Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3782 del 14/02/2017


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Cassazione civile, sez. III, 14/02/2017, (ud. 14/12/2016, dep.14/02/2017),  n. 3782

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 13937-2014 proposto da:

OSPEDALE FATEBENEFRATELLI E OFTALMICO AZIENDA OISPEDALIERA RILIEVO

NAZIONALE, in persona del Direttore Generale dott.

M.G., elettivamente domiciliata in ROMA, L.GO DI TORRE ARGENTINA 11,

presso lo studio dell’avvocato DARIO MARTELLA, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato DARIO DE PASCALE giusta procura in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

UNIPOLSAI SPA, in persona del suo Procuratore Speciale dott.

G.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE FORNACI

38, presso lo studio dell’avvocato FABIO ALBERICI, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati LUCIANA ROBOTTI,

FELICE PENCO giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

Mo.AN., F.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4406/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 28/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/12/2016 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;

udito l’Avvocato DARIO DE PASCALE;

udito l’Avvocato FABIO ALBERICI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

MASELLIS MARIELLA che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Azienda Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano convenuta in giudizio, unitamente al dott. F.G., da Mo.An., per il risarcimento dei danni subiti a seguito della lesione delle vie biliari avvenuta nel corso di un intervento di colecistectomia – chiamò in causa la propria assicuratrice Fondiaria SAI s.p.a. per essere manlevata in caso di condanna.

La Compagnia si costituì in giudizio eccependo l’inoperatività della copertura assicurativa in quanto la domanda di risarcimento era stata proposta dopo la scadenza della polizza.

Il Tribunale di Milano condannò l’Ospedale al risarcimento dei danni, disponendo la manleva a carico dell’assicuratrice.

La Corte di Appello ha riformato la sentenza, affermando che la polizza prevedeva una garanzia “claims made” (decorrente dal 1.3.2001 e scadente il 31.12.2003), che la relativa clausola – valida e non vessatoria – non necessitava di specifica approvazione scritta e che il sinistro non rientrava nella copertura perchè, pur essendosi verificato durante la vigenza del contratto (nel marzo 2003), era stato denunciato soltanto nel mese di luglio 2005, ossia dopo la cessazione della polizza.

Ha proposto ricorso per cassazione l’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico – Azienda Ospedaliera di rilievo nazionale, affidandosi a due motivi; ha resistito la UNIPOLSAI s.p.a. a mezzo di controricorso.

Hanno depositato memoria sia la UNIPOLSAI che la ASST Fatebenefratelli – Sacco (già Ospedale Fatebenefratelli Oftalmico); quest’ultima ha eccepito l’esistenza di un giudicato esterno sulla questione della vessatorietà della clausola claims made, derivante dalla sentenza n. 22891/2015 emessa da questa Sezione (in una controversia fra le medesime parti e relativa alla stessa polizza).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo (“violazione e falsa applicazione dell’art. 1917 c.c., artt. 1322 e 1341 c.c.”), la ricorrente censura la Corte per avere escluso che la clausola “claims made” abbia natura vessatoria, senza considerare che essa “limita la responsabilità a carico dell’assicuratore predisponente, risolvendosi nella mancata copertura di rischi per i quali solitamente ci si assicura”, tanto di più nelle ipotesi di clausola mista o impura in cui la garanzia non è estesa anche a tutti i sinistri verificatisi prima della stipula della polizza, ma è circoscritta anche in funzione del momento in cui si è verificato il sinistro produttivo di danno, comportando pertanto una limitazione della responsabilità dell’assicuratore piuttosto che una determinazione dell’oggetto del contratto.

2. Il secondo motivo denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e censura la sentenza laddove ha sottolineato che l’assicurato (che aveva sottoscritto ogni pagina della polizza in persona del direttore generale e del dirigente dell’unità operativa affari generali e legali”) era pienamente consapevole del fatto che la copertura non era stata stipulata in regime di “insorgenza del danno”; evidenzia che la Compagnia era pienamente consapevole dell’esistenza di coperture “loss occurrance” per il triennio precedente a quello di decorrenza della polizza, che riducevano sensibilmente la garanzia per il pregresso.

3. Il ricorso è inammissibile per inosservanza del disposto di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), in quanto, pur investendo il contenuto della polizza n. 704346212/11 stipulata inter partes, si limita a riportare la sola clausola di cui all’art. 23, senza ottemperare al duplice onere di trascrivere tutte le clausole rilevanti ai fini dell’individuazione dell’oggetto della polizza e di fornire le indicazioni necessarie al reperimento del documento nell’ambito degli atti processuali.

Le censure articolate dalla ricorrente – tese, come visto, ad affermare la vessatorietà della clausola claims made “impura” – sono svolte, infatti, sulla base del richiamo al contenuto complessivo della polizza e in funzione dell’affermazione della tesi che la clausola di cui all’art. 23 non delineava l’oggetto del contratto, ma determinava limitazioni di responsabilità rispetto all’oggetto altrove determinato.

In tale ottica, la censura non avrebbe potuto prescindere oltrechè dall’indicazione della sede di reperimento della polizza – dall’indicazione e trascrizione delle clausole, diverse da quella dell’art. 23, che – secondo l’assunto della ricorrente – valevano a delineare l’oggetto della garanzia e ad attribuire alla disciplina contenuta nell’art. 23 la natura di una limitazione di responsabilità rispetto al rischio altrimenti assunto.

Altrettanto deve dirsi in relazione alle polizze “loss occurrance” richiamate a pagg. 21 e 22 del ricorso per evidenziare la “retroattività fittizia” della polizza (in considerazione del fatto che si trattava di copertura operante solo in caso di superamento di massimali di altre garanzie e dell’esistenza – nota ad entrambe le parti – di polizze “loss occurrance” con elevato massimale): neppure queste polizze sono riportate in ricorso nella misura necessaria a consentire a questa Corte di apprezzarne l’effettivo contenuto e neppure per esse sono state fornite indicazioni utili al reperimento.

Va rilevato, peraltro, che è stata la stessa ricorrente a sottolineare (a pag. 18 del ricorso) come la limitazione di responsabilità in capo all’assicuratore apparisse “lampante” sulla base di un’analisi della fattispecie complessiva, comprendente “la polizza, i singoli articoli e… la situazione assicurativa complessiva dell’A.O. Fatebenefratelli”, così indicando correttamente quale dovesse essere il contenuto del ricorso, salvo poi omettere di corredare l’atto delle necessarie indicazioni.

Il ricorso non risulta pertanto conforme al modello “legale”, che è volto a consentire alla Corte di valutare la fondatezza del ricorso sulla base del suo contenuto, senza necessità di procedere essa stessa alla ricerca dei documenti indicati come rilevanti (cfr., ex multis, Cass. n. 19766/2008, Cass, S.U. n. 7161/2010 e Cass. n. 22607/2014).

4. La non univocità del quadro giurisprudenziale in materia di possibile natura vessatoria delle clausole claims made (la pronuncia n. 9140/2016 delle Sezioni Unite è intervenuta successivamente al deposito del ricorso) giustifica la compensazione delle spese di lite, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., nel testo risultante delle modifiche introdotte dalla L. n. 263 del 2005, applicabile ratione temporis.

5. Trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e compensa le spese di lite.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 14 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2017

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