Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3784 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. III, 07/02/2022, (ud. 29/10/2021, dep. 07/02/2022), n.3784

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 37207/2019 proposto da:

O.O., elettivamente domiciliato in Roma Via Chisimaio, 29

presso lo studio dell’avvocato Marilena Cardone, che lo rappresenta

e difende giusta procura speciale in atti;

– ricorrente –

contro

Commissione Territoriale Per il Riconoscimento Della Protezione

Internazionale, Ministero Dell’interno, in persona del Ministro pro

tempore;

– intimato –

Avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA 21973/2019 depositata il

29/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/10/2021 dal Cons. Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. O.O., proveniente dalla (OMISSIS), ricorre affidandosi a tre motivi per la cassazione del decreto del Tribunale di Roma che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese in quanto era stato falsamente accusato dell’omicidio del cognato che era stato trovato morto e che aveva in precedenza minacciato perché sua moglie era stata nominata unica erede del padre che aveva contrasti con i figli maschi.

1.2. Ha aggiunto che era fuggito ed aveva trascorso sei mesi in Libia dove era stato arrestato e malmenato.

La parte intimata non si è difesa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Deve premettersi che la decisione viene assunta sulla base del principio della “ragione più liquida” (cfr. Cass. SU 9936/2014; Cass. SU 26242/2014; Cass. 26243/2014; Cass. 12002/2014; Cass. 11458/2018; Cass. 363/2019), prescindendo cioè dalle conseguenze derivanti dai controlli preliminari relativi alla procura speciale rilasciata al difensore del ricorrente, in relazione alla quale, assente la certificazione della data in cui essa è stata conferita al difensore, sarebbe stato necessario un rinvio a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte Costituzionale conseguente alla recente ordinanza di rimessione Cass. 17970/9021.

2. In relazione al principio sopra richiamato, tuttavia, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile in quanto:

a. con il primo motivo, il ricorrente, ex art. c.p.c., commi 3 e 5, deduce la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 4 e art. 7. Lamenta che il giudice aveva ritenuto inattendibile il racconto narrato, omettendo tuttavia di approfondire i fatti allegati attraverso il rinnovo dell’audizione del ricorrente.

Il motivo è inammissibile in quanto è privo di decisività.

Questa Corte ha affermato che “Nei giudizi in materia di protezione internazionale il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni dei richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile (cfr. Cass. 22049/2020 e Cass. 21584/2020).

A ciò si aggiunge che il Tribunale ha reso, in relazione alla valutazione di credibilità, una motivazione al di sopra della sufficienza costituzionale con la quale ha correttamente evidenziato le lacune ed incongruenze del racconto (cfr. pag. 2 ultimo e penultimo cpv del decreto impugnato).

La censura, dunque, si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, ove sia sostenuta, come nel caso in esame da argomentazioni logiche e coerenti, a nulla rilevando che il compendio istruttorio possa essere valutato anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato, in quanto, diversamente, il giudizio di legittimità si trasformerebbe, in un non consentito terzo grado di merito (cfr. ex multis Cass. 18721/2018; Cass. Sentenza n. 7394 del 26/03/2010).

b. con il secondo motivo, il ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, lamentando l’omissione, da parte del primo giudice, del dovere di cooperazione istruttoria: assume che non erano state richiamate fonti attendibili ed aggiornate né era stato esaminato il rapporto di Amnesty International 2017-2018 dal quale emergeva il peggioramento della situazione di instabilità del paese.

Il motivo è inammissibile per mancanza di autosufficienza. Il Tribunale, infatti ha richiamato le fonti informative (Easo 2018) dalle quali ha tratto il convincimento dell’insussistenza di una condizione di insicurezza: a fronte di ciò il ricorrente non ha riportato i passaggi dei rapporti informativi, solo genericamente richiamati, dai quali sarebbe emersa una situazione di peggioramento della situazione di instabilità e pericolo della sua regione di provenienza, limitandosi ad enunciare in modo assertivo una diversa situazione. La censura, pertanto, non è idonea a condurre ad una diversa decisione sulla questione contestata.

c. Con il terzo motivo, infine, il ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6.

Il motivo è inammissibile perché non contiene alcuna critica specifica alla decisione censurata, limitandosi a contrapporre in modo enunciativo una diversa soluzione della controversia, senza offrire alcun elemento specifico idoneo a contrapporsi al provvedimento impugnato.

Al riguardo si rileva che la critica riferita alla omessa considerazione della documentazione medica depositata in atti si pone in contrasto con quanto predicato dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, non indicando affatto quali documenti non sarebbero stati esaminati e non tiene conto della specifica motivazione resa al riguardo dal Tribunale (cfr. pag. 4 penultimo cpv del decreto impugnato).

3. In conclusione, il ricorso è inammissibile.

4. Non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

5. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte,

dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 29 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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