Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3747 del 13/02/2017

Cassazione civile, sez. VI, 13/02/2017, (ud. 11/11/2016, dep.13/02/2017),  n. 3747

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17317/2014 proposto da:

S.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SILVIO PELLICO

10, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI LUIGI GUAZZOTTI,

rappresentato e difeso dall’avvocato BRUNO LUBERTI; giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

UFFICIO TERRITORIALE GOVERNO DI LATINA – PREFETTURA DELLA PROVINCIA

DI LATINA;

– intimato –

avverso l’ordinanza n. R.G. 223/2014 del GIUDICE DI PACE di LATINA,

depositata il 28/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ACIERNO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

In ordine al procedimento recante il numero di R.G. 17317/2014 è stata depositata la seguente relazione:

“Con provvedimento n. 223/2014 reso dal Giudice di Pace di Latina è stato rigettato il ricorso da parte di S.B. avverso il decreto d’espulsione n. 48/2013, emesso dal Prefetto di Latina, sulla base delle seguenti ragioni:

– Il primo motivo risulta infondato in quanto la contestata non conformità all’originale, della copia notificata, è totalmente irrilevante, avendo comunque l’atto raggiunto il proprio scopo di rendere edotto il ricorrente delle ragioni della espulsione al fine di contestarle mediante ricorso, come puntualmente avvenuto nella specie;

– Il secondo e il terzo motivo sono infondati in quanto la conoscenza della lingua italiana, da parte del ricorrente, è attestata dagli agenti notificatori nella loro qualità di pubblici ufficiali, oltre alla presunzione derivante da indizi gravi, precisi e concordanti, costituiti dalla permanenza nel territorio nazionale almeno dal 2002 e dalla sottoscrizione della procura alle liti al difensore in lingua italiana;

– Il quarto, quinto e settimo motivo, sono infondati in quanto la circostanza della mancata adozione della partenza volontaria non inficia la validità del provvedimento, riguardando l’autonoma e distinta fase dell’esecuzione, costituita dall’accompagnamento dello straniero fuori del territorio nazionale;

– Il sesto motivo, è infondato in quanto la figlia del ricorrente è maggiorenne;

– Inoltre non è stata contestato il mancato rinnovo del permesso di soggiorno, posto a base del provvedimento espulsivo;

– E’ stata, infine, accertata la fondatezza della valutazione di pericolosità sociale del ricorrente;

Avverso il provvedimento n. 223/2014, S.B. ricorre per Cassazione, sulla base dei seguenti motivi:

– Violazione di legge in relazione al D.P.R. n. 445 del 2001, art. 18, per essere stato notificato il decreto di espulsione in copia priva dell’attestazione di conformità all’originale;

– Violazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7, per omessa traduzione del decreto di espulsione nella lingua madre dello straniero;

– Violazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7, per omessa traduzione del decreto di espulsione in una lingua veicolare alternativa conosciuta dallo straniero;

– Violazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 1, relativamente alla mancanza dei presupposti di legge per l’espulsione per motivi di pericolosità sociale;

– Violazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 28 e 29, secondo cui l’espulsione dello straniero sarebbe illegittima in quanto andrebbe a pregiudicare i diritti del figlio minore, il quale ai tempi del provvedimento impugnato non aveva ancora compiuto la maggiore età;

– Violazione di legge in relazione all’art. 3 della direttiva 2008/115/CE, riguardante l’illegittimità dell’espulsione per l’omessa adozione dell’invito al rimpatrio volontario ed una connessa erronea valutazione del rischio di fuga.

La prima censura appare manifestamente fondata in relazione alla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui nel caso in cui il decreto prefettizio di espulsione dello straniero, comunicato all’interessato, sia sprovvisto di sottoscrizione dell’autorità preposta ovvero dell’attestazione della conformità all’originale accertata da altro pubblico ufficiale, esso è, se non inesistente, illegittimo ed insuscettibile di sanatoria attraverso la produzione di una copia conforme all’originale nel corso del procedimento giurisdizionale per la sua impugnazione (Cass. 23171/2015). Nella specie è lo stesso provvedimento impugnato a dare atto della non conformità escludendone la rilevanza.

I rimanenti motivi sono assorbiti.

Ove si condividano i predetti rilievi, il ricorso dovrà essere accolto ed il provvedimento di espulsione annullato”.

Il Collegio condivide la relazione depositata e per l’effetto, decidendo nel merito, annulla il provvedimento espulsivo con applicazione del principio della soccombenza in ordine al giudizio di merito e di legittimità.

PQM

Accoglie il ricorso, e decidendo nel merito, annulla il provvedimento espulsivo a carico di S.B. n. 48 del 2013. Condanna il Prefetto di Latina a pagare in favore del ricorrente le spese processuali del giudizio di merito che liquida in Euro 800 per compensi e Euro 100 per esborsi e del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1200 per compensi ed Euro 100 per esborsi oltre accessori di legge, da distrarsi in favore dell’antistatario avv. Luberti.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 febbraio 2017

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