Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37047 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. II, 26/11/2021, (ud. 09/03/2021, dep. 26/11/2021), n.37047

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 26553 – 2019 R.G. proposto da:

D.O., – c.f. (OMISSIS) – rappresentato e difeso in virtù

di procura speciale su foglio allegato in calce al ricorso

dall’avvocato Antonio Turco, ed elettivamente domiciliato in Roma,

alla via della Salvia, n. 142, presso lo studio dell’avvocato Elisa

Pantellini;

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’INTERNO, – c.f. (OMISSIS) – in persona del Ministro

pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Salerno dell’11.6.2019;

udita la relazione nella camera di consiglio del 9 marzo 2021 del

consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. D.O., cittadino della (OMISSIS), formulava istanza di protezione internazionale.

2. La competente Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale rigettava l’istanza.

3. Con decreto in data 11.6.2019 il Tribunale di Salerno respingeva il ricorso proposto da D.O. avverso il provvedimento della commissione.

4. Avverso tale decreto ha proposto ricorso D.O.; ne ha chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni susseguente statuizione. Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

5. Il ricorrente ha depositato memoria.

6. Con l’unico motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8 e art. 35; ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’omesso esame circa fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti; ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità del decreto impugnato e del procedimento; l’omessa e/o contraddittoria motivazione.

Deduce che ha errato il tribunale a reputare generiche le sue dichiarazioni.

Deduce che il tribunale si è avvalso di informazioni generiche, non si è avvalso dei suoi poteri istruttori officiosi, non ha tenuto conto degli elementi di prova allegati, segnatamente, ai fini della protezione umanitaria, dell’assunzione lavorativa a tempo determinato.

Deduce che il suo paese d’origine per nulla è pacificato e vi è radicata l’intolleranza verso gli omosessuali; che in caso di rimpatrio sarebbe esposto al rischio di persecuzione.

7. Il ricorso è inammissibile.

8. Va dato atto in primo luogo dell’inottemperanza all’onere di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, ovvero il ricorso è del tutto deficitario in relazione all’onere dell'”esposizione sommaria dei fatti della causa”.

Più esattamente il ricorso non contiene alcun riferimento alle ragioni di cui all’iniziale istanza di protezione internazionale ed alle ragioni di cui al ricorso esperito al Tribunale di Salerno; contiene un fugace riferimento (“(…), siccome non credibile la versione fornita dal ricorrente, in termini di discriminazione omofobica, (…)”: così ricorso, pag. 3) alle motivazioni del decreto dell’11.6.2019 del Tribunale di Salerno (cfr. Cass. sez. un. 22.5.2014, n. 11308, secondo cui il ricorso per cassazione in cui manchi completamente l’esposizione dei fatti di causa e del contenuto del provvedimento impugnato è inammissibile; tale mancanza non può essere superata attraverso l’esame delle censure in cui si articola il ricorso, non essendone garantita l’esatta comprensione in assenza di riferimenti alla motivazione del provvedimento censurato, né attraverso l’esame di altri atti processuali, ostandovi il principio di autonomia del ricorso per cassazione; cfr. Cass. 31.1.2007, n. 2097, secondo cui è inammissibile il ricorso per cassazione in cui manchi completamente l’esposizione dei fatti di causa e del contenuto del provvedimento impugnato; tale mancanza non può essere superata attraverso l’esame delle censure in cui si articola il ricorso, non essendone garantita l’esatta comprensione in assenza di riferimenti alla motivazione del provvedimento censurato, né attraverso l’esame della narrativa contenuta nel controricorso al ricorso incidentale e nella memoria illustrativa, ostandovi il principio di autonomia del ricorso per cassazione; Cass. 24.4.2018, n. 10072).

9. La suindicata ragione di inammissibilità del ricorso ha un rilievo assorbente pur in rapporto al riscontro della nullità della notificazione del ricorso per cassazione, siccome l’impugnazione a questo Giudice è stata a mezzo p.e.c. notificata all’indirizzo (OMISSIS).

La notificazione viceversa sarebbe stata da eseguire all’indirizzo ags.rmmailcert.avvocaturastato.it (al riguardo cfr. Cass. (ord. interlocutoria) 15.1.2015, n. 608, secondo cui in materia di ricorso per cassazione proposto nei confronti della P.A. è nulla la notifica effettuata presso l’Avvocatura distrettuale anziché presso l’Avvocatura generale dello Stato, sicché ne è ammissibile la rinnovazione presso quest’ultima, ponendosi una diversa soluzione in contrasto con il principio di ragionevole durata del processo; Cass. (ord. interlocutoria) 17.10.2014, n. 22079; Cass. sez. lav. 18.1.2016, n. 710. Al riguardo cfr. Cass. (ord.) 11.3.2020, n. 6924, secondo cui la declaratoria di inammissibilità del ricorso esonera la Suprema Corte dal disporre la rinnovazione della notificazione dello stesso nulla, poiché effettuata presso l’Avvocatura distrettuale anziché presso l’Avvocatura generale dello Stato, in applicazione del principio della ragionevole durata del processo che impone al giudice, ai sensi degli artt. 175 e 127 c.p.c., di evitare e impedire i comportamenti che ostacolino una sollecita definizione del giudizio, tra i quali rientrano quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuale e in formalità superflue perché non giustificate dalla struttura dialettica del processo).

Tanto, ben vero, a prescindere dall’ulteriore rilievo per cui il ricorrente non ha specificato se ed in quale data gli è stato comunicato il decreto dell’11.6.2019 del Tribunale di Salerno, onde dimostrare che la notifica del ricorso per cassazione a mezzo p.e.c. in data lunedì 15.7.2019 è stata comunque eseguita tempestivamente (cfr. Cass. (ord.) 10.7.2020, n. 14839, secondo cui, in tema di protezione internazionale, il ricorrente per cassazione che agisca ai sensi del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis è tenuto ad allegare l’avvenuta comunicazione del decreto impugnato (o la mancata esecuzione di tale adempimento), producendo, a pena d’improcedibilità, copia autentica del provvedimento unitamente alla relazione di comunicazione, munita di attestazione di conformità delle ricevute PEC, fermo restando che il mancato deposito di tale relazione è irrilevante non solo nel caso in cui il ricorso sia comunque notificato entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto (cd. prova di resistenza), ma anche quando essa risulti comunque nella disponibilità della Corte di cassazione, perché prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita a seguito dell’istanza di trasmissione del fascicolo d’ufficio, sempre che l’acquisizione sia stata in concreto effettuata e che da essa risulti l’avvenuta comunicazione, non spettando alla Corte attivarsi per supplire, attraverso tale via, all’inosservanza della parte al precetto posto dall’art. 369 c.p.c., comma 2).

10. Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese. Nessuna statuizione in ordine alle spese del presente giudizio va pertanto assunta.

11. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315, secondo cui la debenza dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione è normativamente condizionata a due presupposti: il primo, di natura processuale, costituito dall’adozione di una pronuncia di integrale rigetto o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione, la cui sussistenza è oggetto dell’attestazione resa dal giudice dell’impugnazione ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater; il secondo, di diritto sostanziale tributario, consistente nell’obbligo della parte impugnante di versare il contributo unificato iniziale, il cui accertamento spetta invece all’amministrazione giudiziaria).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sez. seconda civ. della Corte Suprema di Cassazione, il 9 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

 

 

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