Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3772 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. III, 07/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 07/02/2022), n.3772

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34114/2019 proposto da:

E.C., domiciliato in Roma, presso la Corte di

Cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato CAROTTA MICHELE;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– resistente con atto di costituzione –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato l’8/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/11/2021 da Dott. PELLECCHIA ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. E.C., proveniente dalla (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis).

A fondamento dell’istanza dedusse di essere fuggito dal proprio paese a causa di un conflitto nel proprio villaggio ((OMISSIS)) per la successine al trono. La Commissione territoriale rigettò l’istanza.

2. Avverso tale provvedimento E.C. propose ricorso dinanzi il Tribunale di Venezia, che, con decreto n. 8316/2019 dell’8 ottobre 2019, rigettò il reclamo.

Il Tribunale ha ritenuto:

a) infondata la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato in quanto, per essendo la vicenda relativa alla successione al trono nel regno di Abavo coerente con la situazione della (OMISSIS), il racconto del richiedente asilo ed il suo non risultava credibile quanto al proprio coinvolgimento negli scontri, avendo egli descritto una dinamica dell’evento totalmente contraddittoria;

l)) infondata la domanda di protezione sussidiaria stante l’assenza “danno grave” nonché di conflitto armato generalizzato nel paese d’origine del richiedente asilo;

c) infondata la domanda di protezione umanitaria non essendo sufficiente la documentazione allegata circa il percorso di integrazione intrapreso) nel territorio italiano (corso di lingua, contratto di apprendistato) considerata la presenza del suo nucleo familiare nel Paese d’Origine.

3. Il decreto è stato impugnato per cassazione da E.C. con ricorso fondato su quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno si costituisce per resistere al ricorso senza spiegare alcuna difesa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c. nonché nullità della sentenza per motivazione apparente/inesistente e nullità del procedimento tutto in relazione al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5; D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 10 e 11; art. 50 bis c.p.c.; art. 16 direttiva UE n. 32 del 2013 per aver il Tribunale delegato ad un giudice onorario l’esame del richiedente che non figura tra i componenti del Collegio giudicante, venendo meno alla necessaria diretta percezione e vicinanza agli elementi essenziali del racconto, imprescindibili per la decisione.

4.1 Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c.; nullità della sentenza per motivazione apparente/inesistente e nullità del procedimento; omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 116 c.p.c., comma 1; D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 per aver il Tribunale violato i propri doveri di cooperazione istruttoria. Il Tribunale avrebbe omesso di applicare i criteri stabiliti al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5 al fine di valutare la credibilità del ricorrente ed avrebbe fornito una motivazione apodittica e carente, sia sotto il profilo della sua coerenza esterna che di quella interna. Denuncia, infine, la carente analisi e l’erronea interpretazione delle fonti ufficiali relative alla sussistenza di un conflitto armato generalizzato nel paese d’origine del richiedente.

4.3 Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., nullità della sentenza per motivazione apparente/inesistente e nullità del procedimento in relazione all’art. 115 c.p.c., D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 2, comma 1 e art. 14, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8.

Si duole del fatto che il Tribunale non avrebbe ravvisato la sussistenza di “un danno grave” consistente nel rischio effettivo di subire tortura o altra forma di trattamento inumano o degradante essendosi soffermato unicamente sulla sussistenza o meno di una situazione di violenza generalizzata nel paese d’origine.

4.4 Con il quarto motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., nullità della sentenza per motivazione apparente/inesistente e nullità del procedimento, omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, comma 3; D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6; D.P.R. n. 394 del 1999, artt. 11 e 29; D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 bis.

5. Il ricorso è inammissibile per difetto di valida procura alle liti.

A1 riguardo, si osserva che le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 15177/2021, hanno affermato, componendo il contrasto creatosi fra le sezioni semplici, che: “il D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 13 – nella parte in cui prevede che “La procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima” – ha richiesto, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso”, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. La procura speciale per il ricorso per cassazione, per le materie regolate dal D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 13 e dalle disposizioni di legge che ad esso rimandano, deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con una unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente””.

5.1. La questione di legittimità costituzionale del citato art. 35-bis, comma 13 – sollevata, successivamente a detta sentenza, da questa Corte con ordinanza interlocutoria n. 17970/2021, denunciandone il contrasto con gli artt. 3,10,24,111 e 117 Cost., quest’ultimo in relazione agli artt. 28 e 46, p. 11, della direttiva 2013/32/UE (Procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale), nonché agli artt. 18, 19, 5 2 e 47 della Carta dei diritti UE e agli artt. 6, 7, 13 e 14 della CEDU, nella parte in cui prevede che la mancanza della certificazione della data di rilascio della procura da parte del difensore, limitatamente ai procedimenti di protezione internazionale, determini la inammissibilità del ricorso – è stata decisa dalla Corte costituzionale nella camera di consiglio del 2 dicembre 2021 nel senso della non fondatezza (cfr. sentenza Corte Costituzionale n. 13/2022).

5.2. Nel caso di specie, la procura speciale rilasciata per il ricorso per cassazione non contiene alcuna espressione dalla quale risulti che il difensore abbia inteso certificare che la data di conferimento di essa sia stata successiva alla comunicazione provvedimento impugnato, recando unicamente l’autenticazione della firma del richiedente asilo che non è idonea, secondo la pronuncia delle Sezioni Unite sopra richiamata, ad attestare anche che la data del conferimento del mandato è successiva alla comunicazione del decreto da impugnare.

6. Non occorre provvedere sulla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato Ministero.

Il pagamento del doppio contributo, se dovuto, va posto a carico del ricorrente, in applicazione del principio – enunciato dalla citata sentenza n. 15177/2021 delle Sezioni Unite – per cui “il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione conseguente alla mancata presenza, all’interno della procura speciale, della data o della certificazione del difensore della sua posteriorità rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, va posto a carico della parte ricorrente e non del difensore, risultando la procura affetta da nullità e non da inesistenza”.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione in data 11 novembre 2021, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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