Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3709 del 14/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 14/02/2020, (ud. 01/10/2019, dep. 14/02/2020), n.3709

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 32163-2018 proposto da:

S.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GOLAMETTO 4,

presso lo studio dell’avvocato FERDINANDO EMILIO ABBATE, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIOVAMBATTISTA

FERRIOLO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (OMISSIS);

– intimato –

sul regolamento di competenza avverso il decreto n. R.G. 51521/2018

della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il 17/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’01/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLO

COSENTINO;

lette le conclusioni scritte del PUBBLICO MINISTERO in persona del

SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE DOTT. CELESTE ALBERTO che visto

l’art. 380 ter c.p.c., chiede che la Corte di Cassazione, in camera

di consiglio, indichi la Corte d’Appello di Perugia, competente per

territorio a giudicare sul giudizio in oggetto, con le conseguenze

di legge.

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

La signora S.D. ha proposto regolamento di competenza avverso l’ordinanza con cui la corte d’appello di Roma ha dichiarato la propria incompetenza territoriale ed ha affermato la competenza della corte d’appello di Perugia, sul procedimento da lei introdotto il 6 febbraio 2018, nei confronti del Ministero della Giustizia, per l’equa riparazione della non ragionevole durata di un giudizio, ai sensi della L. n. 89 del 2001.

Il giudizio presupposto – avente a propria volta ad oggetto l’equa riparazione da irragionevole durata di un giudizio ulteriormente precedente – era stato instaurato dalla stessa signora S. nel 2007, davanti alla corte d’appello di Roma, e, a seguito della declaratoria di incompetenza di quest’ultima, era stato trattato dalla corte d’appello di Perugia e dalla stessa definito con decreto del 2016.

Il decreto qui impugnato ha fatto applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 3, nel testo (applicabile ratione temporis nel presente giudizio) risultante dalle modifiche apportate dalla L. n. 208 del 2015 ed ha affermato la competenza della corte d’appello di Perugia sul rilievo che ivi si era svolto – all’esito della riassunzione conseguita alla declaratoria di incompetenza pronunciata dalla corte d’appello di Roma, originariamente adita – il giudizio di merito la cui non ragionevole durata costituiva la causa della richiesta di indennizzo della signora S..

Nel regolamento di competenza si richiama il precedente di questa Corte n. 16565/16 e si deduce che ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 3, come modificato dalla L. n. 208 del 2015, per “giudice innanzi al quale si è svolto il primo grado del processo presupposto” dovrebbe intendersi il giudice, davanti al quale il processo è stato originariamente incardinato.

Il Ministero della Giustizia non ha spiegato difese in questa sede.

La causa è stata chiamata all’adunanza in camera di consiglio del 1 ottobre 2019 per la quale il Procuratore Generale ha concluso per la declaratoria di competenza della corte di appello di Perugia.

Il ricorso per regolamento non può trovare accoglimento.

La giurisprudenza successiva al precedente invocato in ricorso, dalla quale il Collegio non vede ragioni di discostarsi, ha reiteratamente affermato che, ai fini dell’individuazione del giudice competente sulla domanda di equa riparazione, L. n. 89 del 2001, ex art. 3, come modificato dalla L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 777, deve aversi riguardo al distretto della corte d’appello in cui ha sede il giudice avanti al quale si è svolto il giudizio presupposto e che lo ha definito nel merito, anche, eventualmente, a seguito di riassunzione per intervenuta dichiarazione di incompetenza del giudice originariamente adito, e non, come in precedenza, il giudice dinanzi al quale il giudizio è stato introdotto (Cass. 9721/19, Cass. 9723/19, Cass. 20983/19, Cass. 24659/19).

Nel procedimento in esame, pertanto, la competenza territoriale appartiene alla corte di appello di Perugia, dinanzi alla quale il giudizio presupposto si è svolto – all’esito della riassunzione conseguita alla declaratoria di incompetenza della corte di appello di Roma – ed è stato definito nel merito.

Non occorre adottare alcuna pronuncia sulle spese del presente regolamento, perchè l’intimato Ministero della Giustizia – vittorioso, in ragione del rigetto del regolamento stesso – non ha svolto attività difensiva in questa sede.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso per regolamento di competenza e conferma la competenza territoriale della corte di appello di Perugia.

Così deciso in Roma, il 11 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2020

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