Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37055 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 26/11/2021), n.37055

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32105-2020 proposto da:

M.A.R., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONIO BARONE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE di CASERTA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2400/2020 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 29/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FIDANZIA

ANDREA.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto da M.A.R., cittadino del Bangladesh, affidandolo a tre motivi, ricorso avverso la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, che ha rigettato l’appello proposto dall’odierno ricorrente avverso l’ordinanza del Tribunale di Napoli del 11.4.2017, che ha rigettato il ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che il Ministero intimato si è costituito tardivamente in giudizio ai soli fini di un’eventuale partecipazione all’udienza di discussione;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

1. che con il primo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 132 c.p.c. e dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, stante il carattere apparente della sentenza impugnata con riferimento al giudizio di non credibilità del racconto del ricorrente;

2. che con il secondo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, per avere la Corte d’Appello sopravvalutato alcune imprecisioni e/o omissioni nel racconto del ricorrente, che deve ritenersi plausibile, senza considerare le sue difficoltà e ritrosie nella narrazione;

– che la Corte d’Appello non ha tenuto in considerazione la situazione sociopolitica esistente nel suo paese d’origine, caratterizzata da un aumento della criminalità comune e degli attacchi terroristici, oltre all’emergenza sanitaria causata dal covid ‘19;

3. che con il terzo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e art. 14, lett. c), e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per non avere la Corte d’Appello considerato l’esistenza di una incontestata situazione di violenza ed indiscriminata in diverse aree e regioni del Paese di provenienza del ricorrente;

4. che tutti e tre motivi, da esaminare unitariamente, affrontando, almeno in parte, questioni comuni, sono inammissibili;

che, in primo luogo, il ricorrente non ha colto la ratio decidendi della sentenza impugnata con riferimento al rigetto della domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato e della domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 14, lett a) e b);

che, in particolare, la Corte non ha affatto ritenuto il ricorrente non credibile, ma ha valorizzato proprio quanto dallo stesso riferito nel corso della sua audizione, durante la quale costui aveva evidenziato di aver lasciato la famiglia d’origine e di essere partito per problemi economici, non disponendo di mezzi sufficienti a soddisfare i bisogni della famiglia (“…i miei genitori non guadagnano abbastanza…. e devo sposare due sorelle);

che, pertanto, dallo stesso racconto del ricorrente non era emersa né una persecuzione di natura politica perpetrata nei suoi confronti, né il rischio di subire un grave danno alla sua persona;

che, a fronte di un così articolato ragionamento del giudice di secondo grado, il ricorrente ha svolto censure in ordine ad una presunta valutazione di non credibilità del suo narrato da parte della Corte d’Appello, che non trovano alcun riscontro nella sentenza impugnata;

che, quanto, al rigetto da parte della Corte d’Appello della domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 14, lett. c), va, preliminarmente, osservato che, anche recentemente, questa Corte ha statuito che, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, a norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), la nozione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato, interno o internazionale, deve essere interpretata, in conformità con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE (sentenza 30 gennaio 2014, in causa C-285/12), nel senso che il grado di violenza indiscriminata deve avere raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia (Cass. n. 13858 del 31/05/2018);

che, nel caso di specie, il Tribunale ha accertato l’insussistenza di una situazione di violenza diffusa ed indiscriminata in Bangladesh (non evincibile, peraltro, neppure dalle stesse deduzioni del ricorrente) ed il relativo accertamento costituisce apprezzamento di fatto di esclusiva competenza del giudice di merito, non censurabile in sede di legittimità (Cass. 2/12/2018 n. 32064);

che ne consegue che le censure del ricorrente si appalesano come di merito, e, come tali inammissibili in sede di legittimità, essendo finalizzate a sollecitare una diversa ed alternativa ricostruzione dei fatti rispetto a quella operata dalla Corte d’Appello (Cass. 8757/2017);

che, infine, quanto all’emergenza da covid ‘19, la relativa censura difetta di autosufficienza;

che, infatti, posto che nel provvedimento impugnato non vi è alcuna traccia del riferimento alla questione dell’emergenza determinate dalla pandemia da covid ‘19, è principio consolidato di questa Corte che i motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena di inammissibilità, questioni che siano già comprese nel thema decidendum del precedente grado del giudizio, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di legittimità questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase di merito, tranne che non si tratti di questioni rilevabili d’ufficio (Cass., 17/01/2018, n. 907; Cass., 09/07/2013, n. 17041);

– che ne consegue che, ove nel ricorso per cassazione siano prospettate questioni non esaminate dal giudice di merito, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di specificità del motivo, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, nonché il luogo e modo di deduzione, onde consentire alla S.C. di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass., 13/06/2018, n. 15430);

– che, nel caso di specie, il ricorrente non ha adempiuto a tale onere di allegazione, non deducendo nemmeno di aver sollevato dinnanzi al giudice d’appello la questione in oggetto;

5. che non si liquidano le spese di lite in relazione all’inammissibilità della costituzione tardiva del Ministero dell’Interno.

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

 

 

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