Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37791 del 01/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 01/12/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 01/12/2021), n.37791

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14588-2020 proposto da:

C.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CELIMONTANA

38, presso lo studio dell’Avvocato PAOLO PANARITI, che la

rappresenta e difende unitamente all’Avvocato STEFANO DONATI;

– ricorrente –

contro

ASSICURATRICE MILANESE S.P.A., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI RIENZO

212, presso lo studio dell’Avvocato TIZIANO MARIANI, rappresentata e

difesa dall’Avvocato ANDREA SIRENA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1110/2019 del TRIBUNALE di RAVENNA depositata

il 30/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIAIME

GUIZZI STEFANO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che C.C. ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 1110/19, del 30 ottobre 2019, del Tribunale di Ravenna, che – respingendo il gravame dalla stessa esperito avverso la sentenza n. 365/18, del 17 maggio 2017, del Giudice di pace di Ravenna – ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento danni proposta dall’odierna ricorrente in relazione al sinistro stradale, occorso in Lugo di Romagna il 10 marzo 2015, tra la vettura di sua proprietà (assicurata per la “RCA” con la società Assicuratrice Milanese S.p.a.) e quella condotta ed appartenente a D.L., del quale assicuratrice per la “RCA” era la società Unipolsai Assicurazioni S.p.a.;

– che, in punto di fatto, C.C. riferisce di aver convenuto in giudizio il D. e la società Unipolsai Assicurazioni per conseguire il ristoro dei danni subiti dal proprio automezzo in occasione del sinistro sopra meglio indicato, la responsabilità del quale ella addebitava interamente alla condotta di guida del D.;

– che, difatti, mentre C.G. (che, in quel frangente, conduceva la vettura di proprietà dell’odierno ricorrente) si apprestava ad eseguire una manovra di svolta a sinistra collideva con l’automobile del D., il quale – senza avvedersi del fatto che l’altro veicolo presentava l’indicatore di direzione già inserito – effettuava, in zona di incrocio, una manovra di sorpasso a sinistra;

– che siffatta dinamica del sinistro, e con essa l’esclusiva responsabilità del D. nella sua causazione, risulterebbe essere stata confermata da costui al legale rappresentante della carrozzeria Grand Prix di C.S. & C. S.a.s. (presso la quale la C. aveva fatto eseguire le riparazioni del proprio automezzo), rivoltosi al D. per avere informazioni sull’incidente;

– che la C., pertanto, chiedeva la condanna dei convenuti al pagamento di Euro 2.600,02 (di cui Euro 2.500,01 per la riparazione dell’auto e Euro 350,00 per fermo tecnico della stessa), oltre interessi e rivalutazione, a titolo di residuo risarcimento danni rispetto a quanto già dalla stessa conseguito in via stragiudiziale;

– che interveniva in giudizio la società Assicuratrice Milanese, rimanendo, invece, contumaci i convenuti D. e Unipolsai Assicurazioni;

– che il primo giudice rigettava la domanda, giacché – sul presupposto di un concorso di colpa dell’attrice nella causazione del sinistro, nella misura del 50% – riteneva che la somma versata “ante causale fosse “integralmente satisfattiva del presente giudizio”;

– che l’adito Giudice di pace, inoltre, rigettava la richiesta di estromissione dal giudizio avanzata da Assicurazione Milanese, compensando integralmente tra le parti le spese del presente giudizio;

– che esperito gravame dalla sola C., il giudice di appello -nella perdurante contumacia del D. e di Unipolsai Assicurazioni -lo respingeva, ponendo a carico dell’appellante le spese di ambo i gradi del giudizio di merito;

– che avverso la sentenza del Tribunale ravennate la C. ricorre per cassazione, sulla base – come detto – di due motivi;

– che il primo motivo denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), – “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione” su “vari punti decisivi della controversia”, nonché “violazione/falsa applicazione di norme di legge con riferimento all’art. 2054 c.c., artt. 141 e 148 C.d.S.”;

– che la ricorrente censura la sentenza impugnata per aver “omesso di prendere visione degli atti, limitandosi ad una motivazione generica, falsata e giuridicamente inaccettabile, derivante da un’erronea ricognizione della fattispecie astratta e dalla errata applicazione della normativa di riferimento”;

– che richiamato il principio, enunciato dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, in caso di scontro tra veicoli, l’accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti e della regolare condotta di guida dell’altro comporta il superamento della presunzione di eguale responsabilità, la ricorrente evidenzia come il “materiale probatorio a disposizione del giudice” – consistente nel modello “CID” di constatazione amichevole di incidente, nell’interrogatorio reso dal D. e nella testimonianza resa dal legale rappresentante della carrozzeria Grand Prix – confermerebbe “la responsabilità esclusiva del D.”;

– che il secondo motivo denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) e n. 5), – violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. e omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio;

– che la ricorrente si duole del fatto che il giudice di appello – in difetto di gravame incidentale di Assicurazione Milanese in ordine alla decisione del primo giudice di compensare le spese del grado (come dalla stessa appellata, peraltro, precisato nella propria comparsa di costituzione in appello, avendo essa affermato non essere sua intenzione di gravare in via incidentale, sul punto, la decisione del Giudice di pace) – ha posto a carico di essa (allora) appellante pure le spese del primo giudizio;

– che ha resisto all’avversaria impugnazione, con controricorso, Assicurazione Milanese, chiedendo dichiararsi inammissibile il primo motivo di ricorso (per violazione dell’art. 348-ter c.p.c., u.c., e comunque perché teso a sollecitare un non consentito riesame del merito della vertenza o del materiale probatorio), nonché inammissibile o comunque non fondato anche il secondo motivo, giacché la ricorrente avrebbe dovuto, al più, lamentare la violazione dell’art. 2909 c.c.;

– che sono rimasti intimati il D. e Unipolsai Assicurazioni;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio per il 18 maggio 2021.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso va accolto, ma solo in relazione al suo secondo motivo;

– che il primo motivo e’, infatti, inammissibile sotto più profili;

– che la censura formulata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – in disparte il rilievo che essa deduce “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione” su “vari punti decisivi della controversia”, mentre il testo della norma suddetta, come novellato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134 (ed applicabile “ratione ternporis” al presente giudizio) attribuisce rilievo, ormai, solo all’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che abbia formato oggetto di discussione tra le parti – è inammissibile ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., u.c.;

– che, infatti, l’appello dell’odierna ricorrente – essendo stato esperito contro decisione resa dal giudice di prime cure in data 17 maggio 2017 – risulta, per definizione, proposto con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione posteriormente all’11 settembre 2012;

– che siffatta circostanza determina l’applicazione “ratione ternporis” dell’art. 348-ter c.p.c., u.c., (cfr. Cass. Sez. 5, sent. 18 settembre 2014, n. 26860, Rv. 633817-01; in senso conforme, Cass. Sez. 6-Lav., ord. 9 dicembre 2015, n. 24909, Rv. 638185-01, nonché Cass. Sez. 6-5, ord. 11 maggio 2018, n. 11439, Rv. 648075-01), norma che preclude, in un caso – qual è quello presente – di cd. “doppia conforme di merito”, la proposizione di motivi di ricorso per cassazione formulati ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5);

– che, d’altra parte, anche le censure di violazione dell’art. 2054 c.c. e degli artt. 141 e 148C.d.S., proposte sempre con il primo motivo di ricorso, risultano inammissibili;

– che esse, infatti, si risolvono nella contestazione dell’accertamento di fatto operato dalla sentenza impugnata, in quanto non rispondente a quella emergente dal cd. “CID” (che pure la ricorrente riconosce, sulla scorta della giurisprudenza di questa Corte, avere un valore puramente indiziario) e dalle “circostanze univoche risultanti dalle prove orali assunte in primo grado”;

– che la ricorrente, però, omette di considerare che “l’esame dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonché la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata” (così, tra le molte, Cass. Sez. 1, sent. 2 agosto 2016, n. 16056, Rv. 641328-01), e ciò perché “spetta al giudice di merito, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge” (da ultimo, tra le innumerevoli, Cass. Sez. 6-1, ord. 13 gennaio 2020, n. 331, Rv. 656802-01);

– che, d’altra parte, la censura formulata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) è inammissibile anche sotto altro profilo, se è vero che il vizio di violazione di legge “consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa e’, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità” (da ultimo, “ex multis”, Cass. Sez. 1, ord. 13 ottobre 2017, n. 24155, Rv. 645538-03; Cass. Sez. 1, ord. 14 gennaio 2019, n. 640, Rv. 652398-01; Cass. Sez. 1, ord. 5 febbraio 2019, n. 3340, Rv. 652549 -02), e ciò in quanto il vizio di sussunzione “postula che l’accertamento in fatto operato dal giudice di merito sia considerato fermo ed indiscusso, sicché è estranea alla denuncia del vizio di sussunzione ogni critica che investa la ricostruzione del fatto materiale, esclusivamente riservata al potere del giudice di merito” (Cass. Sez. 3, ord. 13 marzo 2018, n. 6035, Rv. 648414-01);

– che, nella specie, è proprio l’apprezzamento del materiale istruttorio l’oggetto della censura formulata dalla ricorrente, donde l’inammissibilità della stessa, visto che il “discrirnine tra l’ipotesi di violazione di legge in senso proprio a causa dell’erronea ricognizione della fattispecie astratta normativa e l’ipotesi della erronea applicazione della legge in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta è segnato, in modo evidente, dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa” (così, in motivazione, Cass. Sez., Un., sent. 26 febbraio 2021, n. 5442);

– che il secondo motivo di ricorso – con cui si censura la decisione del giudice di appello di disporre una diversa liquidazione delle spese del primo grado di giudizio, in difetto di gravame sul punto e in assenza di riforma della sentenza appellata – e’, invece, fondato;

– che, infatti, il “potere del giudice d’appello di procedere d’ufficio ad un nuovo regolamento delle spese processuali, quale conseguenza della pronunzia di merito adottata, sussiste in caso di riforma in tutto o in parte della sentenza impugnata, poiché gli oneri della lite devono essere ripartiti in ragione del suo esito complessivo, mentre in caso di conferma della sentenza impugnata, la decisione sulle spese può essere modificata dal giudice del gravame soltanto se il relativo capo della sentenza abbia costituito oggetto di specifico motivo d’impugnazione” (da ultimo, Cass. Sez. 1, ord. 13 luglio 2020, n. 14916, Rv. 658671-01; in senso conforme, tra le altre, Cass. Sez. 3, ord. 12 aprile 2018, n. 9064, Rv. 648466-01);

– che il ricorso va, pertanto, accolto quanto al suo secondo motivo e la sentenza impugnata va cassata in relazione;

– che non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la causa può essere decisa nel merito da questa Corte, ai sensi della seconda alinea dell’art. 384 c.p.c., comma 2;

– che va confermata la compensazione integrale delle spese del primo grado di giudizio, giacché, come detto, non fatta oggetto di specifica censura, mediante, gravame incidentale da parte di Assicuratrice Milanese;

– che quanto, invece, al giudizio di appello ricorrono gravi ed eccezionali ragioni – ex art. 92 c.p.c., comma 2 – per compensare integralmente le stesse tra le parti, quantunque tale giudizio risulti essersi concluso con il rigetto integrale del gravame della C.;

– che trova infatti applicazione nel presente giudizio, “catione temporis”, il testo dell’art. 92 c.p.c., comma 2, come sostituito dal D.L. 12 settembre 2014, n. 132, art. 13, comma 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, come dichiarato costituzionalmente illegittimo (Corte Cost., sent. 19 aprile 2018, n. 77) nella parte in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni, oltre quelle contemplate dal testo della norma, ovvero l’assoluta novità della questione trattata o il mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti;

– che, nel caso di specie, è la singolarità della vicenda processuale -atteso che Assicurazione Milanese risulta intervenuta volontariamente in un giudizio cui era estranea, chiedendo, poi, al primo giudice addirittura l’estromissione dallo stesso, senza successivamente neppure impugnare in appello la statuizione con cui il Giudice di pace compensava le spese del primo grado – ad integrare tale “analoga” ragione, grave ed eccezionale;

– che le spese del presente giudizio di legittimità, conclusosi con l’accoglimento solo parziale del ricorso della C., vanno invece compensate esclusivamente per un terzo, con condanna di Assicurazione Milanese a rifondere le stesse alla ricorrente nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso e accoglie il secondo, cassando in relazione la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, compensa integralmente tra le parti le spese del primo e del secondo grado di giudizio, compensando, invece, solo per un terzo le spese del presente giudizio di legittimità e condannando, pertanto, la società Assicurazione Milanese S.p.a. a rifondere le stesse a C.C., liquidandole in Euro 1.400,00, più Euro 200,00 per esborsi, nonché 15% per spese generali oltre accessori di legge.

Depositato in Cancelleria il 1 dicembre 2021

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