Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3746 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 07/02/2022), n.3746

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

M.A., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta

procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato Mario Di

Frenna, presso il studio è elettivamente domiciliato in Reggio

Emilia, Via Malta n. 7.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro.

– intimato –

avverso la sentenza n. 1526-2020 della CORTE D’APPELLO di Bologna,

depositata il 4.6.2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10 dicembre 2021 dal Consigliere Relatore Dott.

Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

– Che con la sentenza impugnata la Corte di appello di Bologna ha rigettato l’appello proposto da M.A., cittadino del Pakistan, nei confronti del Ministero dell’Interno, avverso l’ordinanza emessa in data 31.12.2018 dal Tribunale di Bologna, con la quale erano state respinte le domande di protezione internazionale ed umanitaria avanzate dal richiedente;

– che viene proposto da M.A. ricorso avverso la predetta sentenza n. 1526-2020, depositata il 4.6.2020, affidato ad un unico motivo;

La Corte d’Appello ha ritenuto che: a) non erano fondate le domande volte al riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, del D.Lgs. n. 251 del 2007, sub art. 14, lett. a e b, in ragione della riferita ragione economica della migrazione e perché non erano stati allegati atti di persecuzione ovvero pericoli di danno grave, quali presupposti applicativi dell’invocata tutela; b) non era fondata neanche la domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c, in ragione dell’assenza di un rischio-paese riferito allo stato di provenienza del richiedente, collegato ad un conflitto armato generalizzato; c) non poteva accordarsi tutela neanche sotto il profilo della richiesta protezione umanitaria, posto che non era stata allegata una condizione di soggettiva vulnerabilità del richiedente;

– che l’amministrazione intimata non ha svolto difese;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

1. che con il primo ed unico motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3 e 14, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, e dell’art. 5 TUI, comma 6, sul rilievo che la corte di appello non avrebbe erroneamente riconosciuto la protezione internazionale a fronte di dichiarazioni precise e dettagliate svolte dal ricorrente e per la mancata attivazione dei poteri istruttori officiosi, nonché vizio di motivazione;

2. che il motivo è inammissibile perché solo genericamente formulato e volto a far ripetere a questa Corte di legittimità il giudizio fattuale sulla ricorrenza dei presupposti applicativi dell’invocata tutela internazionale ed umanitaria, senza che le doglianze si premurino di intercettare e censurare le rationes decidendi poste a sostegno dell’impugnata decisione di rigetto, e cioè, per un verso (e per quanto concerne la protezione internazionale), la genericità e incoerenza del pericolo allegato (violenza dagli usurari) e, per altro (protezione umanitaria), la mancata allegazione e prova di una condizione di soggettiva vulnerabilità in capo al ricorrente; che, sul punto, giova ricordare che, il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico formale, nei limiti in cui detto sindacato è tuttora consentito dall’art. 360 c.p.c., vigente n. 5, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (Cass. 4 agosto 2017, n. 19547; Cass. 4 novembre 2013 n. 24679; Cass. 16 novembre 2011, n. 27197; Cass. 6 aprile 2011, n. 7921; Cass. 21 settembre 2006, n. 20455; Cass. 4 aprile 2006, n. 7846; Cass. 9 settembre 2004, n. 18134; Cass. 7 febbraio 2004, n. 2357);

3. che nessuna statuizione è dovuta per le spese del presente giudizio di legittimità, stante la mancata difesa della parte intimata.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

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