Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3743 del 15/02/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 3743 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: ORICCHIO ANTONIO

ORDINANZA

sul ricorso 3061-2017 proposto da:
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA in persona del Ministro pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

CERBONE

GENNARO,

CERBONE

VITTORIO,

DELLE

DONNE

CONCETTA, elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZALE
CLODIO 14, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO DI
CRISCIO, che li rappresenta e difende unitamente
all’avvocato BRUNO MANTOVANI;
– controricorrenti e nei confronti di

Data pubblicazione: 15/02/2018

CERBONE CAROLINA;
– intimata –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositato il 23/06/2016, R.G.V.G. n. 5713/2011,
Cron.n. 5132/2016;

consiglio del 15/12/2017 dal Consigliere ANTONIO
°RICCHI°.

udita la relazione della causa svolta nella camera di

Rilevato che :
è stato impugnato dal Ministero della Giustizia il decreto
della Corte di Appello di Roma depositato in data 23.6.2016
e notificato, col quale veniva rigettata l’opposizione proposta
dal Ministero stesso avverso il precedente decreto, di cui in

aveva accolto il ricorso per la condanna della medesima
P.A. al pagamento di indennizzo in favore delle odierne
parti controricorrenti per la non ragionevole durata del
processo di cui in atti.
Il ricorso del Ministero è fondato su due ordini di motivi ed è
resistito con controricorso delle due parti intimate.
Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375, ult. co . c.p.c.
con ordinanza in camera di consiglio non essendo stata
rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in
ordine alle quali la Corte deve pronunciare.
Parte ricorrente ha depositato memoria.
Considerato che :
1.-

In via preliminare deve affermarsi che non possono

essere esaminati i motivi aggiunti di cui alla memoria di
parte ricorrente in quanto relativi a questioni nuove.
2.-

Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di

violazione e/o falsa applicazione dell’art. 4 L. n. 89/2001 in
relazione all’art. 360, co. I, n. 3 c.p.c., sostenendo …quantunque S.C. 5895/09 e 22242/10 siano andate in

atti, emesso dal Consigliere designato di quella Corte e che

contrario avviso”-

l’inapplicabilità della sospensione ex L.

n. 74/”69 al termine decadenziale ex art. 4 L. n. 89/2001.
3.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di
violazione e falsa applicazione dell’art. 4 della L. n. 89/2001
in relazione all’art. 360, co. I , n. 4 c.p.c..

ragioni di opportunità, congiuntamente.
Essi, nella sostanza, mirano -pur se con distinte
prospettazioni, ma analogo fine- a far affermare la
decadenza dal termine per la proposizione del ricorso ex L.
n. 89/2001.
Il ricorso, formulato con atto in cui ampi sono gli stralci
riportati in fotocopia, per allegazione e con interpolazioni
scritte a mano, risulta proposto -per ammissione della
stessa Amministrazione ricorrente- nella piena coscienza e
conoscenza della ratio su cui si fonda la decisione gravata;
e, quindi, sul fatto del ” < richiamato (dalla Corte territoriale) univoco orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità per il quale la sospensione dei termini per il periodo feriale trova in via generale applicazione non solo nei confronti dei termini endoprocessuali, ma altresì nei confronti dei termini previsti a pena di decadenza quante volte gli stessi costituiscano l'unico rimedio per far valere il diritto'.44.- I due motivi innanzi esposti possono essere trattati, perOrbene nella fattispecie si controverte in tema di opposizione avverso provvedimento di ingiunzione di pagamento di equo indennizzo ai sensi della L. n. 89/2001.Il ricorso, con entrambi i suoi motivi qui congiuntamente in esame, tende ad ottenere una pronuncia contrariadecreto impugnato innanzi a questa Corte (e che, come detto, risulta per espressa ammissione ben conosciuto dalla P.A. ricorrente). Il ricorso pretenderebbe, insomma, l'affermazione del principio per cui al termine per la proposizione dell'azione di riparazione ex L. 89/2001 non andrebbe applicata la sospensione feriale dei termini, con la conseguenza della pretesa non tempestività - in ipotesi- dell'apposito ricorso a suo tempo depositato dalla odierna parte controricorrente. La pretesa avanzata col ricorso è del tutto infondata. La richiamata e consolidata giurisprudenza (Cass. n.ri 5895/2009 ; 22242/2010 e 18302/2014) consente di poter affermare -in uno alla correttezza del decreto gravato della Corte territoriale- il fatto che il ricorso per equo indennizzo è stato tempestivamente presentato e che, quindi, la questione sollevata dalla Amministrazione sia del tutto infondata.all'orientamento, ormai consolidato, cui faceva riferimento ilLe stesse S.U. di questa Corte, con sentenza n. 17781/2013, hanno riaffermato la natura processuale del termine in questione e la sua sottoposizione al regime della sospensione del termine feriale di cui all'art. I. L. n. 74/1969 e succ. modif..5.- Le spese seguono la soccombenza e si determinano così come in dispositivo. Non sussistono i presupposti, attesa l'apposita esenzione in favore della Amministrazione ricorrente, per l'applicazione della normativa di cui all'art. 13 del D.P.R. n. 115/2002 e, quindi, di quanto dalla stessa previsto in ordine al versamento di ulteriore importo. P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile ilricorsoe condannal'amministrazione ricorrente al pagamento in favore delle parti contro ricorrenti delle spese del giudizio, determinate in C 707,50, oltre C 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge. Così deciso nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione il 15 Il Presidentedicembre 2017.()Il ricorso è, pertanto, del tutto inammissibile.GiudidatiD'a NERIDEPOSITATO IN CANCELLERIA15 FEB. 2018Roma,

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