Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37050 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. II, 26/11/2021, (ud. 09/03/2021, dep. 26/11/2021), n.37050

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24449-2019 proposto da:

I.M.F., rappresentato e difeso dall’avvocato Carmelita

Cosentino, con studio in Città di Castello (PG) via Cortonese 6/C;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2219/2019 della Corte d’appello di Venezia,

depositata il 30/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/03/2021 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– I.M.F., cittadino del (OMISSIS), ha impugnato per cassazione la sentenza della Corte d’appello di Venezia che ha respinto il di lui gravame avverso l’ordinanza de Tribunale veneziano di diniego della protezione internazionale;

– a sostegno delle domande di protezione internazionale ed umanitaria il richiedente aveva allegato di aver lasciato il (OMISSIS) per motivi economici, diretto in Libia, e riferiva di avere chiesto soldi in prestito per il viaggio, danaro che non era in grado di restituire per questo temeva di ritornare in patria;

– la corte d’appello aveva ritenuto di non ravvisare nella vicenda così descritta né i presupposti dello status di rifugiato, né quelli della protezione sussidiaria, né, infine, quelli della protezione umanitaria;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta con ricorso affidato a due motivi.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il 10 motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione delle disposizioni che regolano l’eccezione di incostituzionalità per avere omesso la corte territoriale una valutazione giuridica in relazione all’eccezione di incostituzionalità sollevata in merito alla mancata previsione nel testo del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 3 della presenza obbligatoria dell’avvocato e dell’interprete durante il primo incontro dello straniero con la Commissione territoriale competente;

– il motivo propone una questione di legittimità costituzionale di carattere processuale che appare non rilevante nel caso di specie;

– il ricorrente non specifica, infatti, a sostegno della sollevata questione di illegittimità quale condizione personale non abbia potuto indicare avanti alla Commissione prima ed al Tribunale in sede di ricorso avverso la decisione di diniego assunta dalla Commissione territoriale;

– peraltro avanti al Tribunale egli era assistito da un legale ed avrebbe potuto avanzare motivata istanza di audizione al fine di fornire elementi sulla vicenda personale non potuti chiarire in precedenza a sostegno delle sue richieste ed al fine di attivare la cooperazione ufficiosa (cfr. D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, commi 10 e 11, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 ed D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8; si veda, inoltre, Cass. 21548/2020);

-in assenza di tutto ciò non appare inspiegabile la conclusione della corte d’appello di manifesta infondatezza della questione di illegittimità costituzionale esposta in termini laconici e generici;

– con il secondo motivo si denuncia l’error in iudicando e la falsa applicazione della regola del divieto dello ius novorum per avere la corte territoriale omesso la valutazione del verbale contenente le dichiarazioni rese dall’odierno ricorrente davanti alla Commissione territoriale competente;

– la censura è inammissibile perché non specifica in che modo l’affermazione della corte territoriale, che ha dato atto della mancata produzione del verbale delle dichiarazioni rese avanti alla Commissione, violerebbe il divieto dello jus novorum;

– la corte veneziana si è limitata a prendere atto che le censure dedotte dall’appellante riguardanti l’inquadramento della vicenda personale e fondate su dichiarazioni da lui rese alla Commissione territoriale non potevano essere vagliate in ragione della mancata produzione del relativo verbale, il cui onere probatorio incombeva sull’appellante;

– si tratta di constatazione che attinge l’onere probatorio e non il divieto dello jus novorum e la statuizione del giudice d’appello si è fondata sul mancato adempimento della parte gravata;

-l’esito sfavorevole di entrambi i motivi giustifica il rigetto del ricorso;

– nulla va disposto sulle spese di lite atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato Ministero;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater -, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile, il 9 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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