Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3733 del 14/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 14/02/2020, (ud. 24/10/2019, dep. 14/02/2020), n.3733

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25628/2018 R.G. proposto da:

GESTIONI IMMOBILIARI s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, B.E., rappresentata e difesa, per procura speciale

in calce al ricorso, dall’avv. Lucio MARZIALE, presso il cui studio

legale sito in Roma, alla via Mirandola, n. 23, è elettivamente

domiciliata;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 738/19/2018 della Commissione tributaria

regionale del LAZIO, Sezione staccata di LATINA, depositata il

08/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/10/2019 dal Consigliere Dott. LUCIOTTI Lucio.

Fatto

RILEVATO

che:

– in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di accertamento ai fini IVA per l’anno di imposta 2006, con cui l’Agenzia delle entrate contestava alla società contribuente l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, con la sentenza impugnata la CTR rigettava l’appello proposto dalla parte privata avverso la sfavorevole sentenza di primo grado che aveva dichiarato l’inammissibilità del ricorso perchè tardivamente proposto (in data 22/09/2014) rispetto alla notifica dell’atto impositivo, quest’ultima effettuata per posta all’indirizzo del legale rappresentante della società contribuente con l’invio, stante la irreperibilità relativa del destinatario, della raccomandata informativa, neppure questa recapitata per temporanea assenza del destinatario e, quindi, immessa nella corrispondente cassetta postale e non ritirata nei successivi dieci giorni, con conseguente perfezionamento del procedimento notificatorio in data 28/02/2014;

– avverso tale statuizione la società contribuente propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, cui replica l’intimata con controricorso;

– sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio, all’esito del quale la ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il motivo di ricorso viene dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 2 e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 4, nonchè, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la “errata valutazione” di un fatto decisivo per il giudizio, lamentando la ricorrente la mancanza di prova della consegna della c.d. CAD, ovvero della comunicazione di avvenuto deposito dell’atto impositivo presso l’ufficio postale a seguito della mancata consegna, per irreperibilità relativa del destinatario, della raccomandata postale utilizzata per la notificazione del predetto atto.

2. Viene qui in considerazione la questione del momento perfezionativo della notificazione dell’atto impositivo per il destinatario onde computare il termine di decadenza dell’impugnazione. Al riguardo sostiene la ricorrente che la CTR aveva “ritenuto regolarmente perfezionato l’iter notificatorio dell’atto impugnato senza verificare se in atti vi fosse la prova dell’effettiva ricezione da parte della società ricorrente della CAD con la quale veniva comunicato il deposito del plico da notificare presso l’ufficio postale” (ricorso, pag. 7).

3. Pur volendo tralasciare i profili di inammissibilità del mezzo in esame, sia per la simultanea deduzione, in relazione alla medesima statuizione impugnata, del vizio di violazione di norme di diritto e del vizio logico di motivazione, accomunati inestricabilmente nella esposizione del motivo, in modo da tale da non rendere possibile scindere le ragioni poste a sostegno dell’uno o dell’altro vizio (cfr. Cass. n. 9793 del 2013; v. anche Sez. U., n. 9100 del 2015 e, in motivazione, Cass. n. 17526 del 2016 che richiama Sez. U. n. 26242 del 2014 e Sez. U. n. 17931 del 2013, nonchè, più recentemente, Cass. n. 22343 del 2018, non massimata), sia perchè viene dedotto un vizio di “errata” e non di omessa valutazione di un fatto decisivo, il motivo è manifestamente infondato in quanto, diversamente da quanto dedotto nel mezzo di cassazione, la CTR ha accerto in fatto, dandone atto in sentenza, che l’atto impositivo era stato notificato con raccomandata postale non recapitata per temporanea assenza del destinatario, cui aveva fatto seguito la spedizione della raccomandata informativa (c.d. CAD), la quale, sempre per la temporanea assenza del destinatario, era stata immessa nella cassetta postale del medesimo e da questi non ritirata nei successivi dieci giorni, con conseguente perfezionamento del procedimento notificatorio alla data del 28/02/2014.

4. Orbene, secondo un condivisibile principio

giurisprudenziale, “la notifica a mezzo posta, ove l’agente postale non possa recapitare l’atto, si perfeziona per il destinatario trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata, contenente l’avviso della tentata notifica e del deposito del piego presso l’ufficio postale, sicchè il termine per l’impugnazione (nella specie, di un avviso di accertamento) decorre da tale momento, rilevando il ritiro del piego, da parte del destinatario, solo se anteriore e non se successivo, come testualmente prevede la L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, nell’attuale formulazione” (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 26088 del 30/12/2015), ovvero a seguito della disposizione introdotta, nel testo di quella norma, dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, art. 2, che prevede che “la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2 ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore”.

5. “Ne consegue che è inesatto sostenere che, in esito al principio di scissione soggettiva”, postulato dalla nota sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002, “il momento di perfezionamento della notificazione eseguita per posta sia sempre correlato, quanto al destinatario, alla materiale consegna dell’atto. Ciò accade nei casi in cui la materiale consegna (id est, propriamente, il ritiro) sia anteriore ai dieci giorni. Non anche invece nei casi in cui l’atto sia notificato per compiuta giacenza e il ritiro sia avvenuto dopo il decorso del termine detto dalla spedizione della raccomandata informativa, giacchè la notifica si ha giustappunto per eseguita “in ogni caso”, quanto al destinatario, decorsi dieci giorni dalla data di spedizione di quella raccomandata” (così in motivazione Cass. n. 26088 del 2015 cit.; conf. Cass. n. 26864 del 2014; Cass. n. 4748 del 2011).

6. Per rigettare il motivo di ricorso è allora sufficiente considerare che il ricorrente non ha mosso alcun rilievo all’affermazione dei giudici di appello in ordine al fatto che la raccomandata postale contenente l’avviso di accertamento non era stata recapitata per temporanea assenza del destinatario, per cui in data 17/02/2014 era stata immessa in cassetta la comunicazione n. 76650250841-7 di avvenuto deposito del plico presso l’Ufficio postale e che la notifica si era perfezionata per compiuta giacenza in data 28/02/2014. In particolare, non ha mosso rilievo alla circostanza che la notificazione per compiuta giacenza fosse valida in ragione dell’avvenuta successiva spedizione della raccomandata informativa, insistendo nel sostenere la necessità dell’effettiva ricezione della CAD da parte della società ricorrente (ricorso, pag. 3 e memoria), che però è affermazione del tutto infondata giacchè, appunto, nei casi dianzi indicati (diversi da quelli esaminati da questa Corte nelle sentenze nn. 256105 e 26106 del 2019, citati dalla ricorrente nella memoria), la notifica si perfeziona “in ogni caso” al decorso dei dieci giorni dal data di spedizione della raccomandata informativa, il cui invio nella specie la CTR dà espressamente atto, indicando numero e data di spedizione.

7. Conclusivamente, quindi, il ricorso va rigettato.

8. In applicazione del principio della soccombenza, la ricorrente va condannata al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, nella misura liquidata in dispositivo.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5,600,00 per compensi, oltre al rimborso delle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 24 ottobre 2019.

Depositato in cancelleria il 14 febbraio 2020

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