Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 37021 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 26/11/2021), n.37021

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13111-2020 proposto da:

S.O., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO, 22, presso

lo studio dell’avvocato ANTONELLO CIERVO, rappresentato e difeso

dall’avvocato LUCA MANDRO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 5085/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 18/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FALABELLA

MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnata per cassazione la sentenza della Corte di appello di Venezia, pubblicata il 18 novembre 2019, con cui è stato respinto il gravame proposto da S.O. nei confronti dell’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c., comma 5, del Tribunale del capoluogo veneto. La nominata Corte ha negato che avesse fondamento la domanda di protezione internazionale proposta dal detto appellante.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su cinque motivi. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorrente solleva preliminarmente una questione di legittimità costituzionale della L. n. 98 del 2013, artt. 69-72, che ha convertito, con modifiche, il D.L. n. 69 del 2013, riguardante l’istituzione dei giudici ausiliari delle corti d’appello, in relazione agli artt. 3 e 25 Cost., all’art. 102 Cost., comma 1, e all’art. 106 Cost., commi 1 e 2. L’istante rileva come la sentenza sia stata pronunciata da un collegio integrato da un giudice ausiliario. Viene ricordato come questa Corte, con due diverse ordinanze, abbia ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dei richiamati articoli osservando come dalla legge istitutiva del giudice ausiliario presso la corte di appello non emergerebbero le ragioni eccezionali e i limiti temporali che la Corte costituzionale individuò per le supplenze dei magistrati onorari nei collegi del tribunale con le pronunce nn. 99 del 1964, 156 del 1963 e 103 del 1998.

La questione è stata già affrontata dalla Corte costituzionale, la quale ha dichiarato costituzionalmente illegittimi, per violazione dell’art. 106 Cost., commi 1 e 2, , il D.L. n. 69 del 2013, artt. 62,63,64,65,66,67,68,69,70,71 e 72, convertito, con modificazioni, in L. n. 98 del 2013, nella parte in cui non prevedono che essi si applichino fino a quando non sarà completato il riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria nei tempi stabiliti dal D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 32. Le disposizioni censurate, secondo il giudice delle leggi, violano il parametro evocato, il quale delinea un sistema generale di reclutamento mediante pubblico concorso, come strumentale all’indipendenza della magistratura, non diversamente dalla garanzia dell’inamovibilità (art. 107 Cost., comma 1), evitando ogni discriminazione, anche di genere, e assicurando la qualificazione tecnico-professionale. Nella prospettiva di una salvaguardia dell’esigenza di tener conto dell’innegabile impatto complessivo che la decisione è destinata ad avere sull’ordinamento giurisdizionale e sul funzionamento della giustizia nelle corti d’appello, visto l’apporto dei giudici ausiliari allo smaltimento o al contenimento dell’arretrato del contenzioso civile, la Corte ha tuttavia ritenuto che la reductio ad legitimitatem possa attuarsi “con la sperimentata tecnica della pronuncia additiva, inserendo nella normativa censurata un termine finale entro (e non oltre) il quale il legislatore è chiamato a intervenire”, avendo riguardo ai tempi di riforma della magistratura onoraria, la cui completa entrata in vigore è già differita per vari aspetti al 31 ottobre 2025, “così riconoscendo alla disciplina censurata – per l’incidenza dei concorrenti valori di rango costitiT.onale – una temporanea tollerabilità costituzionale” (Corte Cost., sent. n. 41 del 2021).

La ravvisata incostituzionalità delle richiamate norme non spiega conseguentemente incidenza nel presente giudizio.

2. – I motivi di ricorso sono rubricati come segue.

Primo motivo: nullità della sentenza per violazione del diritto essere giudicato dal giudice naturale e precostituito per legge e per difetto di costituzione del giudice; violazione degli artt. 25 e 102 Cost., dell’art. 158 c.p.c. e del R.D. n. 13 del 1941, art. 10.

Secondo motivo: violazione dell’obbligo di cooperazione istruttoria di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, e del principio di verosimiglianza delle dichiarazioni di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in relazione al punto del provvedimento in cui si rappresenta che il ricorrente non è credibile.

Terzo motivo: omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione alla pronuncia sulla domanda relativa alla concessione dello status di protezione sussidiaria sub D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b).

Quarto motivo: violazione, falsa ed erronea interpretazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e dell’art. 8 dir. 2011/95/UE, con riferimento alla domanda di concessione della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 25 del 2008 ex art. 14, lett. c).

Quinto motivo: violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, nella formulazione anteriore alle modifiche introdotte col D.L. n. 113 del 2018, convertito in L. n. 132 del 2018.

3. – Il primo motivo è infondato.

Il ricorrente lamenta che il collegio di appello sia stato integrato da un magistrato del Tribunale di Rovigo, assegnato alla Corte di appello di Venezia in forza di un progetto per la definizione del contenzioso in materia di immigrazione e di un provvedimento di attuazione del detto progetto con i quali il Presidente della Corte veneta ha disposto l’applicazione dei giudici civili provenienti da tutti i tribunali del distretto alla terza sezione civile della detta Corte per comporre il collegio in materia di immigrazione. Viene osservato che le suddette misure organizzative non sono state approvate dal Consiglio superiore della magistratura.

In tema di costituzione del giudice competente in materia di protezione internazionale, la circostanza che la causa sia stata decisa dal collegio con la partecipazione di un magistrato applicato in forza di un apposito provvedimento organizzativo non approvato dal Consiglio superiore della magistratura non comporta tuttavia la nullità della decisione, sia perché il magistrato applicato non può essere considerato persona estranea all’ufficio e non investita della funzione esercitata, sia perché l’art. 156 c.p.c. prevede che la nullità di un atto per inosservanza di forma non può essere pronunciata in assenza di espressa comminatoria di legge; né rileva la mancata approvazione del provvedimento da parte del C.S.M., posta la natura esecutiva e non retroattiva della pronuncia dell’organo di autogoverno (Cass. 26 aprile 2021, n. 10964).

4. – Il secondo e il terzo motivo sono inammissibili.

La Corte di appello ha ritenuto non credibile la vicenda narrata dal richiedente, il quale aveva riferito che, trovandosi a Timbuctu per far pascolare del bestiame nella stagione delle piogge, aveva subito un attacco da parte dei Jihadisti; in base a tale racconto, S.O. si sarebbe dato alla fuga dopo la morte del padre (che sarebbe stata causata dal colpo di un’arnia da fuoco) e il furto del bestiame.

Ora, la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 3, comma 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340; cfr. pure Cass. 2 luglio 2020, n. 13578).

Il ricorrente, col terzo motivo, denuncia la mancata considerazione di taluni fatti da parte della Corte di appello: l’uccisione del padre, “d’attualità del pericolo di essere coinvolto in guerriglie o scontri armati”, l’incapacità delle forze dell’ordine di fronteggiare le violenze dei ribelli; si tratta, però, di evenienze prive di decisività, in quanto inidonee a superare il giudizio di non credibilità del richiedente: giudizio che si basa su precisi rilievi (quali i plurimi “aggiustamenti” della versione dei fatti, l’incoerenza del piano di fuga del ricorrente, la contraddittorietà di quanto riferito in ordine alle modalità con cui tale fuga era stata attuata).

Col secondo motivo l’istante lamenta, invece, non sia stata sollecitato alcun chiarimento da parte sua sugli aspetti della vicenda reputati poco circostanziati o contraddittori. Va osservato, tuttavia, che nel procedimento in grado di appello, relativo a una domanda di protezione internazionale, non è ravvisabile una violazione processuale, sanzionabile a pena di nullità, nell’omessa audizione personale del richiedente, poiché l’obbligo di sentire le parti, desumibile dal rinvio operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, comma 13, al precedente comma 10 (testo previgente al D.Lgs. n. 150 del 2011), non si configura come un incombente automatico e doveroso, ma come un diritto della parte di richiedere l’interrogatorio personale, cui si collega il potere officioso del giudice di valutarne la specifica rilevanza, ben potendo il giudice del gravame respingere la domanda di protezione internazionale, che risulti manifestamente infondata, sulla sola base degli elementi di prova desumibili dal fascicolo di causa e di quelli emersi attraverso l’audizione o la videoregistrazione svoltesi nella fase amministrativa (Cass. 14 maggio 2020, n. 8931). Con riguardo all’audizione svolta avanti al Tribunale, poi, l’istante si limita a formulare deduzioni di contenuto generico (quanto ai vari aspetti della propria vicenda, reputati non credibili, che il giudice di prime cure avrebbe potuto chiarire e approfondire in sede di audizione): la censura e’, tuttavia, palesemente carente di autosufficienza, in quanto non riproduce, nemmeno per stralci salienti, il verbale di udienza contenente le dichiarazioni rese dall’interessato.

5. – Il quarto motivo appare fondato.

La Corte di merito ha dato sostanzialmente atto delle incursioni di bande jihadiste e della conseguente situazione di instabilità della regione di Timbuktu, in cui si trovava il richiedente per il pascolo del bestiame; ha poi osservato che nella zona di origine del richiedente (Sikasso) non vi era una situazione di violenza generalizzata e che l’istante ben avrebbe potuto far ritorno in quella regione, in cui viveva per sei mesi all’anno.

Il fatto che il richiedente fosse stanziato, ancorché per un dato periodo dell’anno, in una regione interessata a una situazione di violenza generalizzata è stato impropriamente valutato, nelle sue implicazioni giuridiche, dalla Corte di merito. Certamente non sussistono i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 14, lett. c), nel caso in cui il pericolo di minaccia grave, derivante da violenza indiscriminata non sia presente nella regione di provenienza del richiedente, essendo tale ipotesi diversa da quella prevista dall’art. 8 della dir. 2004/83/CE, non recepita nel nostro ordinamento, in cui il pericolo di persecuzione o il timore di subire un danno grave sussiste nel territorio di provenienza, ma potrebbe tuttavia essere evitato con il trasferimento in altra parte del territorio del medesimo paese (cfr. Cass. 24 dicembre 2020, n. 29621). Diversa è la presente fattispecie, cui va applicato altro principio. In ragione del mancato recepimento della previsione relativa all’ipotesi che si è appena richiamata, per valutare la sussistenza delle ragioni ostative al rimpatrio occorre prendere in considerazione la zona del paese in cui il richiedente potrebbe effettivamente fare ritorno, avuto riguardo alla sua origine o ai suoi riferimenti familiari e sociali. Qualora il predetto abbia vissuto in più regioni, tale criterio va meglio circostanziato: e questa Corte ha condivisibilmente ritenuto che in tale evenienza occorra effettuare un giudizio comparativo che privilegi il territorio di maggiore radicamento al momento dell’eventuale rimpatrio (Cass. 28 aprile 2020, n. 8230). Un accertamento nel senso indicato è del tutto mancato, onde la sentenza impugnata va cassata sul punto.

6. – Il quinto mezzo resta assorbito.

7. – In conclusione, il quarto motivo è accolto, mentre il primo è respinto, il secondo e il terzo sono dichiarati inammissibili e il quinto resta assorbito. La sentenza è cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio della causa alla Corte di appello di Venezia che, in diversa composizione, statuirà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il quarto motivo, rigetta i primi tre e dichiara assorbito il quinto; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte di appello di Venezia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 6^ Sezione Civile, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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