Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3757 del 15/02/2011

Cassazione civile sez. lav., 15/02/2011, (ud. 11/01/2011, dep. 15/02/2011), n.3757

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 6171/2010 proposto da:

L.S. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, LUNGOTEVERE DELLE NAVI 30, presso l’avv. GIUSEPPE SICA (Studio

Legale FEDERICO SORRENTINO), rappresentato e difeso dall’avvocato

MIGALDI Francesco, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO (OMISSIS) in persona del Dirigente con incarico di

livello generale – Direttore della Direzione Centrale Prestazioni,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, rappresentato

e difeso dagli avvocati LA PECCERELLA Luigi, FABBI RAFFAELA, giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 499/2009 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 22.1.09, depositata il 15/05/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/01/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO IANNIELLO.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RENATO

FINOCCHI GHERSI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La causa è stata chiamata alla odierna adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 c.p.c.:

Con ricorso notificato il 12 marzo 2010, L.S. chiede con un unico motivo la cassazione della sentenza depositata il 15 maggio 2009 e notificata il 27 gennaio 2010, con la quale la Corte d’appello di Catanzaro – nella causa in cui il ricorrente aveva formulato domanda di rendita vitalizia INAIL a seguito di infortunio sul lavoro, respinta dal Tribunale di Cosenza – aveva dichiarato inammissibile l’appello da lui proposto, in quanto notificato oltre il termine breve di trenta giorni dalla notifica della sentenza appellata.

In proposito, il ricorrente deduce il vizio di motivazione e la violazione di legge (art. 325 c.p.c.) da parte dei giudici di merito, spiegando che nonostante che risulti dagli atti che la sentenza di primo grado era stata notificata in data 28 settembre 2007 a mani proprie presso il domicilio del procuratore costituito nel giudizio di primo grado, tuttavia tale atto non era stato in realtà ricevuto dal destinatario, per cui l’atto di appello notificato il 12 novembre 2007 non avrebbe dovuto essere ritenuto tardivo.

Secondo una prassi vigente presso il Tribunale di Cosenza, infatti, prosegue il ricorrente, le notifiche avvengono mediante inserimento in una cassetta numerata attribuita all’avvocato di riferimento.

Nel caso in esame, nonostante l’attestazione della consegna in mani proprie, l’atto non sarebbe mai stato consegnato al destinatario, evidentemente per un errore dell’ufficiale giudiziario che aveva inserito la copia della sentenza da notificare in una diversa cassetta.

Poichè la notifica si perfeziona per il destinatario con il ricevimento dell’atto, nel caso in esame la stessa doveva ritenersi inesistente, con conseguente applicazione del termine lungo per l’appello.

L’INAIL resiste alle domande con rituale controricorso.

Il procedimento, in quanto promosso con ricorso avverso una sentenza depositata successivamente alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 e antecedentemente alla data di entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69 è regolato dall’art. 360 c.p.c., e segg., con le modifiche e integrazioni apportate dal D.Lgs. citato.

Il ricorso è manifestamente infondato e va pertanto trattato in camera di consiglio per essere respinto.

Anzitutto, la difesa svolta in questa sede dal ricorrente appare del tutto nuova, non rinvenendosene notizia nella sentenza e non riferendo la difesa del L. di averne fatto oggetto di esplicita deduzione in appello, quantomeno a fronte della eccezione di inammissibilità per tardività dell’atto di gravame, che pure riferisce essere stata formulata dall’INAIL in quella sede. Per cui le censure di violazione di legge e di difetto di motivazione sono prive di supporto argomentativo.

Inoltre e comunque tale difesa si fonda sull’accertamento di fatti che – a fronte della attestazione dell’ufficiale giudiziario secondo cui l’atto era stato ricevuto a mani proprie dal destinatario e come tale facente piena prova di quanto attestato fino a querela di falso – avrebbe potuto essere compiuto unicamente nel caso di effettiva presentazione della querela di falso ai sensi dell’art. 221 c.p.c., e segg., della notizia della quale non vi è traccia nel ricorso.

E’ seguita la rituale notifica della suddetta relazione, unitamente all’avviso della data della presente udienza in Camera di consiglio.

Il Collegio condivide il contenuto della relazione, che fa propria.

Il ricorso va pertanto respinto. Nulla per le spese, ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo vigente all’epoca della presentazione del ricorso introduttivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese di questo giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2011

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