Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36993 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. II, 26/11/2021, (ud. 23/02/2021, dep. 26/11/2021), n.36993

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27310/2019 proposto da:

H.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. P. DA

PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA CONTALDI, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato STEFANIA CONTALDI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), IN PERSONA DEL MINISTRO PRO

TEMPORE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di TORINO, depositata il 09/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/02/2021 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

H.A. – cittadino del Bangladesh – ebbe a proporre ricorso avanti il Tribunale di Torino avverso la decisione della locale Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, che aveva rigettato la sua istanza di protezione in relazione a tutti gli istituti previsti dalla relativa normativa.

Il ricorrente deduceva d’essersi dovuto allontanare dal suo Paese in conseguenza di contrasti per ragioni ereditarie con dei parenti circa terreni coltivati da lui e dal padre e da questi acquistati, poiché la denunzia alle Autorità non ebbe alcun seguito, chiese un prestito ed espatriò.

Il Tribunale cisalpino ebbe a rigettare l’opposizione, ritenendo il racconto reso dal richiedente asilo non credibile; osservando che non concorreva situazione sociopolitica di violenza generalizzata nel Bangladesh e ritenendo che, nemmeno con riguardo alla protezione umanitaria, il ricorrente aveva dedotto elementi fattuali che consentivano d’individuare condizioni di sua vulnerabilità ovvero significativo radicamento sociale in Italia.

Avverso detto decreto l’ H. ha proposto ricorso per cassazione articolato su unico motivo.

Il Ministero degli Interni, ritualmente vocato, ha depositato controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto dall’ H. appare inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c. – siccome la norma è stata ricostruita ex Cass. SU n. 7155/17 -.

Con l’unico articolato mezzo d’impugnazione il ricorrente deduce falsa applicazione di norme di diritto ed omesso esame di fatto decisivo, poiché, contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale, sussistevano i requisiti D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, per il riconoscimento della protezione sussidiaria ovvero di quella umanitaria.

In particolare, il ricorrente osserva come, erroneamente, il Collegio subalpino ritenne che l’espatrio fu determinato solamente dalle minacce alla sua incolumità da parte dei cugini, poiché ha omesso di rilevare come per il viaggio egli dovette indebitarsi con gli usurai.

Inoltre il Tribunale non ha tenuto conto della documentazione – Easo 2017 – lumeggiante come la liti per i terreni in Bangladesh sono frequenti e sfociano spesso in contese violente, siccome sia dilagante l’usura con la conseguente violenta reazione in caso di mancata restituzione della somma mutuata e come la prova del suo indebitamente venne distrutta da alluvione che interessò la casa dei suoi genitori.

Infine con riguardo alla chiesta protezione umanitaria il Tribunale non rilevò che le condizioni di vulnerabilità risultano evidenti dal suo narrato, siccome in atti sussistono elementi utili a lumeggiare il suo inserimento sociale.

La censura appare generica eppertanto inammissibile posto che si compendia nella riproposizione del proprio narrato sulla scorta della mera affermazione che risulta credibile; mentre in ordine alla protezione umanitaria, la critica risulta fondata nella mera apodittica contestazione circa la valutazione operata dal Tribunale dei dati fattuali da lui introdotti in causa.

Viceversa il Collegio subalpino ha puntualmente esaminato il narrato reso dal richiedente asilo e ritenuto la sua non credibilità sulla scorta di precise ragioni, che non risultano attinte in modo specifico dall’argomentazione critica svolta nel ricorso.

Difatti l’ H. si limita ad enfatizzare le informazioni fornite da rapporto Easo circa la frequenza e pericolosità sociale delle lite ereditarie e fondiarie in Bangladesh, nonché la diffusione e pericolosità del fenomeno dell’usura, ma tali elementi assumono rilievo solo se credibile il racconto da lui reso in ordine all’esistenza della contesa con i cugini; esattamente il fatto basilare negato dal Tribunale con motivazione puntuale e non attinta da specifica censura.

Quanto poi alla statuizione circa la protezione umanitaria il Collegio cisalpino ha puntualmente messo in rilievo come il ricorrente non era in grado di esprimersi in italiano, mentre il lavoro comprovato era recente e a tempo limitato.

Inoltre il Tribunale ha rilevato come la non credibilità del narrato e la situazione socio-politica del Bangladesh, desunta da fonti informative autorevoli ed indicate nel decreto, non consentivano di ritenere configurata alcuna condizione di vulnerabilità in capo al ricorrente né soggettiva né oggettiva.

A fronte di detta puntuale ed esaustiva motivazione l’ H. si limita ad asserire che il rapporto di lavoro – con probabilità – sarà prorogato, che vive ancora nel centro d’accoglienza e che sta apprendendo l’italiano, così confermando, non già smentendo, la valutazione dei dati fattuali, da lui portati a sostegno della domanda, operata dal Tribunale.

Alla declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione non segue, ex art. 385 c.p.c., la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di lite di questo giudizio di legittimità in favore dell’Amministrazione degli Interni costituita, poiché il controricorso non palesa i requisiti propri di detto atto processuale. Concorrono in capo al ricorrente le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in Camera di consiglio, il 23 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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