Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3719 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. III, 07/02/2022, (ud. 08/11/2021, dep. 07/02/2022), n.3719

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 37380/2019 proposto da:

O.G., rappresentato e difeso dall’avv.to Andrea Maestri,

ed elettivamente domiciliato in Roma, piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione.

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato ed

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BOLOGNA n. 5200/2019, depositato

il 31/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

08/11/2021 dal Cons. Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. O.G., proveniente dalla Nigeria, ricorre affidandosi ad un unico motivo per la cassazione del decreto del Tribunale di Bologna che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese in quanto perché i componenti della setta cultista alla quale apparteneva il nonno con cui conviveva, volevano che egli prendesse il suo posto visto che l’anziano era morto: poiché egli non voleva assecondare questa tradizione, preferendo professare religione cristiana, era stato costretto ad allontanarsi anche per le minacce ricevute dai parenti.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Deve premettersi che la decisione viene assunta sulla base del principio della “ragione più liquida” (cfr. Cass. SU 9936/2014; Cass. SU 26242/2014; Cass. 26243/2014; Cass. 12002/2014; Cass. 11458/2018; Cass. 363/2019), prescindendo cioè dalle conseguenze derivanti dai controlli preliminari relativi alla procura speciale rilasciata al difensore del ricorrente, in relazione alla quale, assente la certificazione della data in cui essa è stata conferita al difensore, sarebbe stato necessario un rinvio a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte Costituzionale conseguente alla recente ordinanza di rimessione Cass. 17970/2021.

1.1. In relazione al principio sopra richiamato, tuttavia, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per le ragioni che seguono.

1.2. Con unico motivo il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 2 Cost., art. 10 Cost., comma 3, artt. 13,29 e 32 Cost., nonché degli artt. 2, 3, 4 ed 8 CEDU, art. 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 2, art. 5, commi 4 e 6, art. 19, commi 1 e 1.1, nonché del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8.

1.3. Assume che il Tribunale, nel ritenere inattendibile il racconto narrato, aveva omesso di valutare il contesto tribale africano ritenendo incoerenti le dichiarazioni rilasciate e non provvedendo affatto alla comparazione fra l’integrazione raggiunta in Italia e la sua vulnerabilità.

1.4. Il motivo è inammissibile perché oltre ad essere totalmente privo di specificità, non indicando quali passaggi motivazionali avrebbero infranto il paradigma interpretativo predicato dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, omette del tutto di allegare, in relazione alla denuncia di carente giudizio di comparazione, quali sarebbero le forme di inserimento raggiunto e, soprattutto, quale sarebbe la vulnerabilità idonea a rendere l’esito del giudizio di comparazione come un valido presupposto per la concessione della protezione umanitaria.

1,5. E vale solo la pena di rilevare che, quanto alla credibilità del racconto, il Tribunale ha reso una motivazione congrua, logica ed al di sopra della sufficienza costituzionale, avendo esaminato puntualmente tutte le contraddizioni emerse dal racconto (in relazione al quale veniva trascritta l’intera audizione) e le incongruenze riscontrate (cfr. pag. 3,4 e 5 primo cpv. del decreto impugnato).

2. Non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerate, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

3. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte;

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 8 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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