Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3735 del 15/02/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 2 Num. 3735 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: ORICCHIO ANTONIO

SENTENZA
sul ricorso 9117-2013 proposto da:
RUNGI GRAZIA RNGGRZ49L61F636L, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA SOGLIANO 70, presso lo studio dell’avvocato
GIUSEPPE AMETRANO, rappresentata e difesa dall’avvocato
EMILIO BATTISTA BERETTA;
– ricorrente contro

POLI RENATO, TREVISAN LILIANA AMELIA, POLI DANIELA,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA APPIA NUOVA 679,
presso lo studio dell’avvocato GOFFREDO MARIA
BARBANTINI, che li rappresenta e difende unitamente
all’avvocato COSIMO RIZZO;

Data pubblicazione: 15/02/2018

t

– controricorrenti

avverso la sentenza n. 382/2012 della CORTE D’APPELLO di
MILANO, depositata il 02/02/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 22/09/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO
ORICCHIO;

Generale Dott. CARMELO SGROI che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato BERETTA Emilio Battista, difensore
della ricorrente che ha chiesto l’accoglimento del
ricorso, insistendo sulle motivazioni in atti
depositate;
udito l’Avvocato BARBANTINI Goffredo Maria, difensore
dei resistenti che ha chiesto il rigetto del ricorso.

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

;f..

Fatti di causa
Gli odierni contro ricorrenti Poli -Trevisan convenivano in
giudizio innanzi al Tribunale di Monza Rungi Grazia al fine di
sentir accertare l’inesistenza di ogni diritto di quest’ultima
alla realizzazione di opere ed al deposito di oggetti sul

foglio 92 del catasto terreni di MonA.
Costituitasi in giudizio la convenuta contestava l’avversa
domanda deducendo, fra l’altro e per quanto ancora
rilevante, che essa si era limitata alla sola riparazione di un
marciapiedi e di un pluviale già realizzati dai precedenti
proprietari del suo terreno adiacente a quello degli attori.
Con sentenza n. 1751/2007 l’adito Tribunale di prima
istanza condannava la Rungi alla ,rimozione del pluviale e
del marciapiedi.
La Rung’ interponeva appello fondato su dieci ordini di
motivi e resistito dalla parti appellate.
L’adita Corte di Appello di Milano, con sentenza n. 382/2012
rigettava l’appello, confermava l’impugnata sentenza e
condannava l’appellante alla refusione delle spese del
giudizio.
Per la cassazione della succitata decisione della Corte
territoriale ricorre la Rungi con atto affidato a quattro ordini
di motivi e resistito con controricorso delle parti intimate.

terreno di loro proprietà esclusiva di cui al mappale 196 del

Ragioni della Decisione
1.- Con il primo motivo del ricorso si deduce la nullità della

sentenza e del procedimento per violazione dell’art. 102
c.p.c. e per carenza di legittimazione passiva , ai sensi
dell’art. 360, n. 4 c.p.c..

anche nei confronti degli enti erogàtori dei servizi alloggiati
nei sottomarciapiedi in ispecie per quanto relativo
all’alloggiamento del misuratore per la distribuzione del
gas.
Il motivo non può essere accolto.
L’azione intrapresa in origine dagli attori si sostanziava in
una negatoria servitutis nei confronti della Rungì.
Quest’ultima era ampiamente legittimata quale occupante
l’altrui proprietà attorea con l’apposizione del suddetto
contatore.
La questione dell’eventuale coinvolgimento nel giudizio così
intrapreso dell’ente erogatore del servizio pubblico di
erogazione del gas non è fondata per più di un motivo.
Innanzitutto la natura dell’azione proposta (negatoria
servitutis) postula necessariamente la legittimazione passiva
della proprietaria.
Peraltro l’eventuale coinvolgimento di chi gestisce la rete di
distribuzione del gas potrebbe rilevare in sede di concreto

4

Nella sostanza si sostiene che l’azione andava proposta

adeguamento e, quindi, di esecuzione

dell’ordine di

rimozione del misuratore del gas.
Deve, al riguardo, evidenziarsi che, per effetto della
decisione gravata dalla Rungi, quest’ultima dovrà ” adottare
una nuova sistemazione dei contatori….in guisa tale da non

parti attrici”.
La nuova sistemazione , non gravante sull’altrui proprietà
degli attori, ben potrà avvenire ‘all’interno della stessa
proprietà della Rungi non coinvolgendo, pertanto, l’ente
erogatore dei pubblici servizi di fornitura.
Conseguentemente è inappropriato il richiamo, svolto dalla
ricorrente, al dictum della decisione di questa Corte di cui
alla nota sentenza 19 maggio 2006, n. 11784.
Tale decisione era, infatti, relativa a fattispecie del tutto
differente da quella in esame e vedente nell’ipotesi di
tubature di gas esterne alla proprietà privata servita
dall’allaccio.
Il motivo è, pertanto, infondato e va respinto.
2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce, ai sensi
dell’art. 360, n. 3 c.p.c, il vizio di violazione delle norme di
cui agli art. 1027, 1031, 1158 e 1159 c.c..
La doglianza svolta della ricorrente è rivolta alla valutazione
da parte della Corte territoriale della eccezione di
usucapione dalla stessa parte sollevata in giudizio.
5

rendere più necessario l’accesso per la lettura al fondo delle

La decisione dei Giudici di merito ha escluso la fondatezza di
detta eccezione riconvenzionale della Rungi per assoluta
mancanza di idonea e sufficiente prova al riguardo.
Il motivo tende, quindi, ad ottenere inammissibilmente in
questa sede una rivalutazione in punto di fatto di quanto

Il motivo è, pertanto, inammissibile.
3.-

Con il terzo motivo del ricorso si denuncia la violazione

dell’art. 833 c.c. ai sensi dell’art. 360, n. 3 c.p.c. .
Siu deduce l’erroneità della gravata decisione per violazione
della suddetta norma codicistica, che -secondo la
prospettazione della ricorrente- avrebbe dovuto far
escludere la demolizione del marciapiedi ricostruito dalla
Rungi.
Il motivo è del tutto infondato in quanto nessun atto o
azione emulativa risulta posto in essere dagli originari attori
al cospetto del comportamento dell’odierna ricorrente, la
quale -viceversa- ha occupato l’altrui suolo ed ha
posizionato un pluviale ed i propri contatori sul medesimo
suolo.
Il motivo va, dunque, rigettato.
4.-

Con il quarto motivo parte ricorrente lamenta, ex art.

360, n. 3 c.p.c., la violazione degli artt. 949 e 2697 c.c.
Viene svolta una censura del tutto relativa alla valutazione
delle prove ed, in particolare, alla pretesa “carenza degli
6

già correttamente valutato nel giudizio di merito.

elementi costitutivi del diritto azionato dai Poli-Trevisan” e,
quindi , l’insussistenza della

prova della “qualità di

proprietari” dei soggetti che hanno agito in giudizio.
Il motivo è del tutto infondato.
Innanzitutto la ricorrente ha , al principio del giudizio,

quindi- la Corte distrettuale ha evidenziato in punto che, pur
se fu

erroneamente posta innanzi a sé questione di

“carenza di legittimazione attiva”, in ogni caso

il

presupposto (la proprietà) della domanda attorea e della
relativa legittimazione doveva ritenersi provato in quanto
non fu ab initio contestato dalla medesima Rungi.
Essa, anzi, “nulla contestò sul tema della proprietà avversa
allegando tutt’altre difese”.
È, peraltro, del tutto incoerente -nella fattispecie- la
violazione dell’art. 2697 c.c.
Tale violazione “si configura solo nella ipotesi in cui il
Giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte
diversa da quella che ne è gravata, secondo le regole
dettate da quella norma , non quando – a seguito di una
valutazione delle acquisizioni istruttorie- abbia viceversa
ritenuto – che la parte onerata abbia o meno assolto tale
onere” ( Cass. 16 maggio 2007, n. 11216).
Il motivo deve, pertanto, essere respinto.
5.- Il ricorso va, dunque, rigettato.
7

riconosciuto la comproprietà degli attori. Correttamente –

t

6.-

Le spese seguono la soccombenza e, per l’effetto, si

determinano così come in dispositivo.
7.-

Sussistono i presupposti per il versamento, da parte

della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a

115/2002.

P.Q.M.
La Corte
rigetta il ricorso

e condanna la ricorrente al

pagamento in favore delle parti controricorrenti delle
spese del giudizio, determinate in C 4.200,00, di cui C
200,00 per esborsi, oltre spe ise generali nella misura
del 15% ed accessori come per legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del
2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo
a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso
art. 13.

Così deciso nella Camera di Consiglio della Seconda
Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione il
22 settembre 2017.

Il Presidente

Il Consigliere Estensore
8

norma del comma 1 bis dello steso art. 13 del D.P.R. n.

Il Funzi Rado Giudiziario
Ve NERI

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

15 FEB. 2013

Roma,

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA