Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3754 del 13/02/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 13/02/2017, (ud. 13/01/2017, dep.13/02/2017),  n. 3754

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – rel. Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13242-2015 proposto da:

P.M., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour,

presso la Corte Suprema di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato MAURIZIO BENVENUTO, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE, (C.F. (OMISSIS)) in persona

del curatore fallimentare, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DONATELLO 23, presso lo studio dell’avvocato PIERGIORGIO VILLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMO BERTOLA giusta procura

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza 104/2015, emessa l’1/04/2015, del TRIBUNALE di

MACERATA, depositata il 14/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ROSA MARIA

DI VIRGILIO.

Fatto

PREMESSO IN FATTO E DIRITTO

Il Tribunale, col decreto indicato, ha respinto l’opposizione proposta da P.M. avverso l’esclusione del proprio credito richiesto in via tardiva, di Euro 10584,00, in prededuzione o, in subordine, in privilegio, ex art. 2751 bis c.c., n. 2, per l’attività professionale consistita nella redazione di una perizia giurata per la valutazione degli immobili della società, allegata alla domanda di concordato preventivo.

Secondo il Tribunale, doveva ritenersi provato il conferimento dell’incarico, ma, in relazione al quantum, era inammissibile l’allegazione del fatto nuovo in sede di opposizione, dell’accordo con il presidente del Cda della società, di riconoscimento del compenso calcolato sulla base del tariffario professionale, ridotto del 40%, così ampliandosi inammissibilmente il thema decidendum.

Ricorre il P., con ricorso affidato a tre motivi unitariamente trattati.

Il Fallimento ha depositato controricorso.

Rileva quanto segue.

1.1. – Con i tre motivi di ricorso, unitariamente prospettati, il ricorrente si duole della ritenuta immutazione della domanda nella fase di opposizione, sostenendo di non essere incorso nel divieto di introduzione di domanda nuova e che dovevano essere ammesse le prove e la CTU come richieste.

E’ di chiara evidenza l’errore processuale nel quale è incorso il Tribunale, nell’avere ritenuto che l’introduzione del fatto nuovo, l’accordo sul compenso col presidente del cda, valesse a mutare la domanda di ammissione al passivo in sede di opposizione.

A riguardo, deve considerarsi da un lato, che il giudizio di opposizione allo stato passivo, regolato dalla L. Fall., art. 99, anche in relazione alle domande tardive non accolte, per il rinvio operato dalla L. Fall., art. 101, è un giudizio impugnatorio, non assimilabile all’appello, da cui l’inapplicabilità dell’art. 345 c.p.c.; dall’altro, che il P. non ha mutato nè il petitum nè la causa petendi, introducendo il preteso accordo, ma semplicemente ha introdotto un fatto specificativo della quantificazione del credito.

L’accoglimento di detto profilo, assorbe ogni ulteriore motivo fatto valere.

Ne consegue la cassazione del decreto impugnato, con rinvio al Tribunale di Macerata, che si atterrà a quanto sopra rilevato, e che deciderà anche sulle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia al Tribunale di Macerata in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 febbraio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA