Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3742 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 28/09/2021, dep. 07/02/2022), n.3742

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

H.A., nato il (OMISSIS) a (OMISSIS) (Bangladesh), elettivamente

domiciliato in Messina, via Placida n. 13, presso lo studio

dell’avv. Carmelo Picciotto (P.E.C.

avvcarmelopicciotto.pec.giuffre.it) che lo rappresenta e difende per

procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato ex lege presso Avvocatura dello Stato in Roma, PEC ags.

rm.mailcert.avvocaturastato.it;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Messina, depositato in data 2

febbraio 2021, R.G. n. 3709/2020;

sentita la relazione in Camera di consiglio del relatore cons. Luca

Solaini.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, depositato il 23 settembre 2020, H.A., nato il (OMISSIS) a (OMISSIS) (Bangladesh), ha adito il Tribunale di Messina impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Nel richiedere il riconoscimento della protezione internazionale o ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, o il c.d. diritto di asilo ai sensi dell’art. 10 Cost., comma 3, il ricorrente esponeva le seguenti ragioni: di aver avuto una relazione con una ragazza di nome S.; che nonostante le resistenze della famiglia di S., veniva fissato il giorno del matrimonio; che durante una giornata di lavoro nel fondo agricolo del futuro suocero, il richiedente faceva salire sul trattore il fratello della fidanzata; che, dopo essere caduto a terra, le gambe del ragazzo finivano sotto il trattore; che, in seguito a tale incidente, il richiedente, su consiglio dello zio paterno della fidanzata, decideva di lasciare il villaggio per andare a (OMISSIS); che il padre della sua fidanzata decideva che S. sposasse un altro uomo; che la fidanzata aveva assunto del veleno dopo aver appreso tale decisione; che per timore di essere ucciso dal padre della fidanzata lasciava il Bangladesh il (OMISSIS), faceva scalo a (OMISSIS) e in Egitto e poi giungeva in Libia dove rimaneva per 7 mesi e mezzo giungendo infine in Italia il (OMISSIS).

3. Il Tribunale ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione.

4. In particolare, il Tribunale ha ritenuto il racconto del ricorrente non credibile, privo di coerenza interna, evidenziando gli elementi inverosimili della vicenda. Il Tribunale ha altresì evidenziato che in ogni caso, indipendentemente dalla credibilità le ragioni della fuga si collegherebbero ad un trascorso privato e familiare del ricorrente e non sussisterebbero i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e nemmeno della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b). Il Tribunale ha anche escluso i requisti per la protezione ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), sulla base delle COI consultate e menzionate. Il Tribunale ha infine escluso la sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, o al c.d. diritto di asilo o protezione ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, commi 1 e 1.1., in considerazione della mancata allegazione di circostanze di particolare vulnerabilità soggettiva e della mancata allegazione di elementi relativi al raggiungimento dell’integrazione lavorativa e personale in Italia.

5. Avverso il predetto decreto il ricorrente con atto notificato il 5 marzo 2021 ha proposto ricorso per cassazione, svolgendo i seguenti motivi:

“La decisione che si impugna è illegittima per i seguenti motivi:

1) art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14; Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 4); Violazione D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 comma 2 – Nullità per violazione art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), per radicale carenza di motivazione in ordine alla sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. b) e c);

2) Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 360 c.p.c., comma 1 n. 5, per omessa motivazione su fatti dedotti dalle parti. Violazione del D.Lgs. n. 24 del 2008, art. 13, comma 1-bis; Violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, commi 1 e 1.1., come modificati dal D.L. n. 130 del 2020”.

6. L’intimata Amministrazione dell’Interno ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

7. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del 29 ottobre 2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

8. Con il primo motivo di ricorso la difesa censura la motivazione del decreto impugnato perché meramente apparente rilevando che il Tribunale di Messina si è limitato a dichiarare genericamente ed erroneamente il ricorrente non credibile senza permettere di individuare quale sia stato il percorso argomentativo seguito per giungere alla conclusione che in caso di rientro il ricorrente non subirà trattamenti disumani o degradanti, e senza dare conto degli elementi di prova valutati, né del rispetto dei parametri di accertamento del rischio di danno grave nelle diverse ipotesi previste dall’art. 14. Tale carenza motivazionale dovrebbe a parere della difesa determinare la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4. Il ricorrente censura altresì la parte del decreto impugnato (pagg. 9 – 13 del decreto impugnato) in cui si ritengono insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c). Ritiene che eguale carenza motivazionale sia riferibile alle stesse fonti COI citate dal Tribunale di Messina dalle quali si evincerebbe una situazione di diffusa violenza in tutto il territorio del Bangladesh tale da integrare l’ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).

Con il secondo motivo di ricorso si censura l’omessa motivazione in ordine al mancato riconoscimento della protezione ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, commi 1 e 1.1., così come modificati dal D.L. n. 130 del 2020. Rileva il ricorrente che la decisione della Commissione è intervenuta in data 31 luglio 2020 mentre la domanda di protezione internazionale era stata proposta il 3 marzo 2020. Per tale motivo la Commissione ha ritenuto che vigendo il D.L. n. 113 del 2018, potesse essere valutata la sola protezione speciale. Tuttavia il decreto impugnato è stato depositato in data 2 gennaio 2021, dopo la conversione in legge del D.L. n. 130 del 2020 intervenuta il 18 dicembre 2020, con cui è stata reintrodotta la protezione umanitaria e introdotta una nuova protezione speciale. Ritiene pertanto il ricorrente che ai sensi del D.L. n. 130 del 2020, art. 15, (disciplina transitoria) il Tribunale avrebbe dovuto vagliare entrambe le forme di protezione disponendo un nuovo esame del ricorrente sulle nuove forme esame che non vi era stato in Commissione ratione temporis. Il ricorrente eccepisce altresì la mancata considerazione delle condizioni sociopolitiche del Bangladesh, che sarebbero state esaminate in modo del tutto generico rispetto alla protezione sussidiaria e senza un valido esame del rischio di violazione del nucleo ineliminabile della dignità umana.

Il primo motivo è inammissibile, perché solleva censure di merito sull’accertamento di fatto espresso dal tribunale sulla situazione generale del paese di provenienza del ricorrente, condotto alla luce delle fonti consultate, alle quali il ricorrente contrappone altre fonti, ma in termini di mero dissenso.

Il secondo motivo è infondato, in quanto la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese d’origine per verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti fondamentali (Cass. n. 4455 del 2018), è stata effettuata dal Tribunale (in riferimento sia alla vecchia che alla nuova normativa) che ha accertato, con giudizio di fatto, l’insussistenza di situazioni di vulnerabilità meritevoli di tale protezione.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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