Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37040 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 26/11/2021), n.37040

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9113-2021 proposto da:

D.J. domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA

della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

Maria Grazia Corio per procura speciale in calce al ricorso (p.e.c.

graziamaria.corio.coapalmi.legalmail.it);

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO;

– intimato –

avverso l’ordinanza N. 111/2020 del GIUDICE DI PACE DI CASERTA emessa

in data depositata in data 28/09/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 30/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. SCALIA

LAURA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Giudice di Pace di Caserta, con l’ordinanza in epigrafe indicata, ha respinto l’opposizione proposta da D.J., nata in Nigeria, avverso il decreto in data 8 luglio 2020 con cui il Prefetto della provincia di Caserta ne disponeva l’espulsione dal territorio nazionale.

Il Giudice di Pace ha ritenuto che, quanto alla patologia addotta dalla ricorrente, affetta da HIV, infezione rispetto alla quale erano necessarie cure successive alla fase emergenziale indispensabili all’efficacia dei farmaci alla cui somministrazione la ricorrente era sottoposta in Italia, la deducente non avesse provato la sottoposizione a cure farmacologiche per l’anno 2020 né la richiesta di un permesso di soggiorno per cure mediche D.lgs. n. 289 del 1998 ex art. 19, lett. d) bis, nella documentata attuale sussistenza della patologia.

2. D.J. ricorre per la cassazione dell’indicata ordinanza con due motivi.

Il Ministero dell’interno si è costituito tardivamente al dichiarato fine di partecipare alla discussione in pubblica udienza ex art. 370 c.p.c., comma 1.

2.1. Con il primo motivo la ricorrente deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

2.2. Con il secondo motivo la ricorrente fa valere la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 2 e art. 19, comma 2, lett. d)-bis); violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2,3 e 32 Cost.; violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2, 3, 8 CEDU; violazione/o falsa applicazione del TUI, art. 13, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La ricorrente affetta da HIV era in cura in Italia attraverso la somministrazione di farmaci antiretrovirali dal 2014 presso strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale ed il Giudice di Pace aveva mancato di valutare la gravità della patologia ed il pericolo di compromissione al diritto alla salute che veniva alla ricorrente, nell’evidenza che l’intervento farmacologico necessario, di cui ella godeva in Italia, non avrebbe potuto essere sostenuto, per i suoi alti costi, nel Paese di origine, la Nigeria, ove, quale persona immunodepressa, avrebbe peraltro corso il rischio di essere contagiata dal virus Covid 19.

3. I motivi possono trovare congiunta trattazione venendo per gli stessi in valutazione il principio, affermato ad questa Corte, per il quale “In tema di espulsione dello straniero, la garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero, che comunque si trovi nel territorio nazionale impedisce l’espulsione nei confronti di colui che dall’immediata esecuzione del provvedimento potrebbe subire un irreparabile pregiudizio, dovendo tale garanzia comprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza, ma anche tutte le altre prestazioni essenziali per la vita” (Cass. SSUU n. 14500 del 10/06/2013; Cass. n. 13252 del 27/06/2016).

Il Giudice di Pace per l’impugnata ordinanza non ha valutato che il trattamento antiretrovirale praticato in Italia alla ricorrente, persona affetta da infezione dal virus HIV, ha natura di salvavita e quindi non ha provveduto a confrontare il contesto sanitario nazionale italiano con quello del Paese di origine, la Nigeria, in tal modo contravvenendo all’indicato principio.

4. In accoglimento del ricorso questa Corte cassa l’ordinanza prefettizia impugnata e decidendo nel merito annulla il decreto di espulsione del Giudice di Pace di Caserta. Spese secondo soccombenza liquidate come in dispositivo.

Essendo il procedimento esente, non si applica il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei sensi di cui in parte motiva, cassa l’ordinanza impugnata e, decidendo nel merito, annulla il decreto di espulsione del Prefetto della Provincia di Caserta n. 115 del 2020.

Condanna il Prefetto della provincia di Caserta a rifondere alla ricorrente le spese di lite che liquida in Euro 1.600,00 oltre Euro 100,00 per spese vive quanto al giudizio di merito e il Ministero dell’interno a rifondere alla ricorrente le spese di lite che liquida in Euro 2.100,00 oltre Euro 100,00 per spese vive, quanto al giudizio di legittimità, oltre, per tutte le fasi del giudizio, spese generali al 15% forfettario sul compenso ed accessori di legge.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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