Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37748 del 01/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 01/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 01/12/2021), n.37748

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 7838-2021 proposto da:

SO.GE.PA – SOCIETA GENERALE DI PARTECIPAZIONE SPA, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, V. DARDANELLI 13, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO

ALESII, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

M&TS – MOBILITY & TRANSPORT SYSTEMS SRL, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA G.P. DA PALESTRINA 19, presso lo studio dell’avvocato

MASSIMO PAGLIARI, che la rappresenta e difende unitamente agli

avvocati ALICE RONCO, ALBERTO RONCO;

– controricorrente –

per regolamento di competenza avverso l’ordinanza n. 16442/2018 del

TRIBUNALE di BOLOGNA, depositata il 27/02/2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA

GRAZIOSI;

lette le conclusioni scritte del PUBBLICO MINISTERO in persona del

SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE DOTT. BASILE TOMMASO che chiede

l’accoglimento del ricorso.

La Corte osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. SO.GE.PA. – Società Generale di Partecipazione S.p.A. ha proposto ricorso per regolamento di competenza avverso ordinanza di sospensione ex art. 295 c.p.c., depositata in data 26 febbraio 2021 dal Tribunale di Bologna nella causa n. 16442/2018 R.G. in cui SO.GE.PA. si è opposta, quale incorporante di Bredamenarinibus S.p.A., ai decreti ingiuntivi nn. 4575 e 8348 del 2018 emessi dal suddetto Tribunale per il pagamento di Euro 285.000, oltre accessori, a Mobility & Transport Systems – M.&TS S.r.l. in forza di contratti stipulati dalle suddette parti rispettivamente il (OMISSIS) e l'(OMISSIS).

2. Nell’ordinanza il Tribunale rileva che l’opponente aveva sollevato “sostanzialmente eccezione di inadempimento” di tali contratti, adducendo il difetto di prova delle attività che l’opposta avrebbe dovuto svolgere, e aveva pure contestato l’omesso rendimento di conto; l’opposta aveva ribattuto invocando come vincolante una precedente sentenza a sé favorevole dello stesso Tribunale – n. 20790/2018 -, “pronunciata con riguardo alla fattura emessa per ottenere il pagamento del primo acconto del corrispettivo che M.&TS s.r.l. afferma spettarle sulla base degli stessi contratti invocati, e dunque dei medesimi rapporti e fatti storici rilevanti, nel presente giudizio”. Ad avviso dell’opposta, in sostanza, gli accertamenti ivi compiuti, “rappresentanti le premesse necessarie ed il fondamento logico e giuridico” della pronuncia, “precludono l’esame delle stesse circostanze in un successivo giudizio in altri termini”; e, in particolare, la sentenza suddetta, avendo affermato il diritto dell’opposta di ricevere dall’opponente il corrispettivo previsto dai contratti de quibus “in funzione dell’incasso” di una prima quota del prezzo pattuito nei contratti per la vendita di filobus, aveva accertato pure che tali contratti erano stati correttamente adempiuti dall’opposta ed avevano generato, quantomeno riguardo all’an debeatur, il suo diritto al corrispettivo, rimanendo invece “infondate le difese e le eccezioni” con le quali Bredamenarinibus aveva contrastato l’esistenza di tale diritto; e il giudizio pendente dinanzi al Tribunale felsineo si differenzia da quello definito con la suddetta sentenza soltanto “per il fatto che il corrispettivo qui preteso dalla M&TS s.r.l. attiene alla vendita della residua e complessiva parte degli autobus fabbricati dalla Bredamenarinibus s.p.a. ed all’incasso del relativo prezzo”. Pertanto “l’unico accertamento che il Giudice della presente opposizione è chiamato a svolgere” concerne la vendita dei restanti filobus e la riscossione del prezzo, risultando precluso ogni altro profilo, compreso quello relativo “alla validità dei contratti del 2008 ed al loro corretto adempimento” da parte dell’opposta.

Riportata in tal modo la prospettazione dell’opposta, il Tribunale ne desume che, essendo incluso tra le questioni controverse nel processo in primo luogo l’inadempimento dell’opposta lamentato dall’opponente, e considerata poi la “unicità del rapporto contrattuale dedotto nel presente giudizio e in quello già definito in primo grado” con la sentenza dello stesso Ufficio n. 20790/2018, nonché tenuta in conto l’assenza allo stato di un giudicato relativo a tale sentenza riguardante le stesse parti e le stesse vicende contrattuali, sussiste la “necessità di evitare un contrasto di giudicati”, conseguentemente sospendendo ai sensi dell’art. 295 c.p.c., la causa in pendenza dell’impugnazione proposta avverso detta pronuncia.

3. La ricorrente, dopo aver ampiamente descritto le vicende contrattuali che hanno suscitato i due giudizi – entrambi avviati in via monitoria -, presenta un unico motivo, rubricato come violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c., dell’art. 2909 c.c. e dell’art. 111 Cost..

Lamenta, in sostanza, che il Tribunale non avrebbe considerato le eccezioni sollevate dall’odierna ricorrente, da cui emergerebbe proprio la “sostanziale autonomia e diversità delle domande oggetto dei due giudizi” de quibus, fruendo per di più “dell’ulteriore giudizio intercorso tra le parti dinanzi al Giudice fallimentare”, avendo M&TS, in pendenza del giudizio ora così sospeso, proposto al Tribunale di Roma istanza di fallimento di controparte, che vi si è opposta.

Nell’ordinanza 19 luglio 2019 il Tribunale di Roma “non riteneva in alcun modo provato il diritto di credito asseritamente vantato da M&TS sulla base della sentenza impugnata in grado di appello” – ovvero la sentenza del Tribunale di Bologna n. 20790/2018 -; e ciò dimostrerebbe che M&TS è tenuta a provare di aver adempiuto tutte le obbligazioni derivanti dai due contratti de quibus, e che la sentenza n. 20790/2018, “oggi impugnata innanzi alla Corte di Appello di Firenze – R.G. 702/2019” (qui, a pagina 16 del ricorso, sussiste un evidente refuso, in quanto il giudice del gravame è la Corte d’appello di Bologna, come SO.GE.PA già aveva dichiarato a pagina 2 e ripeterà poi a pagina 20 del ricorso stesso), “nulla prova con riferimento al preteso credito di Euro 285.000,00”, in quanto sarebbe attinente ad “altra pretesa creditoria” come appunto avrebbe rilevato il Tribunale romano, che aveva poi rigettato l’istanza di fallimento (del relativo decreto SO.GE.PA offre un’ampia trascrizione nelle pagine 16-19 del ricorso). Da tutto questo emergerebbe l’assenza di un potenziale contrasto di giudicati ritenuta sussistente, “erroneamente e in maniera del tutto immotivata”, dal Tribunale di Bologna nell’ordinanza qui impugnata.

Quest’ultimo provvedimento sarebbe comunque illegittimo avendo “disposto la sospensione del giudizio in attesa della definizione di quello pendente innanzi alla Corte di Appello di Bologna”, laddove “quando tra due cause sussiste un rapporto di pregiudizialità e nel processo sulla causa pregiudicante è sopravvenuta la decisione in primo grado, la causa pregiudicata deve proseguire” senza essere sospesa (S.U. 19 maggio 2017 n. 10027), ciò derivando da una lettura restrittiva dell’art. 295 c.p.c., discendente dall’art. 111 Cost., in forza del quale “il valore della sollecita definizione di giudizi” diventa prevalente sul “valore della tendenza alla coerenza tra giudicati”; e nel caso in esame l’udienza per la precisazione delle conclusioni dinanzi alla corte felsinea è stata fissata al 28 giugno 2020.

4.1 M&TS ha depositato memoria chiedendo di “respingere l’impugnazione” promossa da controparte.

4.2 Il Procuratore Generale, ritenuto applicabile nella fattispecie non l’art. 295 c.p.c., bensì l’art. 337 c.p.c., comma 2, ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

5.1 Nella vicenda in esame si è evidentemente dinanzi ad una pregiudizialità logica, entrambe le cause attenendo infatti allo stesso rapporto scaturito dai

due contratti del (OMISSIS) e dell'(OMISSIS). La giurisprudenza di questa Suprema Corte chiaramente insegna che in tal caso non ricorrono i presupposti di applicazione dell’art. 295 c.p.c., in quanto la relativa soprassessoria è diretta a evitare conflitto di giudicati, id est risulta applicabile solo quando in altro giudizio debba essere decisa con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale il senso tecnico-giuridico, e non anche, invece, quando oggetto del giudizio sia una questione di pregiudizialità logica, quest’ultima venendo disciplinata piuttosto dall’art. 336 c.p.c., comma 2, in ordine al c.d. effetto espansivo esterno della riforma o della cassazione di una pronuncia sugli atti e sui provvedimenti da essa dipendenti (cfr. Cass. sez. 1, 15 maggio 2019 n. 12999; Cass. sez. L, 16 marzo 2016 n. 5229; Cass. sez. 63, ord. 6 novembre 2015 n. 22784; Cass. sez. 6-1, ord. 24 settembre 2013 n. 21794; Cass. sez. 6-3, ord. 9 dicembre 2011 n. 26469).

5.2 A ciò si aggiunga, peraltro, che nel caso in esame, anche qualora denegata ipotesi – vi si ravvisasse pregiudizialità tecnica, l’applicazione dell’art. 295 c.p.c., non sarebbe comunque corretta, rientrando la fattispecie nel paradigma dell’art. 337 c.p.c., comma 2, in quanto la causa pregiudicante ha già raggiunto l’emissione di una sentenza, e proprio l’autorità di quest’ultima è l’espresso, inequivoco oggetto del richiamo operato nella causa ancora pendente in primo grado.

Nelle more del presente regolamento, invero, le Sezioni Unite di questa Suprema Corte, con la sentenza n. 21763 del 29 luglio 2021, hanno dissipato ogni incertezza relativa agli effetti in tal caso della pregiudizialità di una controversia che abbia già raggiunto una decisione allorquando questa ancora non sia passata in giudicato, enunciando come principio di diritto regolante la fattispecie che, “salvi i casi in cui la sospensione del giudizio sulla causa pregiudicata sia imposta da una disposizione normativa specifica, che richieda di attendere la pronuncia con efficacia di giudicato sulla causa pregiudicante, quando fra i due giudizi esista un rapporto di pregiudizialità tecnica e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, la sospensione del giudizio pregiudicato non può ritenersi obbligatoria ai sensi dell’art. 295 c.p.c. (e, se sia stata disposta, è possibile proporre subito istanza di prosecuzione in virtù dell’art. 297 c.p.c., il cui conseguente provvedimento giudiziale è assoggettabile a regolamento necessario di competenza), ma può essere adottata, in via facoltativa, ai sensi dell’art. 337 c.p.c., comma 2, applicandosi, nel caso del sopravvenuto verificarsi di un conflitto tra giudicati, il disposto dell’art. 336 c.p.c., comma 2”.

6. In conclusione, accogliendo il ricorso di regolamento di competenza, deve disporsi la caducazione dell’ordinanza soprassessoria con conseguente prosecuzione del processo, e pronunciarsi condanna della soccombente M&TS alla rifusione alla ricorrente delle spese, le quali – non essendo in caso di regolamento di competenza applicabile alcuno dei criteri previsti dal D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 5, trattandosi di giudizio che ha rilievo meramente processuale (cfr. Cass. sez. 6-1, ord. 4 settembre 2018 n. 21613) – devono rapportarsi al valore indeterminabile della causa (v. Cass. sez. 6-3, ord. 14 gennaio 2020 n. 504) e pertanto devono liquidarsi come da dispositivo.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso e dispone la prosecuzione del processo, condannando M&TS s.r.l. a rifondere alla ricorrente le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 2050, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonché agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 dicembre 2021

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