Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3743 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 28/09/2021, dep. 07/02/2022), n.3743

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

M.S., nato il (OMISSIS) a (OMISSIS) (Bangladesh), elettivamente

domiciliato in Messina, via Placida n. 13, presso lo studio

dell’avv. Carmelo Picciotto (P.E.C.

avvcarmelopicciotto.pec.giuffre.it) che lo rappresenta e difende per

procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato ex lege presso Avvocatura dello Stato in Roma, PEC

ags.rm.mailcert.avvocaturastato.it;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Messina, depositato in data 2

febbraio 2021, R.G. n. 3708/2020;

sentita la relazione in Camera di consiglio del relatore cons. Luca

Solaini.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, depositato il 23 settembre 2020, M.S., nato il (OMISSIS) a (OMISSIS) (Bangladesh), ha adito il Tribunale di Messina impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Nel richiedere il riconoscimento della protezione internazionale o ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, o il c.d. diritto di asilo ai sensi dell’art. 10 Cost., comma 3, il ricorrente esponeva le seguenti ragioni: di aver avuto una relazione con una ragazza, appartenente a una classe sociale superiore, che tale relazione non era accettata dai famigliari della ragazza e al fine di sposarsi con lei e allontanarsi dai suoi familiari, egli lasciava il villaggio di (OMISSIS) per trasferirsi a Dacca, veniva aggredito da due persone e per difendersi, colpiva uno dei due uomini con un bastone, uccidendolo accidentalmente; che temendo le conseguenze di tale condotta, la notte stessa, lasciava (OMISSIS) e tornava ad (OMISSIS), insieme alla famiglia. Nel giugno 2018 veniva aggredito presso il mercato del villaggio da alcuni familiari della moglie e a causa delle lesioni subite veniva condotto a (OMISSIS) dove rimaneva ricoverato per un mese e mezzo in ospedale e successivamente presso uno sciamano; che nel frattempo nel suo villaggio arrivava la notizia che doveva essere arrestato ed i familiari della moglie, essendogli ostili, aiutavano la polizia ad arrestarlo; il (OMISSIS) lasciava il Bangladesh, su consiglio della madre e giungeva in Libia dove permaneva per 8 mesi e giungeva infine in Italia il (OMISSIS).

3. Il Tribunale ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

4. In particolare, il Tribunale ha ritenuto il racconto del ricorrente non sufficientemente credibile e privo di coerenza interna, evidenziando gli elementi contraddittori e poco plausibili della vicenda, tra cui anche il fatto che nonostante gli asseriti problemi giudiziari il ricorrente abbia potuto contattare l’Ambasciata del suo Paese e ottenere il rilascio del proprio passaporto. Esclusa la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale in base al giudizio di non credibilità, il Tribunale ha anche escluso i requisiti per la protezione ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), sulla base delle COI consultate e menzionate. Il Tribunale ha infine escluso la sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, o al c.d. diritto di asilo o protezione ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, commi 1 e 1.1., in considerazione della mancata allegazione di circostanze di particolare vulnerabilità soggettiva e della mancata allegazione di elementi relativi al raggiungimento dell’integrazione lavorativa e personale in Italia.

5. Avverso il predetto decreto il ricorrente con atto notificato il (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione, svolgendo i seguenti motivi:

“La decisione che si impugna è illegittima per i seguenti motivi:

1) art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14; Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 4); Violazione D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 2 – Nullità per violazione art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), per radicale carenza di motivazione in ordine alla sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. b) e c);

2) Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omessa motivazione su fatti dedotti dalle parti. Violazione del D.Lgs. n. 24 del 2008, art. 13, comma 1-bis; Violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19. commi 1 e 1.1., come modificati dal D.L. n. 130 del 2020”.

6. L’intimata Amministrazione dell’Interno ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

7. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del 29 ottobre 2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

8. Con il primo motivo di ricorso si contesta la motivazione del decreto impugnato come meramente apparente rilevando che il Tribunale di Messina ha motivato l’esclusione della sussistenza dei requisiti per la protezione di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ma nessuna motivazione ha offerto per quanto attiene alla richiesta di protezione D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. b). La difesa rileva che il Tribunale si è genericamente ed erroneamente limitato a ritenere il ricorrente non credibile con una motivazione meramente apparente senza permettere di individuare quale sia stato il percorso argomentativo seguito per giungere alla conclusione che in caso di rientro il ricorrente non subirà trattamenti disumani o degradanti e senza dare conto degli elementi di prova valutati, né del rispetto dei distinti parametri di accertamento del rischio di danno grave nelle diverse ipotesi previste dall’art. 14. Tale carenza motivazionale dovrebbe a parere della difesa determinare la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4. La difesa censura altresì la parte del decreto impugnato (pagg. 10 – 14 del decreto impugnato) in cui si ritengono insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c). Ritiene infine che eguale carenza motivazionale riguardi la valutazione delle stesse fonti COI citate dal Tribunale di Messina dalle quali si evincerebbe una situazione di diffusa violenza in tutto il territorio del Bangladesh che integrerebbe l’ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).

9. Con il secondo motivo di ricorso si censura l’omessa motivazione in ordine al mancato riconoscimento della protezione ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, commi 1 e 1.1., così come modificati dal D.L. n. 130 del 2020. Il ricorrente rileva che la decisione della Commissione è intervenuta in data (OMISSIS) mentre la domanda di protezione internazionale era stata proposta il (OMISSIS). Per tale motivo la Commissione ha ritenuto che vigendo il D.L. n. 113 del 2018 potesse essere valutata la sola protezione speciale. Tuttavia il decreto impugnato è stato depositato in data 2 gennaio 2021, dopo la conversione in legge del Decreto n. 130 del 2020 intervenuta il 18 dicembre 2020 con cui è stata reintrodotta la protezione umanitaria e introdotta una nuova protezione speciale. Ritiene pertanto il ricorrente che ai sensi del D.L. n. 130 del 2020, art. 15 (disciplina transitoria) il Tribunale avrebbe dovuto vagliare entrambe le nuove protezioni, esame che non vi era stato in Commissione ratione temporis. Il ricorrente eccepisce altresì la mancata considerazione delle condizioni sociopolitiche del Bangladesh, che sarebbero state esaminate in modo del tutto generico rispetto alla protezione sussidiaria e senza un valido esame del rischio di violazione del nucleo ineliminabile della dignità umana.

Il primo motivo è inammissibile, perché solleva censure di merito sull’accertamento di fatto espresso dal tribunale sulla situazione generale del paese di provenienza del ricorrente, condotto alla luce delle fonti consultate, alle quali il ricorrente contrappone altre fonti, ma in termini di mero dissenso.

Il secondo motivo è infondato, in quanto la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese d’origine per verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti fondamentali (Cass. n. 4455 del 2018), è stata effettuata dal Tribunale che ha accertato, con giudizio di fatto, l’insussistenza di situazioni di vulnerabilità meritevoli di tale protezione.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

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