Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3780 del 15/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 3780 Anno 2018
Presidente: D’ASCOLA PASQUALE
Relatore: PICARONI ELISA

ORDINANZA
sul ricorso 21001-2016 proposto da:
TESTAI DAVIDE, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e
difeso dall’avvocato CRISTINA CARENA;
– ricorrente contro

PREFETTURA UFFICIO TERRITORIALE GOVERNO TORINO;
– intimata –

avverso la sentenza n. 1058/2016 del TRIBUNALE di TORINO,
depositata il 19/02/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
non partecipata del 30/11/2017 dal Consigliere Dott. Elisa
Picaroni.
Ritenuto che Davide Testai ricorre, con due motivi, per la

cassazione della sentenza del Tribunale di Torino, depositata in

Data pubblicazione: 15/02/2018

data 19 febbraio 2016, che ha rigettato l’appello avverso la
sentenza del Giudice di pace di Pinerolo n. 123 del 2014, e nei
confronti della Prefettura di Torino;
che il Giudice di pace aveva accolto l’opposizione
proposta dal Testai avverso ordinanza-ingiunzione e dichiarato

che il Tribunale, adito dal Testai per la riforma della
statuizione sulle spese di lite, ha dichiarato inammissibile per
tardività il gravame, ritenendo assorbita la questione della
ritualità della notifica all’Amministrazione appellata, ed ha
condannato l’appellante al pagamento delle spese del grado di
appello, liquidate in euro 3.500,00;
che il ricorrente denuncia, con il primo motivo, nullità
della sentenza (violazione e/o falsa applicazione degli artt.
291, primo comma, 350, secondo e terzo comma, 171, terzo
comma, 437, primo comma, cod. proc. civ.), e contesta
l’abnormità dell’ordinanza 27-30 aprile 2015, con cui il
Tribunale ha disposto la rinnovazione della notifica dell’atto di
appello;
che con il secondo motivo è denunciata violazione e/o
falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014 ai fini della
liquidazione delle spese del grado di appello;
che la parte intimata non ha svolto difese;
che il relatore ha formulato proposta di decisione, ai
sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., di fondatezza del ricorso
limitatamente al secondo motivo, che il Collegio condivide;
che il primo motivo è inammissibile;
che il ricorrente non esamina la questione della tardività
dell’atto di appello, il cui rilievo costituisce la ratio decidendi
della sentenza impugnata, e concentra le doglianze sulla
questione assorbita dell’asserita abnormità dell’ordinanza che
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Ric. 2016 n. 21001 sez. M2 – ud. 30-11-2017

compensate le spese di lite;

ha disposto la rinnovazione della notifica dell’atto di appello
alla Prefettura di Torino presso l’Avvocatura distrettuale dello
Stato;
che il Tribunale, nel solco della richiamate pronunce di
questa Corte, ha evidenziato che nei giudizi introdotti in primo

prevista dal d.lgs. n. 150 del 2011, secondo cui l’appello deve
essere proposto con ricorso;
che, di conseguenza, l’impugnazione è tempestiva se
l’atto di gravame è depositato entro il termine di
impugnazione, anche in ipotesi di conversione dell’atto
erroneamente strutturato in forma di citazione anziché di
ricorso (applicazione a contrario del principio enunciato da
Cass. Sez. U. 10/02/2014, 2907 con riferimento ai giudizi
iniziati prima dell’entrata in vigore del d.lgs.

10 settembre

2011, n. 150, in ipotesi di erronea introduzione con ricorso
anziché con citazione);
che, nel caso in esame, la sentenza di primo grado era
stata pubblicata in data 24 marzo 2014, e l’atto di appello
strutturato in forma di citazione risultava depositato in data 12
novembre 2014, quindi oltre il termine di decadenza di sei
mesi, previsto dall’art. 327 cod. proc. civ. (aumentato di 46
giorni per il periodo di sospensione feriale dei termini, nella
misura applicabile ratione temporis);
che è fondato, invece, il secondo motivo di ricorso,
riguardante l’entità delle spese processuali liquidate dal
Tribunale a favore della parte appellata, per inosservanza dei
parametri indicati dal D.M. n. 55 del 2014;
che il citato D.M. n. 155 del 2014, applicabile ratione
temporis essendosi conclusa l’attività processuale nella sua
vigenza (Cass., Sez. U. n. 17405 del 2012), prevede, per le
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Ric. 2016 n. 21001 sez. M2 – ud. 30-11-2017

grado dopo il 6 ottobre 2011 trova applicazione la disciplina

cause dinanzi al Tribunale il cui valore rientri nello scaglione da
euro 1.100,01 ad euro 5.200,00, valori medi che
complessivamente non superano euro 2.430,00 (se si
sommano le fasi di studio, di introduzione, di istruzione e di
decisione della controversia);

2014, il giudice tiene conto dei valori medi di cui alle tabelle
allegate, che, in applicazione dei parametri generali, possono
essere aumentati, di regola, fino all’80 per cento, o diminuiti
fino al 50 per cento;
che nel giudizio in esame oggetto del gravame era la
statuizione sulle spese di lite del primo grado, dichiarate
interamente compensate dal Giudice di pace, e il valore della
causa, individuato con riferimento alla pretesa (cosiddetto
disputatum,

Cass. Sez. U. 11/09/2016, n. 19014), non

giustifica la liquidazione effettuata dal Tribunale, che difatti
neppure è motivata;
che all’accoglimento del secondo motivo di ricorso segue
la cassazione in parte qua della sentenza impugnata, e la
decisione nel merito, ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ., con
la liquidazione delle spese di lite del giudizio di appello nella
misura indicata in dispositivo;
che le spese del presente giudizio, liquidate come in
dispositivo, seguono la soccombenza.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il
primo motivo, cassa la sentenza impugnata limitatamente al
motivo accolto e, decidendo nel merito, condanna Davide
Testai al pagamento delle spese di lite del giudizio di appello in
favore della Prefettura di Torino, nella misura di complessivi
euro 600,00 oltre spese prenotate e prenotande a debito;
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Ric. 2016 n. 21001 sez. M2 – ud. 30-11-2017

che, ai sensi dell’art. 4, comma 1, del D.M. n. 55 del

condanna la Prefettura di Torino al pagamento delle spese del
presente giudizio, che liquida in complessivi euro 700,00, cui
euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di
legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-II

novembre 2017.
Il Presidente

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Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 30

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