Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37832 del 01/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 01/12/2021, (ud. 20/10/2021, dep. 01/12/2021), n.37832

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6919/2020 proposto da:

D.M., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA ELENA VENERONI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di MILANO, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 5133/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 23/12/2019 R.G.N. 1596/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/10/2021 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Milano con sentenza n. 5133/2019, ha respinto il ricorso proposto da D.M., cittadino del Senegal, avverso il provvedimento con il quale la Commissione territoriale, e poi il Tribunale, avevano rigettato le istanze volte in via gradata al riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria;

2. la Corte territoriale, per quel che qui interessa, precisa che:

a) il racconto del richiedente – fuggito dal proprio Paese per sottrarsi alla carcerazione prevista per le persone insolventi, dovendo restituire al proprietario il corrispettivo di 300 mucche che erano state rubate mentre le faceva pascolare – non è credibile in quanto del tutto generico e scarsamente circostanziato;

b) le circostanze riportate non consentono di concedere lo status di rifugiato né la protezione sussidiaria, tanto più che nel Senegal non vi sono situazioni di violenza indiscriminata o di conflitto armato;

c) infine, non può concedersi la protezione umanitaria perché la situazione del Paese di provenienza esclude la sussistenza di una condizione di elevata vulnerabilità all’esito del rimpatrio, il ricorrente non ha indicato specifici profili di vulnerabilità;

3. Il ricorso di D.M. chiede la cassazione del suddetto decreto per quattro motivi;

4. il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo si denuncia motivazione apparente, ricorrendo nel corpo della sentenza impugnata – il nome di altra persona ( S.P.);

2. con il secondo, terzo e quarto motivo (tutti contestualmente esposti) si denuncia violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 19, D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2 e 14, D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 2, 8, 35 bis, artt. 2 e 3 CEDU, artt. 2, 24, 111 Cost., avendo, la Corte territoriale, trascurato – con riguardo alla protezione sussidiaria e umanitaria – le condizioni sociali economiche e sanitarie del paese di origine, da accertarsi tramite fonti ufficiali e documenti internazionali;

3. il primo motivo di ricorso è inammissibile;

3.1. questa Corte ha affermato che l’omessa o inesatta indicazione del nome di una delle parti nell’intestazione della sentenza va considerata un mero errore materiale, emendabile con la procedura di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c., quando dal contesto della sentenza risulti con sufficiente chiarezza l’esatta identità di tutte le parti e comporta, viceversa, la nullità della sentenza qualora da essa si deduca che non si è regolarmente costituito il contraddittorio, ai sensi dell’art. 101 c.p.c., e quando sussiste una situazione di incertezza, non eliminabile a mezzo della lettura dell’intero provvedimento, in ordine ai soggetti cui la decisione si riferisce (cfr. da ultimo Cass. n. 19437 del 2019); nel caso di specie, deve ritenersi correttamente instaurato il contraddittorio, ritenuto che le generalità di colui che ha introdotto il giudizio ( D.M., che peraltro ha rilasciato, in diverse occasioni avanti alla Questura, generalità e date di nascita differenti) risultano sia nell’intestazione della sentenza sia nel corpo del provvedimento e sono state accertate, in prima udienza, dal Presidente del Collegio, risultando, dunque, del tutto marginale la citazione – in due occasioni, nel contee pubblicazione 01/12/2021 della sentenza impugnata – di generalità di diversa persona;

4. i restanti motivi di ricorso sono fondati;

4.1. questa Corte ha affermato che nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche, di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione; il giudice del merito non può, pertanto, limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo in tale ipotesi la pronuncia, ove impugnata, incorrere nel vizio di motivazione apparente (Cass. n. 13897 del 2019, Cass. n. 9230 del 2020);

4.2. in particolare, questa Corte ha affermato che nel caso in cui il giudice di merito abbia reso note le fonti consultate mediante l’indicazione del loro contenuto, della data di risalenza e dell’ente promanante, il ricorrente che voglia censurarne l’inadeguatezza in relazione alla violazione del dovere di cooperazione istruttoria, è tenuto ad allegare nel ricorso le fonti alternative ritenute idonee a prospettare un diverso esito del giudizio; diversamente, nel caso in cui il richiamo alle fonti sia assente, generico o deficitario nelle sue parti essenziali, è sufficiente la censura consistente nella deduzione della carenza degli elementi identificativi (Cass. n. 7105 del 2021);

4.3. la Corte territoriale ha posto a base della decisione valutazioni non supportate da alcuna fonte internazionale; così operando, il giudice del merito non ha esercitato correttamente i propri poteri di cooperazione istruttoria che si sostanziano nell’acquisizione di fonti informative ufficiali ed aggiornate al momento della decisione; inoltre, la giurisprudenza di questa Corte ha precisato che è onere del giudice specificare la fonte in concreto utilizzata ed il contenuto dell’informazione da essa tratta, nonché la data o l’anno di pubblicazione e l’autorità o l’ente da cui la fonte consultata proviene, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di detta informazione con riguardo alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente (Cass., n. 1777 del 2021; Cass. n. 29147 del 2020);

4.4. ebbene, se tale omissione non assume decisiva rilevanza in relazione alle fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), in quanto la statuita inattendibilità del racconto del ricorrente rende non conducente la correlativa censura, essa, invece, è rilevante in relazione alla ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per la quale la credibilità del racconto rimane sullo sfondo degli elementi da valutare (cfr. al riguardo Cass. 8819/2020): in relazione ad essa, pertanto, la mancata acquisizione di informazioni attendibili sull’esistenza di un conflitto armato nell’accezione coniata dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia, risulta decisiva per una diversa soluzione della controversia e rende erronea la decisione, in parte qua, assunta;

5. inoltre, questa Corte ha affermato che costituisce presupposto per il riconoscimento della protezione internazionale il pericolo di persecuzione nel paese di provenienza, consistente nella riduzione in schiavitù a seguito della situazione debitoria del richiedente, diffusa nel costume locale e tollerata dalle autorità statali, situazione che si differenzia dalla migrazione per ragioni economiche poiché, nel primo caso, l’espatrio non persegue un miglioramento economico, ma si rende necessario al fine di evitare trattamenti inumani o gravemente dannosi per la persona; ne consegue che, ove sia stato dedotto tale pericolo, il giudice deve svolgere d’ufficio gli accertamenti necessari a verificare che le leggi o i costumi del paese di provenienza siano tali da autorizzare o tollerare tale pratica (Cass. n. 29142 del 2020);

6. in conclusione, il secondo, terzo e quarto motivo vanno accolti, inammissibile il primo motivo; la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che provvederà altresì sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo, terzo e quarto motivo di ricorso, inammissibile il primo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che provvederà altresì alle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 dicembre 2021

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