Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3735 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 14/12/2021, dep. 07/02/2022), n.3735

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCIOTTI Lucio – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 2124/2020 R.G., proposto da:

l’Agenzia delle Entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore

Generale pro tempore, e l’Agenzia delle Entrate Riscossione, con

sede in Roma, in persona del Direttore Generale pro tempore,

rappresentate e difese dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

sede in Roma, ove per legge domiciliate;

– ricorrenti –

contro

la “DAZIO CAFE’ S.r.l.”, con sede in Milano, in persona

dell’amministratore unico pro tempore, rappresentata e difesa

dall’Avv. Giuseppe Mensitieri, con studio in Napoli, ove

elettivamente domiciliata (indirizzo p.e.c.:

giuseppemensitieri.avvocatinapoli.legalmail.it), giusta procura in

allegato al controricorso di costituzione nel presente procedimento;

– controricorrente –

Avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

della Lombardia 11 ottobre 2019 n. 3714/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14 dicembre 2021 dal Dott. Giuseppe Lo Sardo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate – Riscossione hanno proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia 11 ottobre 2019 n. 3714/06/2019, che, in controversia su impugnazione di intimazione di pagamento in dipendenza di ventuno cartelle di pagamento per vari tributi e di un avviso di accertamento per IRES, IRAP ed IVA relative all’anno 2009, ha parzialmente accolto gli appelli proposti dalle medesime nei confronti della “DAZIO CAFE’ S.r.l.” avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano il 21 marzo 2018 n. 1230/21/2018, con compensazione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha parzialmente riformato la decisione di prime cure nel senso di confermare l’annullamento dell’avviso di accertamento e dell’intimazione di pagamento con riferimento ad alcune cartelle di pagamento. La “DAZIO CAFE’ S.r.l.” si è costituita con controricorso. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta formulata dal relatore è stata notificata ai difensori delle parti con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte. Il controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con unico motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, comma 1, lett. e, dell’art. 145 c.p.c., e della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per essere stato erroneamente ritenuto dal giudice di appello che la notifica dell’avviso di accertamento alla società contribuente ed alla sua legale rappresentante fosse affetta da nullità, essendo state omesse le ricerche dirette a verificare la reperibilità di entrambi i destinatari.

Ritenuto che:

1. Il motivo – di cui si valuta l’ammissibilità, dovendo disattendersi le eccezioni pregiudiziali della controricorrente è infondato.

1.1 Secondo la giurisprudenza di questa Corte, gli atti tributari devono essere notificati al contribuente persona giuridica presso la sede della stessa, entro l’ambito del domicilio fiscale, secondo la disciplina dell’art. 145 c.p.c., comma 1; qualora tale modalità risulti impossibile, si applica l’art. 145 c.p.c., comma 3 (sempre che l’atto da notificare contenga l’indicazione del nominativo della persona fisica che rappresenta l’ente) e la notifica dovrà essere eseguita ai sensi degli artt. 138,139 e 141 c.p.c., alla persona fisica che rappresenta l’ente; in caso d’impossibilità di procedere anche secondo questa modalità, la notifica dovrà essere eseguita secondo le forme dell’art. 140 c.p.c., ma se l’abitazione, l’ufficio o l’azienda del contribuente non si trovino nel Comune del domicilio fiscale, la notifica dovrà effettuarsi ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, comma 1, lett. e, e si perfezionerà nell’ottavo giorno successivo a quello dell’affissione del prescritto avviso di deposito nell’albo del Comune (Cass., Sez. 5, 4 aprile 2018, n. 8300; Cass., Sez. 5, 25 gennaio 2019, n. 2184; Cass., Sez. 5, 23 ottobre 2020, n. 23277).

Dunque, il deposito nella casa comunale può essere effettuato, con relativa affissione dell’avviso di deposito nell’albo del Comune, solo dopo che siano state eseguite le ricerche presso l’indirizzo risultante dall’anagrafe del Comune di domicilio fiscale, non essendo sufficiente che il messo comunale attesti che il contribuente, pur avendo il domicilio fiscale nel Comune, non sia risultato reperibile, senza indicare il luogo in cui si è effettivamente recato per verificarne la irreperibilità (Cass., Sez. 5, 11 giugno 2008, n. 15399; Cass., Sez. 5, 27 dicembre 2018, n. 33464; Cass., Sez. 6-5, 5 agosto 2020, n. 16726; Cass., Sez. 6-5, 21 settembre 2021, n. 25525).

Ancora, sempre in tema di notificazione degli atti impositivi, si è detto che il messo notificatore o l’ufficiale giudiziario, prima di effettuare la notifica secondo le modalità previste dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, comma 1, lett. e, in luogo di quella ex art. 140 c.p.c., devono svolgere ricerche volte a verificare che ricorra l’irreperibilità assoluta del contribuente, ossia che quest’ultimo non abbia più né l’abitazione né l’ufficio o l’azienda nel Comune nel quale aveva il domicilio fiscale (nella specie, in applicazione del principio, la Suprema Corte ha annullato la decisione impugnata che aveva ritenuto sufficienti, ai fini della configurabilità di un’ipotesi di irreperibilità assoluta, le attività di ricerca svolte dall’ufficiale giudiziario presso il portiere dello stabile nel Comune di residenza del contribuente, poi risultato detenuto nel medesimo Comune) (Cass., Sez. 6-5, 8 marzo 2019, n. 6765).

Con riferimento, poi, alla previa acquisizione di notizie e/o al previo espletamento delle ricerche, va evidenziato che nessuna norma prescrive quali attività devono esattamente essere a tal fine compiute né con quali espressioni verbali ed in quale contesto documentale deve essere espresso il risultato di tali ricerche, purché emerga chiaramente che le ricerche sono state effettuate, che sono attribuibili al messo notificatore e riferibili alla notifica in esame (Cass., Sez. 5, 28 settembre 2007, n. 20425; Cass., Sez. 5, 11 maggio 2018, n. 11452; Cass., Sez. 6-5, 14 novembre 2019, n. 29678; Cass., Sez. 5, 26 novembre 2021, n. 36766); secondo la Corte, quindi, la notificazione degli avvisi e degli atti tributari impositivi va eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c., solo ove sia conosciuta la residenza o l’indirizzo del destinatario che, per temporanea irreperibilità, non sia stato rinvenuto al momento della consegna dell’atto, mentre va effettuata D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ex art. 60, lett. e, quando il messo notificatore non reperisca il contribuente perché trasferitosi in luogo sconosciuto, sempre che abbia accertato, previe ricerche, attestate nella relata, che il trasferimento non sia consistito nel mero mutamento di indirizzo nell’ambito dello stesso Comune del domicilio fiscale (Cass., Sez. 5, 27 giugno 2011, n. 14030; Cass., Sez. 5, 3 luglio 2013, n. 16696; Cass., Sez. 6-5, 16 maggio 2016, n. 12509; Cass., Sez. 6-5, 10 marzo 2017, n. 6238; Cass., Sez. 6-5, 9 dicembre 2020, nn. 28093 e 28094; Cass., Sez. 5, 26 novembre 2021, n. 36766). Peraltro, rispetto a tali principi, nulla ha innovato la sentenza depositata dalla Corte Costituzionale il 22 novembre 2012 n. 258, la quale nel dichiarare in parte qua, con pronuncia di natura “sostitutiva”, l’illegittimità costituzionale del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, comma 3 (corrispondente all’attualmente vigente comma 4), ovvero la disposizione concernente il procedimento di notifica delle cartelle di pagamento, ha soltanto uniformato le modalità di svolgimento di detto procedimento a quelle già previste per la notificazione degli atti di accertamento, eliminando una diversità di disciplina che non appariva assistita da alcuna valida ratio giustificativa e non risultava in linea con il fondamentale principio posto dall’art. 3 Cost. (Cass., Sez. 5, 3 luglio 2013, n. 16696; Cass., Sez. 5, 18 marzo 2015, n. 5374).

1.2 Nella specie, secondo l’accertamento fattone dal giudice di appello, dopo aver constatato l’irreperibilità, rispettivamente, della società contribuente presso la sede legale e della legale rappresentante presso il domicilio fiscale, il messo comunale non avrebbe eseguito “alcuna ulteriore ricerca diretta alla reperibilità dell’una o dell’altra” prima di procedere alla notificazione dell’avviso di accertamento nelle forme previste dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, comma 1, lett. e.

1.3 In particolare, come si evince dalle attestazioni annotate nella relata di notifica (il cui testo è stato riprodotto nel ricorso per cassazione in ossequio al canone dell’autosufficienza), il messo comunale aveva riportato la sintesi delle dichiarazioni rese dai custodi (recte: portieri) degli immobili siti in (OMISSIS) (sede legale della società contribuente) ed alla (OMISSIS) (domicilio fiscale della legale rappresentante della società contribuente) circa l’irreperibilità dei destinatari e l’inconsapevolezza dei luoghi del loro trasferimento.

Per cui, valutando la sufficienza di tale adempimento, la ricorrente ha ritenuto che nessun altra ricerca sarebbe stata necessaria ai fini dell’osservanza delle formalità previste dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, comma 1, lett. e.

1.4 Di contro, il giudice di appello si è conformato ai principi enunciati, avendo correttamente ritenuto che il messo notificatore non aveva eseguito ulteriori ricerche al fine di accertare la reperibilità della società contribuente e del suo legale rappresentante, né aveva tenuto conto delle risultanze agevolmente desumili dal registro delle imprese (attraverso una visura camerale) e dal registro della popolazione residente (attraverso un certificato anagrafico), rispettivamente, in ordine al luogo di esercizio dell’attività svolta dalla società contribuente ed in ordine al luogo di residenza della legale rappresentante.

Difatti, con riferimento proprio alla previa acquisizione di notizie e/o al previo espletamento delle ricerche, si deve evidenziare che nessuna norma prescrive quali attività devono esattamente essere a tal fine compiute né con quali espressioni verbali ed in quale contesto documentale deve essere espresso il risultato di tali ricerche, purché emerga chiaramente che le ricerche sono state effettuate, che le stesse sono attribuibili al messo notificatore e riferibili alla notifica in esame (tra le tante: Cass., Sez. 5, 3 febbraio 2017, n. 2884; Cass., Sez. 6-5, 7 febbraio 2018, n. 2877; Cass., Sez. 6-5, 14 settembre 2020, n. 19050; Cass., Sez. 6-5, 26 gennaio 2021, n. 1652; Cass., Sez. 5, 26 novembre 2021, n. 36766; Cass., Sez. 6-5, 20 dicembre 2021, n. 40869).

Ne deriva l’insufficienza delle ricerche eseguite dal messo notificatore presso i custodi (recte: portieri) degli immobili indicati come sede legale della società contribuente e domicilio fiscale della legale rappresentante della società contribuente circa l’irreperibilità dei destinatari e l’inconsapevolezza dei luoghi del loro trasferimento, la genericità delle quali, peraltro, proprio in relazione alla loro vaghezza, avrebbe reso necessarie ulteriori verifiche per acclarare se il trasferimento della sede legale della contribuente fosse avvenuto all’interno del Comune o presso altro Comune, attraverso la consultazione, rispettivamente, dei registri anagrafici e del registro delle imprese.

Pertanto, proprio rispetto al caso di specie, la verifica operata dal messo notificatore in ordine al fatto che la società contribuente ed il suo legale rappresentante, in relazione alle generiche notizie fornite dai custodi (recte: portieri) dei predetti fabbricati, risultavano trasferiti in località ignote, avrebbe dovuto indurre a compiere le verifiche necessarie ad acclarare se tali trasferimenti fossero avvenuti all’interno o al di fuori del Comune di Milano. Verifiche che avrebbero ineludibilmente richiesto la consultazione del registro delle imprese e del registro della popolazione residente e che, per converso, il messo notificatore non ha minimamente compulsato.

2. Valutandosi la infondatezza del motivo dedotto, dunque, il ricorso deve essere rigettato.

3. Le spese giudiziali seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura fissata in dispositivo. Non si applica il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, in quanto la ricorrente è parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente alla rifusione delle spese giudiziali in favore della controricorrente, liquidandole nella misura di Euro 200,00 per esborsi e di Euro 18.000,00 per compensi, oltre a spese forfettarie nella misura del 15% sui compensi ed altri accessori di legge.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 14 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

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