesto.

Secondo motivo: nullità della sentenza o del procedimento e comunque violazione di norme di diritto ex artt. 274 e 103 c.p.c., in collegamento con l’art. 111 Cost. e con gli artt. 112 e 113 c.p.c.. Viene imputato alla Corte di appello di non aver valutato che, venendo in questione due cause riunite in sede amministrativa e mai separate, “ai fini della riassunzione i giudizi non potevano essere automaticamente separati e legittimamente proseguivano riuniti”.

Terzo motivo: nullità della sentenza o del procedimento e comunque violazione di norme di diritto ex artt. 274,103 e 354 c.p.c., in collegamento con l’art. 111 Cost. e con gli artt. 112,113 e 329 c.p.c.. Viene lamentato che l’eccezione della Gestione liquidatoria circa la “mancanza di un primo grado” per il giudizio che si era concluso con la declaratoria di difetto di giurisdizione da parte del Tribunale di Santa Maria Vetere era inammissibile e non poteva essere accolta senza un contestuale provvedimento di separazione delle cause riunite. Viene aggiunto che l’asserita mancanza di un grado di giudizio, con riferimento a una delle dette cause, non integrerebbe una violazione di un principio di rilevanza costituzionale, potendo il giudice di appello decidere la causa nel merito anche in assenza di una pronuncia del giudice di primo grado.

Quarto motivo: nullità della sentenza o del procedimento e comunque violazione di norme di diritto ex artt. 274 e 103 c.p.c., in collegamento con l’art. 111 Cost. e con gli artt. 112 e 113 c.p.c.. Vi si afferma che la Corte di appello di Napoli non solo non poteva ignorare la pregressa riunione delle cause, ma nel momento in cui aveva evidenziato un motivo per il quale il giudizio doveva essere riassunto autonomamente innanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, avrebbe dovuto disporre la separazione delle cause riunite, piuttosto che dichiarare l’inammissibilità della riassunzione.

Quinto motivo: nullità della sentenza o del procedimento e comunque violazione di norme di diritto ex artt. 274,103,382,392 e 394 c.p.c., in collegamento con l’art. 111 Cost. e con gli artt. 112 e 113 c.p.c.. La doglianza investe quanto affermato dalla Corte di merito con riferimento alla riassunzione del giudizio che era trasmigrato avanti al giudice amministrativo in forza della sentenza sulla giurisdizione resa dalla Corte di Napoli. La sentenza impugnata è censurata per aver la Corte distrettuale omesso di considerare che il detto giudizio aveva avuto un primo grado innanzi al giudice ordinario. Viene osservato che le Sezioni Unite avevano statuito la giurisdizione del detto giudice e che ciò implicava la prosecuzione del giudizio per la riassunzione, secondo quanto previsto dall’art. 382 c.p.c., comma 1.

Sesto motivo: nullità della sentenza o del procedimento e comunque violazione di norme di diritto ex artt. 274,103,382,392 e 394 c.p.c., in collegamento con l’art. 111 Cost. e con la L. n. 69 del 2009, art. 59. Secondo il fallimento ricorrente la Corte di appello avrebbe errato in diritto laddove ha escluso l’applicabilità della traslatio attribuendo rilevanza al fatto che la sentenza n. 1082 del 1999 della Corte di appello di Napoli, di declaratoria di giurisdizione, non era stata impugnata, ritenendo che il giudizio dovesse ricominciare daccapo, sul presupposto errato di una automatica separazione delle cause riunite.

Settimo motivo: nullità della sentenza o del procedimento e comunque violazione di norme di diritto ex art. 132 c.p.c.. Deduce il ricorrente che la pronuncia non era stata resa nei confronti della Regione Campania, la quale era stata evocata in giudizio ed era rimasta contumace: è spiegato che, essendo il giudizio incardinato pendente tra tre parti, la pronuncia doveva essere presa nei confronti di ciascuna di esse.

3. – Il ricorso è fondato.

Meritano accoglimento, per quanto di ragione, sia i primi quattro motivi, afferenti la decisione assunta dalla Corte di appello con riguardo al giudizio riassunto avanti al TAR della Campania dopo la sentenza n. 1247/1998 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sia il quinto e il sesto, relativi a quanto statuito nella pronuncia impugnata con riguardo al procedimento in cui è stata la Corte di appello di Napoli, con sentenza n. 1082 del 16 maggio 1999, a declinare la giurisdizione; il settimo motivo resta invece assorbito.

Come accennato, l’assunto del Giudice distrettuale, con riferimento al primo dei due giudizi riuniti, è che, essendo mancato un accertamento di merito da parte del Tribunale, era davanti a quest’ultimo che, a seguito della pronuncia della Corte di cassazione, doveva operarsi la riassunzione; con riferimento al secondo la Corte ha invece ritenuto che le Sezioni Unite avessero cassato senza rinvio la sentenza declinatoria della giurisdizione n. 1082/1999 della Corte di Napoli, giacché essa “non fu impugnata”.

Nella sentenza n. 16385 del 2011 le Sezioni Unite hanno esaminato la questione sulla giurisdizione avendo riguardo ad entrambe le controversie trattate dal giudice amministrativo: e infatti la pronuncia è stata resa a definizione di un conflitto negativo di giurisdizione tra la sentenza del 12 giugno 1998 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (n. 1247/1998), quella resa dalla Corte di appello di Napoli il 16 maggio 1999 (n. 1082/1999) e la decisione del Consiglio di Stato del 14 giugno 2006 (n. 2094/2006). Come si ricorderà, con le prime due pronunce venne declinata la giurisdizione con riguardo alle due controversie che poi furono riunite avanti al TAR della Campania e con la terza il Consiglio di Stato ha ritenuto che le due cause dovessero essere trattate dal giudice ordinario.

Deve ritenersi che la pronuncia delle Sezioni Unite di questa Corte, sul conflitto di giurisdizione, abbia implicitamente, ma irretrattabilmente, individuato, a norma dell’art. 382 c.p.c., comma 1, nella Corte di appello di Napoli il giudice avanti al quale dovevano essere riassunti i giudizi sopra indicati. E infatti, nel dispositivo di sentenza è parola della pronuncia della detta Corte del 16 maggio 1999 e non si individua, quale giudice del rinvio, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere; poiché le Sezioni Unite hanno affermato la giurisdizione del giudice ordinario con riguardo a entrambi i procedimenti riuniti, la decisione va letta nel senso che entrambi tali procedimenti andavano riassunti avanti alla Corte di Napoli.

La Corte di appello avrebbe dovuto attribuire rilievo dirimente a tale dato e riconoscere, in conseguenza, la legittimità della riassunzione operata avanti ad essa. Non era in facoltà del giudice del rinvio modificare il contenuto della pronuncia della Corte regolatrice, privando di valore l’affermazione, desumibile dal contesto della sentenza, per cui la riassunzione doveva operarsi avanti al giudice di appello (nel senso della immodificabilità della designazione del giudice, in ipotesi di cassazione con rinvio, ad es.: Cass. 20 gennaio 2017, n. 1553; Cass. 9 agosto 2007, n. 17457) e tantomeno stravolgere il senso della pronuncia di annullamento, assumendo che essa escludesse il rinvio della causa alla Corte di Napoli. Risulta difatti incongruo ritenere che la Corte di legittimità abbia cassato senza rinvio; tale lettura contrasta col rilievo per cui la statuizione di cassazione senza rinvio sulla questione di giurisdizione presuppone il difetto assoluto di questa (art. 382 c.p.c., comma 3): difetto che nella fattispecie è sconfessato dal tenore del provvedimento impugnato, che invece ha riconosciuto, in motivazione come in dispositivo, la giurisdizione del giudice ordinario.

Ma il ragionamento della sentenza impugnata non può seguirsi nemmeno nella parte in cui esclude la riassunzione avanti alla Corte di appello in ragione della mancata impugnazione, sul punto della giurisdizione, della sentenza n. 1082/1999. L’argomento è destinato a dissolversi una volta che si guardi alla pronuncia delle Sezioni Unite: pronuncia con cui è stata statuita la cassazione proprio in ragione dell’illegittima declinatoria di giurisdizione in favore del giudice amministrativo. L’affermazione, contenuta nella pronuncia impugnata, per cui la sentenza del 1999 della Corte di appello non sarebbe stata impugnata, appare del resto difficilmente comprensibile, visto che detta Corte si è limitata ad escludere la giurisdizione del giudice ordinario e non ha quindi reso alcuna statuizione, con riguardo alla vicenda controversa, rispetto alla quale possa configurarsi una acquiescenza del fallimento ricorrente.

4. – La sentenza va quindi cassata, con rinvio della causa alla Corte di appello di Napoli che, in diversa composizione, regolerà le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte,

accoglie, nei sensi di cui in motivazione, i primi sei motivi di riscorso e dichiara assorbito il settimo; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di appello di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

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