Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3752 del 15/02/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 3752 Anno 2018
Presidente: BRONZINI GIUSEPPE
Relatore: LORITO MATILDE

ORDINANZA
sul ricorso 4904-2013 proposto da:
ESPERIA S.P.A. C.F. 01600310636, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 88, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO SANTONI, che lo rappresenta e
difende;
– ricorrente contro

2017
4154

TERZIARIOL NADIA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIALE GIULIO CESARE 14 A-4, presso lo studio
dell’avvocato GABRIELE PAFUNDI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato DOMENICO ANTONIO DE
BONIS, giusta delega in atti;

Data pubblicazione: 15/02/2018

- controricorrente

avverso la sentenza n. 38/2012 della CORTE D’APPELLO

di POTENZA, depositata il 16/02/2012 R.G.N. 553/10;

n. r.g.4904/2013

RILEVATO CHE

Argomentava la Corte di merito a fondamento del decisum, che il quadro
probatorio di natura documentale e testimoniale definito in prime cure
deponeva nel senso dello svolgimento da parte della ricorrente di mansioni
riconducibili ai lavoratori che svolgevano un ruolo attivo non solo di natura
operativa ma anche organizzativa. Detto accertamento consentiva il
riconoscimento del livello immediatamente inferiore a quello di “quadro”
rivendicato, oltre a quello alle differenze retributive, al quale non ostava
né la prescrizione estintiva, non riproposta in grado di appello, né la
prospettazione di una conciliazione intercorsa fra le parti, in quanto
oggetto di eccezione tardivamente formulata dalla resistente.
Avverso tale decisione interpone ricorso per cassazione la s.p.a. Esperia
affidato a due motivi.
Resiste con controricorso la parte intimata.
CONSIDERATO CHE
1.Con il primo motivo si deduce violazione degli artt. 437 c.p.c. e 2113
c.p.c. in relazione all’art. 360 comma primo nn.3 e 5.
Viene rimarcato che la circostanza inerente alla intervenuta conciliazione
inter partes del 29/10/2001 – avente ad oggetto competenze economiche
connesse al periodo di lavoro pregresso – era stata tempestivamente
allegata in primo grado in sede di memoria difensiva. Si deduce altresì che
;a detta conciliazione era stata stipulata in sede giudiziale ai sensi
dell’art.411 c.p.c. valendo per la stessa il principio della indisponibilità,
con il duplice effetto della validità del suo contenuto e della preclusione di
ogni impugnazione in sede giudiziale.
2. Con il secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione

Imprese di pulizia del 25/5/2001,
dell’art.2103 c.c., dell’art.10
nonché degli art.115-116 c.p.c. in relazione all’art. 360 comma primo nn.3
e 5.

La Corte d’Appello di Potenza, con sentenza depositata in data 16/2/2012
in riforma della pronuncia di primo grado, accoglieva in parte la domanda
proposta da Nadia Terziarol nei confronti della s.p.a. Esperia, dichiarando
li diritto della ricorrente all’inquadramento nel VI livello c.c.n.l. Imprese di
Pulizia e Servizi integrati/Multiservizi, del 25/4/2004 e condannando la
società al pagamento delle consequenziali differenze retributive.

n. r.g.4904/2013

Ci si duole – in sintesi – del malgoverno, da parte della Corte di merito, del
materiale istruttorio, la cui retta esegesi avrebbe dovuto condurre alla
reiezione della domanda attorea.
3. I motivi, che possono congiuntamente trattarsi siccome connessi,
vanno disattesi.

Anche al di là di ogni considerazione in ordine alla formulazione promiscua
dei motivi, per violazione di legge e vizio di motivazione – con la quale si
prospetta una medesima questione sotto aspetti incompatibili, quali quello
della violazione di norme di diritto, che suppone accertati gli elementi del
fatto in relazione al quale si deve decidere della violazione o della falsa
applicazione della norma, e del vizio di motivazione, che quegli elementi di
fatto intende precisamente rimettere in discussione – va rimarcato il
difetto di specificità che connota, in particolare, la prima censura.
4. La ricorrente, invero, non si dà carico di riprodurre il tenore del verbale
di conciliazione sottoscritto in sede sindacale fra le parti in data
29/10/2001, che si deduce abbia ad oggetto competenze retributive
inerenti al pregresso come all’attuale rapporto di lavoro.
Né si premura di riportare il tenore della memoria difensiva dì primo grado
e della documentazione ivi allegata sub.3 (vedi pag. 3 del presente
ricorso), onde sostenere l’assunto – smentito dalla Corte territoriale – di
una tempestiva allegazione sin dalla fase introduttiva del giudizio, della
circostanza relativa alla intervenuta conciliazione fra le parti; tanto in
violazione ai principi consolidati nella giurisprudenza di questa Corte,
secondo cui il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci il difetto di
motivazione sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie
o processuali, ha l’onere di indicare specificamente il contenuto del
documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito,
provvedendo alla loro trascrizione, al fine di consentire al giudice di
legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle
prove stesse, che, per il principio dell’autosufficienza del ricorso per
cassazione, la Suprema Corte deve essere in grado di compiere sulla base
delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito
sopperire con indagini integrative (cfr. Cass. 30/7/2010 n.17195, Cass.
3/1/2014 n.48).
Siffatti principi rimandano alla più generale considerazione che il requisito
dell’esposizione sommaria dei fatti, prescritto a pena d’inammissibilità del

Non può sottacersi che il ricorso si palesa carente sotto plurimi e
concorrenti profili.

n Lg 4904/2013

ricorso per cassazione, è funzionale alla completa e regolare instaurazione

del contraddittorio ed è soddisfatto laddove contenuto dell’atto consenta
la
controversia e dell’oggetto dell’impugnazione, senza dover ricorrere ad
altre fonti o atti, sicché impone alla parte ricorrente, sempre che la
sentenza gravata non impinga proprio per questa ragione in un’apparenza
di motivazione, di sopperire ad eventuali manchevolezze della stessa
decisione nell’individuare il fatto sostanziale e soprattutto processuale
(vedi Cass.2/8/2016 n. 16103).
5. Sotto altro versante, non può ‘tralasciarsi di considerare che anche la
seconda critica palesa innegabili carenze.
Non può sottacersi che la doglianza, anche nella parte indirizzata alla
contestazione di un retta interpretazione delle dichiarazioni testimoniali
acquisite da parte della Corte distrettuaìe, palesa aspetti di inammissibilità
giacche mira a pervenire, per il tramite della contestazione delle risultanze
probatorie, ad una rivisitazione del merito della decisione non consentita
nella presente sede di legittimità, limitandosi la ricorrente ad esporre
un’interpretazione del quadro istruttorio a sé favorevole al solo fine di
indurre il convincimento che l’adeguata valutazione di tali fonti probatorie
avrebbe giustificato la reiezione della domanda attorea.
In base ai principi affermati da questa Corte, che vanno qui ribaditi, il
giudizio sull’attendibiiità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di
altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più
idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto
riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria
decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro
limite che quello di indicare le ragion del proprio convincimento, senza
essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le
deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi
e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono
logicamente incompatibili con la decisione adottata (vedi ex aliis,
C_:ass.2/8/2016 n. 16056).
6. Nello specifico l’iter motivazionale percorso dai giudici del gravame
appare congruo e completo essendo stato rimarcato che la riconducibilità
delle mansioni svolte dal;a lavoratrice a VI ;vello c.c.n.l. di settore, ben era
desumibile dalla stessa documentazione prodotta dalla società quale – fra
ftro – il verbale di accordo sottoscritto dal Direttore Generale della società
e dai Responsabile sviluppo e innovazione, nonché dai Coordinatori ed i
Capi servizio dell’Ospedaie San Cado di Potenza, in cui ia dipendente era
inquadrata quale “Coordinatrice Ospedale San Carlo Potenza”; il verbale

di avere una chiara e completa cognizione dei fatti che hanno originato

H. r.g.4904/2013

La prova per testi aveva poi confermato che la ricorrente non si limitava a
svolgere compiti di vigilanza sulle squadre di operai, ma era la referente
aziendale per i clienti dell’Ospedale San Carlo e del Comune di Potenza,
coordinava il lavoro dei dipendenti e presiedeva le riunioni sindacali. In
definitiva era emerso che la sua azione non si limitava ad un’attività di
coordinamento interno quale caposquadra nel settore pulizie, ma si
estendeva allo svolgimento di compiti complessi di organizzazione del
lavoro nei limiti delle direttive ricevute, e di sviluppo dei rapporti con il
cliente. Nell’ottica descritta, corretto era da ritenersi l’inquadramento nel
livello sesto di impiegata di concetto super cui appartengono i lavoratori
che svolgono funzioni di concetto inerenti attività complesse, che
comportano elevata e consolidata preparazione, adeguata capacità
professionale e gestionale nonché adegata esperienza e vengono svolte con
facoltà di decisione ed autonomia di iniziativa nei limiti delle direttive
generali impartite.
7. La pronuncia impugnata, per quanto sinora detto, resiste, quindi, alle
censure all’esame. Il ricorso va pertanto respinto.
Il governo delle spese del presente giudizio segue il regime della
soccombenza nella misura in dispositivo liquidata.
Essendo stato il presente ricorso proposto successivamente al 30 gennaio
2013, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art.1, comma 17,
della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che ha aggiunto il comma 1 quater
all’art. 13 del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della
sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte ricorrente, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa
impugnazione.
P.Q.M.
la Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese
del presente giudizio che liquida in euro 200,00 per esborsi ed euro
5.000,00 per compensi professionali oltre spese generali al 15%, ed
accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, dei d.P.R. n. 115\02, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente,
4

d’intesa 24/5/1995, sottoscritto dalla lavoratrice in uno al Direttore tecnico,
con l’Ospedale San Carlo; l’ordine d servizio 26/6/2000 in cui viene indicata
dalla società quale coordinatore; l’organigramma aziendale in cui è
inquadrata come coordinatrice per il Sud.

n. r.g.4904/2013

dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto

per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art.13.

Così deciso in Roma nella Adunanza camerale del 25 ottobre 201q-:

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