Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3776 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. III, 07/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 07/02/2022), n.3776

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36068/2019 proposto da:

A.U., domiciliato in Roma, presso la Corte di Cassazione

rappresentato e difeso dall’avvocato DE LUCA SARA;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– resistente con atto di costituzione –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il

29/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/11/2021 da Dott. PELLECCHIA ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. A.U., proveniente dal (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis).

A fondamento dell’istanza dedusse di essere stato politicamente impegnato per la (OMISSIS), organizzazione studentesca affiliata al partito di minoranza (OMISSIS) e di esser fuggito dal proprio paese in seguito di un attacco dai membri del partito di governo opposto durante il quale venne uccisa una persona. Temendo di essere ricercato dalla polizia, raggiunse l’Ungheria per poi giungere in Italia.

La Commissione territoriale rigettò l’istanza.

2. Avverso tale provvedimento A.U. propose ricorso dinanzi il Tribunale di Venezia che con decreto n. 9260/2019 del 29 ottobre 2019, ha rigettato il reclamo e nel merito ha ritenuto:

a) non attendibile la vicenda narrata dal richiedente asilo in quanto la dinamica dell’aggressione era stata descritta in termini generici, poco circostanziati e contraddittori; nelle fonti consultate non era emerso alcuno scontro tra gli esponenti del (OMISSIS) e quelli studenteschi; la denuncia prodotta era carente di sottoscrizione del denunciante e dell’agente che lo aveva redatto ed assolutamente generica dal punto di vista del fatto;

b) infondata la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato stante la non credibilità del richiedente asilo;

c) infondata la domanda di protezione sussidiaria in mancanza di un fondato pericolo per richiedente, in caso di rimpatrio, di subire una condanna a morte o trattamenti inumani e degradanti nonché di un conflitto armato generalizzato nel paese d’origine;

d) infondata la domanda di protezione umanitaria in mancanza di condizione di particolare vulnerabilità non avendo il ricorrente allegato di essere fuggito a causa di una situazione di estrema povertà e radicale impossidenza, possedendo un livello di istruzione idoneo a garantire il reperimento di un contratto di lavoro nel paese d’origine; essendo presenti in (OMISSIS) tutti i suoi riferimenti familiari ed infine non risultando dalle fonti particolari episodi di violenza o di persecuzione a danno del partito cui apparteneva.

3. Il decreto è stato impugnato per cassazione da A.U. con ricorso fondato su un unico motivo.

Il Ministero dell’Interno si costituisce per resistere al ricorso senza spiegare alcuna difesa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente lamenta “violazione e falsi applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3 e comma 4 per aver il Tribunale di Venezia omesso dei fatti rilevanti e non aver tenuto in alcun conto della documentazione attestante la veridicità dei fatti esposti; violazione e falsa applicazione degli artt. 116 e 2729 c.c.”.

Sostiene, in particolare, di aver fornito una versione dei fatti di causa sufficientemente dettagliata e coerente sia dinanzi alla Commissione Territoriale che in sede di audizione e lamenta che il Tribunale, oltre a non aver sufficientemente valorizzato il livello del dettaglio del suo racconto, non avrebbe perso in considerazione la documentazione allegata (denuncia ed iscrizione al partito) né avrebbe verificato il grado di efficienza della Polizia (OMISSIS), sensibilmente basso considerato il suo grado di corruzione.

5. Il ricorso è inammissibile per difetto di valida procura alle liti.

Al riguardo, si osserva che le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 15177/2021, hanno affermato, componendo il contrasto creatosi fra le sezioni semplici, che: “il D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 13 – nella parte in cui prevede che “La procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima” – ha richiesto, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso”, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. La procura speciale per il ricorso per cassazione, per le materie regolate dal D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 13 e dalle disposizioni di legge che ad esso rimandano, deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con una unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente””.

5.1. La questione di legittimità costituzionale del citato art. 35-bis, comma 13 – sollevata, successivamente a detta sentenza, da questa Corte con ordinanza interlocutoria n. 17970/2021, denunciandone il contrasto con gli artt. 3,10,24,111 e 117 Cost., quest’ultimo in relazione agli artt. 28 e 46, p. 11, della direttiva 2013/32/UE (Procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale), nonché agli artt. 18, 19, 5 2 e 47 della Carta dei diritti VE e agli artt. 6, 7, 13 e 14 della CEDU, nella parte in cui prevede che la mancanza della certificazione della data di rilascio della procura da parte del difensore, limitatamente ai procedimenti di protezione internazionale, determini la inammissibilità del ricorso – è stata decisa dalla Corte costituzionale nella camera di consiglio del 2 dicembre 2021 nel senso della non fondatezza (cfr. sentenza Corte Costituzionale n. 13/2022).

5.2. Nel caso di specie, la procura speciale rilasciata per il ricorso per cassazione non contiene alcuna espressione dalla quale risulti che il difensore abbia inteso certificare che la data di conferimento di essa sia stata successiva alla comunicazione provvedimento impugnato, recando unicamente l’autenticazione della firma del richiedente asilo che non è idonea, secondo la pronuncia delle Sezioni Unite sopra richiamata, ad attestare anche che la data del conferimento del mandato è successiva alla comunicazione del decreto da impugnare.

6. Non occorre provvedere sulla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato Ministero.

Il pagamento del doppio contributo, se dovuto, va posto a carico del ricorrente, in applicazione del principio – enunciato dalla citata sentenza n. 15177/2021 delle Sezioni Unite – per cui “il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione conseguente alla mancata presenza, all’interno della procura speciale, della data o della certificazione del difensore della sua posteriorità rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, va posto a carico della parte ricorrente e non del difensore, risultando la procura affetta da nullità e non da inesistenza”.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione in data 11 novembre 2021, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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