Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37045 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. II, 26/11/2021, (ud. 23/02/2021, dep. 26/11/2021), n.37045

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24973-2019 proposto da:

D.F., rappresentato e difeso dall’avvocato Massimo

Rizzato;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), ope legis domiciliato in Roma, Via

Dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura Generale fello Stato, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 4127 del Tribunale di Venezia, depositato il

13/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/02/2021 dal Consigliere Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– D.F., cittadino del (OMISSIS), ha impugnato per cassazione il decreto del Tribunale di Venezia che ha rigettato il di lui ricorso avverso il diniego disposto dalla competente Commissione territoriale in merito alla domanda di protezione internazionale ed umanitaria;

– a sostegno delle domanda di protezione egli ha dichiarato di essere fuggito dal (OMISSIS) in quanto lui e la sua famiglia avevano problemi con la famiglia S. che li minacciava di morte ove avessero continuato ad estrarre l’oro; a seguito di un’aggressione patita da parte di detta famiglia, egli nel tentativo di salvarsi cadeva bruciandosi la mano e per timore di essere ucciso aveva dapprima raggiunto la Libia e da lì era partito per l’Italia;

– il tribunale veneziano ha ritenuto condivisibile la valutazione di scarsa credibilità formulata dalla commissione evidenziando le contraddizioni del racconto e, attesa la natura privatistica della vicenda narrata, escluso la disabilità dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato così come quelli della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e lett. b);

– sulla scorta delle fonti informative consultate il tribunale ha poi escluso la ravvisabilità in (OMISSIS) di una situazione di violenza indiscriminata rilevante ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c) e, con specifico riguardo alla protezione umanitaria, ha evidenziato come la scarsa credibilità e l’insussistenza di un adeguato livello di integrazione sociale non consenta di ravvisare seri motivi rilevanti per il rilascio di questo tipo di permesso di soggiorno;

– la cassazione del decreto è chiesta sulla base di due motivi, cui resiste con controricorso l’intimato Ministero dell’Interno.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio ed oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, con violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 3, lett. c) per avere il tribunale di Venezia violato la disciplina circa l’onere probatorio escludendo la ravvisabilità dei presupposti per il riconoscimento delle forme di protezione richieste senza attivare il dovere di cooperazione ufficiosa;

-con il secondo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 33, dell’art. 33 della Convenzione di Ginevra, dell’art. 10 Cost., comma 3, nonché la violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 27, la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 7, 14,19, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 per non avere il tribunale approfondito la situazione del ricorrente in particolare del suo paese di provenienza;

– entrambe le censure attengono ai profili di valutazione della fondatezza della domanda di protezione internazionale ed umanitaria e possono pertanto essere esaminate congiuntamente;

– si tratta di censure inammissibili perché le dichiarazioni e le produzioni documentali del ricorrente sono state dettagliatamente vagliate con specifica argomentazione e parametrazione dell’onere di allegazione in relazione a ciascuna forma di protezione richiesta (cfr. sulla differenza fra le ipotesi sub art. 14, lett. a e lett. b) rispetto a quella sub lett. c) Cass. 13940/2020; id.19224/2020), con conseguente rigetto della domanda di protezione internazionale sia per il carattere privato della vicenda sia per l’esclusione di esposizione al rischio di torture e pregiudizio ai sensi del del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e lett. b) e lett. c), sia per l’insussistenza di condizioni personali di vulnerabilità stante la ritenuta non gravità del quadro clinico avente ad oggetto le ferite alla mano e la ritenuta inadeguatezza dell’allegata integrazione sociale nell’ambito del giudizio comparativo secondo il principio di cui alla sentenza di questa Corte n. 4455/2018;

-le censure sono altresì inammissibili perché a pag. 10 il decreto cita le fonti EASO sulla situazione socio-politica del (OMISSIS) secondo cui, pur evidenziandosi alcune criticità in campo sociale e giuridico, deve escludersi che il rientro nel paese di provenienza esponga di per sé il richiedente ad un grave rischio personale in ragione della situazione sociopolitica;

– tale affermazione della Corte distrettuale va esente da critica, atteso che in base alla giurisprudenza della Corte di giustizia Europea (v. sentenze 30 gennaio 2014 nella causa C-285/12 e 17 febbraio 2009 nella causa C-465/07) la violenza indiscriminata è quella che raggiunge un livello tale che il richiedente, per la sua sola presenza sul territorio di cui trattasi, corre un rischio effettivo di subire una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona;

– né il ricorrente indica fonti più recenti e di segno opposto per inficiare la conclusione del giudice del merito;

– l’inammissibilità di entrambe le censure comporta l’inammissibilità del ricorso e, in applicazione del principio di soccombenza, la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente nella misura liquidata in dispositivo;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente e liquidate in Euro 2100,00 per compensi oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile, il 23 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

 

 

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