Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3717 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. III, 07/02/2022, (ud. 08/11/2021, dep. 07/02/2022), n.3717

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34401/2019 proposto da:

H.A., rappresentato e difeso dall’avv.to Massimo Rizzato,

(massimo.rizzato.ordineavvocativicenza.it) elettivamente domiciliato

in Roma, piazza Cavour, presso la Cancelleria civile della Corte di

Cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato ed

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BOLOGNA relativo alla

controversia RG 5869/2018, depositato il 02/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

08/11/2021 dal Cons. Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. H.A., proveniente dal Bangladesh, ricorre affidandosi ad un unico motivo per la cassazione del decreto del Tribunale di Bologna che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese perché aveva difeso sua sorella dall’aggressione del suocero che la stava picchiando per una vicenda privata e che a seguito della colluttazione aveva perso un occhio. Per tale ragione gli avevano chiesto un risarcimento di importo molto rilevante per pagare il quale si era dovuto spogliare di tutti i suoi beni. Aveva quindi deciso di partire perché era rimasto senza casa ed in assoluta povertà.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Dopo aver chiesto la rimessione in termini del ricorso, in ragione del fatto che il provvedimento impugnato incideva sui diritti fondamentali della persona e ne aveva avuto conoscenza in ritardo senza propria colpa grave, il ricorrente, con unico motivo, deduce la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, sulla protezione sussidiaria.

2. Deve premettersi che la decisione viene assunta sulla base del principio della “ragione più liquida” (cfr. Cass. SU 9936/2014; Cass. SU 26242/2014; Cass. 26243/2014; Cass. 12002/2014; Cass. 11458/2018; Cass. 363/2019), prescindendo cioè dalle conseguenze derivanti dai controlli preliminari relativi alla procura speciale rilasciata al difensore del ricorrente, in relazione alla quale, assente la certificazione della data in cui essa è stata conferita al difensore, sarebbe stato necessario un rinvio a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte Costituzionale conseguente alla recente ordinanza di rimessione Cass. 17970/2021.

3. In relazione a tale principio si osserva che il ricorso è inammissibile sotto due profili, di prima evidenza.

3.1. In primo luogo, deve rilevarsi la nullità della procura speciale conferita, nella quale è assente qualsiasi specifico riferimento al provvedimento impugnato, riportando l’espressione, scritta a penna, “ricorso cassazione avverso decreto trib.le”: questa Corte ha avuto modo di precisare, al riguardo, che “in tema di protezione internazionale, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, stabilisce che la data della procura speciale a ricorrere in cassazione sia espressamente certificata dal difensore, sicché deve essere dichiarato inammissibile ricorso ove la procura ad esso relativa, ancorché rilasciata su un foglio materialmente congiunto al medesimo ricorso e recante una data successiva al deposito del decreto impugnato, non indichi gli estremi di tale provvedimento, né altri elementi idonei ad identificarlo, come il numero cronologico ovvero la data del deposito o della comunicazione, poiché tale procura non soddisfa il requisito della specialità richiesto dall’art. 365 c.p.c. (cfr. Cass. 15211/2020; Cass. 25447/2020).

3.2. In secondo luogo, la tardività, ammessa dallo stesso ricorrente, (ricorso notificato il 15.11.2019 a fronte della comunicazione del decreto impugnato del 3.10.2019: cfr. comunicazione della cancelleria del Tribunale di Bologna, richiesta d’ufficio dalla cancelleria di questo ufficio), non è sanabile in quanto dipende dalla negligenza del difensore, il quale, senza addurre alcuna specifica motivazione, si è limitato ad affermare, a sostegno della richiesta, che non può pretendersi “dal cittadino straniero una diligenza superiore a quella dell’uomo medio ovvero la conoscenza della legge processuale italiana e dei relativi termini di impugnazione”, omettendo di considerare che la comunicazione del decreto è stata indirizzata al domicilio eletto dal richiedente asilo, e cioè lo studio del medesimo difensore (cfr. documentazione informatica relativa alla comunicazione a mezzo pec acquisita agli atti): ragione per cui non potrebbe comunque accogliersi l’istanza di rimessione in termini.

3.3. Al riguardo, questa Corte ha affermato il principio secondo cui “in caso di tardiva proposizione dell’impugnazione, la parte non può invocare la rimessione in termini ex art. 153 c.p.c., quando il ritardo sia dovuto a fatto imputabile al difensore, costituendo la negligenza di quest’ultimo un evento esterno al processo, che attiene alla patologia del rapporto con il professionista, rilevante solo ai fini dell’azione di responsabilità nei confronti del medesimo, senza che ciò comporti alcuna violazione dell’art. 6 CEDU, poiché l’inammissibilità dell’impugnazione, che consegue all’inosservanza del termine, non integra una sanzione sproporzionata rispetto alla finalità di salvaguardare elementari esigenze di certezza giuridica (Corte EDU, 15 settembre 2016, Trevisanato c. Italia)” (Cass. 3340/202.1 ed, in termini, Cass. 30512/2018; Cass. SU 4135/2019; Cass. SU 27773/2020; Cass. 27726/2020).

4. A ciò consegue che il decreto impugnato deve ritenersi ormai definitivo ed il ricorso, anche rispetto a tale profilo, deve essere dichiarato inammissibile.

5. Non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerate, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte;

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 8 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

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