Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3746 del 14/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 14/02/2020, (ud. 27/11/2019, dep. 14/02/2020), n.3746

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28441-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

ASSOCIAZIONE SPORTIVA (OMISSIS) IN LIQUIDAZIONE, FALLIMENTO

ASSOCIAZIONE SPORTIVA (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 201/4/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LIGURIA, depositata il 28/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 27/11/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la società contribuente (associazione sportiva (OMISSIS)) impugnava diversi avvisi di accertamento relativi ad IRAP per gli anni di imposta che vanno dal 2002 al 2008, con i quali l’Ufficio aveva rettificato il reddito sul presupposto che la suddetta associazione svolgeva una significativa attività d’impresa che impediva la concessione delle agevolazioni previste per le associazioni sportive dilettantistiche;

la Commissione Tributaria Provinciale, con diverse sentenze, accoglieva l’eccezione di decadenza dell’Ufficio dal potere impositivo per le annualità dal 2002 al 2006 e accoglieva nel merito i ricorsi per le annualità 2007 e 2008, ritenendo che i proventi ed i costi funzionali all’attività istituzionale non fossero oggetto di tassazione e che dunque fosse stato rispettato il limite di 250mi1a Euro l’anno di proventi da attività commerciale;

la Commissione Tributaria Regionale, riuniti gli appelli dell’Agenzia delle entrate, accoglieva il motivo di appello relativo all’inammissibilità del ricorso introduttivo in primo grado per le annualità 2002 e 2003 e accoglieva altresì il motivo di appello relativo all’applicabilità del raddoppio dei termini alla fattispecie, ma nel merito confermava la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del regime agevolativo spettante alle associazioni sportive dilettantistiche;

l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso affidato ad un unico motivo di impugnazione mentre la società contribuente non si costituiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 148 del TUIR, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 4, comma 7, nonchè della L. n. 289 del 2002, art. 90 e dell’art. 2697 c.c. in quanto la società contribuente non avrebbe diritto alle agevolazioni destinate alle associazioni sportive in quanto le attività da lei svolte avrebbero carattere commerciale.

considerato che, secondo questa Corte:

l’esenzione contributiva prevista in favore delle associazioni sportive dilettantistiche dipende non solo dall’elemento formale della veste giuridica assunta, ma anche dall’effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sull’interessato e non può ritenersi soddisfatto dal dato, del tutto estrinseco e neutrale, del riconoscimento da parte del CONI (Cass. n. 11492 del 2019);

ai fini della qualifica di ente non commerciale rileva l’esercizio, in via prevalente, di attività rese in conformità ai fini statutari non rientranti nelle fattispecie di cui all’art. 2195 c.c., svolte in mancanza di specifica organizzazione e verso il pagamento di corrispettivi non eccedenti i costi di diretta imputazione, con la conseguenza che va disconosciuto il regime di favore previsto dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 143 (già 108), per carenza di detti requisiti di “decommercializzazione”, in caso di distribuzione degli utili, omessa compilazione del libro dei soci e mancata partecipazione degli associati alla vita dell’ente (fattispecie relativa ad associazione sportiva dilettantistica iscritta al Coni: Cass. n. 22939 del 2018) l’attività di gestione di un bar-ristoro da parte di un ente non lucrativo può essere qualificata come “non commerciale”, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (D.P.R. n. 633 del 1972, art. 4) e di quella sui redditi (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 111, oggi trasfuso nello stesso decreto, art. 148) solo se la suddetta attività sia strumentale rispetto ai fini istituzionali dell’ente e sia svolta esclusivamente in favore degli associati (Cass. n. 15474 del 2018);

l’esenzione d’imposta prevista dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 148, in favore delle associazioni non lucrative (nella specie, un’associazione sportiva dilettantistica), dipende non solo dall’elemento formale della veste giuridica assunta, ma anche dall’effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sulla contribuente e non può ritenersi soddisfatto dal dato, del tutto estrinseco e neutrale, dell’affiliazione al CONI, essendo invece rilevante che le associazioni interessate si conformino alle clausole relative al rapporto associativo, che devono essere inserite nell’atto costitutivo o nello statuto (Cass. n. 10393 del 2018);

ritenuto che la CTR non si è conformata ai suddetti principi laddove da un lato non ha spiegato perchè i proventi della parte contribuente derivassero da un’attività funzionale all’attività istituzionale dell’associazione e dall’altro, e soprattutto, perchè non ha gravato la parte contribuente dell’onere della prova dello svolgimento da parte sua di attività senza fine di lucro, anche in considerazione del più generale principio della vicinanza della prova in quanto era per la parte contribuente più agevole che non per il Fisco accedere a tale prova (Cass. n. 16528 del 2018);

ritenuto pertanto fondato il motivo d’impugnazione, il ricorso dell’Agenzia delle Entrate va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Liguria, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Liguria, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA