Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37056 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 09/11/2021, dep. 26/11/2021), n.37056

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

A.R. (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta

procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato Franco

Beretti, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Reggio

Emilia, Via Malta n. 7;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro;

– intimato –

avverso la sentenza n. 798/2020 della CORTE D’APPELLO di Bologna,

depositata il 25.2.2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 9.11.2021 dal Consigliere Relatore Dott. Amatore

Roberto.

 

Fatto

RILEVATO

– Che con la sentenza impugnata la Corte di appello di Bologna ha accolto l’appello proposto dal Ministero dell’Interno nei confronti di A.R., cittadino del Bangladesh, avverso l’ordinanza emessa in data 23 marzo 2018 dal Tribunale di Bologna, con la quale, da un lato, erano state respinte le domande di protezione internazionale e, dall’altro, era stata accolta quella di protezione umanitaria avanzata dal richiedente, rigettando pertanto anche quest’ultima domanda.

– che viene proposto da A.R. ricorso avverso la predetta sentenza n. 798/2020, depositata il 7/11/2021, affidato ad un unico motivo di censura;

La Corte d’Appello ha ritenuto che: a) era maturato il giudicato interno in ordine al diniego delle richieste di protezione maggiori, stante la mancata impugnativa con appello incidentale delle statuizioni negative del Tribunale; b) il racconto del richiedente, peraltro non credibile, aveva comunque confermato la natura economica della migrazione del richiedente; c) non poteva accordarsi tutela neanche sotto il profilo della richiesta protezione umanitaria, posto che la valutazione di non credibilità escludeva tale possibilità e perché il ricorrente non aveva dimostrato un saldo radicamento nel contesto sociale italiano né una condizione di soggettiva vulnerabilità; d) si assisteva nel Bangladesh ad una forte crescita economica e alla tutela dei diritti fondamentali, con la conseguenza che non avrebbe potuto rintracciarsi un ulteriore profilo di vulnerabilità del richiedente in relazione al paese di provenienza e di eventuale rimpatrio;

– che l’amministrazione intimata non ha svolto difese;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

1. che con il primo ed unico motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, sul rilievo che la corte territoriale avrebbe errato nella valutazione dell’insussistenza della condizione di vulnerabilità del richiedente e nella mancata valutazione della situazione alimentare e degli effetti dei disastri ambientali per l’accoglimento della domanda di protezione umanitaria;

3. che il motivo, così articolato, è inammissibile;

3.1 che, sotto l’egida formale del vizio di violazione di legge, il ricorrente intende invece sollecitare questa Corte di legittimità ad un irricevibile nuovo giudizio di merito sulle dichiarazioni del richiedente, al fine di accreditare un diverso e più favorevole scrutinio della condizione di soggettiva vulnerabilità del ricorrente stesso, valutazioni che, tuttavia, richiedendo una rilettura degli atti istruttori, sono inibite al giudice di legittimità; che, sul punto, non è inutile ricordare che la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che, in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente problema interpretativo della stessa; l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa e’, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, solo sotto l’aspetto del vizio di motivazione (Sez. 1, Ordinanza n. 3340 del 05/02/2019; Sez. 1, Ordinanza n. 24155 del 13/10/2017; Sez. L, Sentenza n. 195 del 11/01/2016);

3.2 che costituisce del pari scrutinio di merito, ancora una volta non consentito in questa sede, la valutazione sulla situazione alimentare e sui disastri ambientali, questioni che avrebbero potuto avere accesso solo se veicolate attraverso il vizio di omesso esame di fatto decisivo (secondo il paradigma indicato dalla giurisprudenza di questa Corte: ss.uu. n. 8053/2014), vizio qui neanche prospettato dal ricorrente; senza neanche contare che la corte di merito ha argomentato in modo adeguato anche in relazione al giudizio comparativo richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte (Cass. sent. n. 4455/2018), concludendo per l’assenza di una situazione di vulnerabilità qualificata a carico del richiedente;

6. che nessuna statuizione è dovuta per le spese del presente giudizio di legittimità, stante la mancata difesa della parte intimata.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione civile, il 9 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

 

 

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