Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 371 del 10/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 10/01/2017, (ud. 03/11/2016, dep.10/01/2017),  n. 371

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10232/2013 proposto da:

V.S., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI

VILLA SEVERINI N. 54, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE

TINELLI, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati PAOLA

RUGGIERI FAZZI, MAURIZIO DE LORENZI giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 135/22/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di BARI SEZIONE DISTACCATA di LECCE del 14/05/2012,

depositata il 15/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

Con sentenza n. 135/22/12, depositata il 15 ottobre 2012, non notificata, la CTR della Puglia – sezione staccata di Lecce – ha rigettato l’appello proposto nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale di Lecce, Ufficio Controlli, dall’avv. V.S. per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Lecce, che aveva rigettato il ricorso del professionista avverso il silenzio – rifiuto dell’Ufficio sulle istanze di rimborso che il contribuente aveva presentato per l’IRAP versata negli anni dal 2004 al 2007. Avverso la pronuncia della CTR l’avv. V. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, al quale l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Giova esaminare prioritariamente il terzo ed il quarto motivo, che possono essere trattati congiuntamente, essendo afferenti ad aspetti complementari della motivazione con la quale il giudice tributario d’appello ha affermato la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.

Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata lo ha individuato come soggetto passivo d’imposta, in ragione degli elevati compensi corrisposti a terzi, senza valutarne l’incidenza sulla creazione ed il mantenimento di un’autonoma struttura produttiva.

Con il quarto motivo il contribuente denuncia violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 14 e del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 7, lamentando che la sentenza impugnata, con riferimento alla dichiarazione per il solo anno 2007 nel quadro RE della somma di Euro 1.823.000,00 per compensi di attività professionale, in dispregio delle menzionate norme – segnatamente del citato D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 14, che prevede che l’IRAP “è dovuta per periodi di imposta a ciascuno dei quali corrisponde una obbligazione tributaria autonomd’, e che “il periodo di imposta è determinato secondo i criteri stabiliti ai fini delle imposte sui redditi” – ha fatto automaticamente conseguire anche per gli anni precedenti la ricorrenza del requisito dell’autonoma organizzazione.

I motivi sono manifestamente fondati.

Come da ultimo affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte (cfr. Cass. 10 maggio 2016, n. 9451), il requisito dell’autonoma organizzazione di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, quale presupposto impositivo dell’Irap, ricorre quando il contribuente: “a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segretaria ovvero meramente esecutive”.

Premesso che nella fattispecie in esame è incontroverso che il contribuente non occupa alcun collaboratore alle proprie dipendenze e, quanto ai beni strumentali, ha prodotto il registro dei beni ammortizzabili onde consentire al giudice di merito di verificare quanto dedotto circa il loro valore residuo, la decisione impugnata incorre nelle denunciate violazioni di legge laddove: a) si è limitata ad esporre i costi per ciascuna annualità di riferimento, senza verificarne, come dovuto, salvo un accenno limitato al solo 2007, la natura (cfr., più di recente, Cass. sez. 5, 31 maggio 2016, n. 11329), onde poter valutare se i relativi costi fossero specificamente riferibili al mantenimento di un’autonoma struttura organizzata (sulla necessità che l’esame sia limitato non solo all’entità delle spese ma anche alla loro natura, con specifico riferimento a fattispecie riguardante professionista svolgente l’attività di avvocato, cfr. Cass., sez. 6-5, ord. 28 dicembre 2012, n. 24117); b) ha desunto unicamente dall’entità elevata del reddito conseguito nel 2007, che il contribuente ha riferito a liquidazione di parcella per controversia annosa di elevato valore, l’automatica sussistenza del presupposto per l’assoggettamento del professionista all’IRAP per l’anno di riferimento, estendendola anche agli anni precedenti, in tal modo disattendendo il principio di diritto espresso da questa Corte (Cass. sez. 5, ord. 6 giugno 2009, n. 13038), secondo il quale l’entità del reddito prodotto non può costituire elemento decisivo che possa di per sè integrare il presupposto per l’applicazione dell’IRAP, e violando il disposto del D.Lgs. n. 446 del 1997, citato art. 14.

Il ricorso va pertanto accolto per manifesta fondatezza in relazione al terzo e quarto motivo, assorbiti il primo ed il secondo, con conseguente cassazione della pronuncia impugnata e rinvio per nuovo esame a diversa sezione della CTR della Puglia – sezione staccata di Lecce – alla stregua dei principi di diritto sopra enunciati.

Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso in relazione al terzo e quarto motivo, assorbiti il primo e secondo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, a diversa sezione della CTR della Puglia – sezione staccata di Lecce.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 gennaio 2017

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