Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36986 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. II, 26/11/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 26/11/2021), n.36986

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4661/2017 proposto da:

P.I., rappresentata e difesa dall’Avvocato PAOLA

CALABRITTO, per procura speciale in calce al ricorso e poi

dall’Avvocato ANNAMARIA DE MAGISTRIS, per procura speciale in calce

alla memoria di costituzione depositata il 29/4/2021;

– ricorrente –

contro

T-CAR S.R.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2274/2016 della CORTE D’APPELLO DI BOLOGNA,

depositata il 13/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nell’adunanza non partecipata

del 21/9/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE DONGIACOMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.2. La corte d’appello, con la sentenza in epigrafe, in rigetto dell’appello proposto da L.V. e riassunto da P.I. quale suo unico erede, ha integralmente confermato la sentenza con cui, in data 12/6/2014, il tribunale di Bologna, per un verso, ha rigettato la domanda con la quale l’appellante, in ragione della mancata concessione del finanziamento da parte della banca richiesto dallo stesso, aveva chiesto di dichiarare la risoluzione del contratto di compravendita di un’autovettura stipulato con la T-Car s.r.l., e, per altro verso, aveva accolto la domanda riconvenzionale con la quale la società convenuta, in qualità di venditrice, aveva chiesto la sua condanna al pagamento del prezzo residuo, pari ad Euro 21.000,00, oltre al valore dell’autovettura che avrebbe dovuto essere contestualmente permutata e che non era mai stata consegnata, pari ad Euro 4.000,00.

1.3. La corte, in particolare, per quanto ancora rileva, ha ritenuto che non fossero condivisibili le deduzioni formulate dall’attore circa il preteso condizionamento vincolante del contratto di compravendita alla concessione del finanziamento richiesto dal L. rilevando, sul punto: – innanzitutto, la mancata previsione nel modulo sottoscritto in data 28/6/2011 di alcuna condizione; – in secondo luogo, che, nel caso in esame, non ricorresse la fattispecie del collegamento negoziale: la compravendita, infatti, contiene di per sé tutti gli elementi essenziali e consente autonomamente la realizzazione degli interessi economici che le parti si erano proposti. D’altro canto, ha aggiunto la corte, “non può parlarsi di collegamento negoziale, laddove, per quanto concerne il finanziamento,… l’iter negoziale si è interrotto con il mancato accoglimento della richiesta da parte di Unicredit”, e ciò non consente di ritenere che sia stato concluso alcun contratto tra le parti, conformemente a quanto espressamente previsto dalle condizioni generali di contratto, dove, all’art. 2, si legge che “il perfezionamento del contratto avviene nel momento in cui il richiedente riceve conferma dell’accettazione da parte di Unicredit”.

2.1. P.I., con ricorso notificato in data 16/2/2017, hanno chiesto, per tre motivi, la cassazione della sentenza della corte d’appello.

2.2. La T-Car s.r.l. è rimasta intimata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3.1. Con il primo motivo, la ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1321,1322,1362,1363,1366,1370,1374,1375 e 1463 e 1467 c.c., nonché l’omesso esame circa un punto decisivo della controversia prospettato dalla parte o rilevabile d’ufficio, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha omesso di considerare che, come dedotto dall’appellante nell’atto di gravame, la concessione del finanziamento da parte dell’Unicredit era sussumibile nella categoria della presupposizione, trattandosi di circostanza che le parti hanno considerato quale presupposto ineludibile per la conclusione del contratto, e che, pertanto, la mancanza di tale presupposto non poteva che comportare la caducazione del contratto.

3.2. Il motivo è infondato. Secondo il costante insegnamento di questa Corte (cfr. Cass. n. 20694 del 2018; Cass. n. 15430 del 2018), qualora una determinata questione giuridica, che implichi un accertamento di fatto (come la sussistenza dei presupposti per la configurazione, in ordine alla concessione del finanziamento, della presupposizione), non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che proponga la suddetta questione in sede di legittimità, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, ha l’onere (nel caso di specie rimasto inadempiuto) non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di merito, ma anche, per il principio di specificità del motivo, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa.

4.1. Con il secondo motivo, la ricorrente, lamentando la violazione o la falsa applicazione degli artt. 1321,1322,1362,1363,1366,1370,1374,1375 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha escluso la sussistenza del collegamento negoziale tra il contratto di vendita e quello di finanziamento, omettendo, tuttavia, di considerare che l’erogazione del finanziamento era esplicitamente concordata nel contratto di vendita al fine del pagamento del prezzo per cui, trattandosi di un’operazione unitaria, le vicende relative ad uno dei due non potevano che ripercuotersi sull’altro.

4.2. Con il terzo motivo, la ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1362,1363,1366 e 1369 c.c. e dell’art. 2 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha omesso di considerare che la proposta di acquisto sottoscritta dalle parti faceva un esplicito riferimento al finanziamento quale strumento di pagamento del residuo prezzo dovuto, specificandone la durata e le rate, e che il L., contestualmente alla vendita, aveva sottoscritto anche il modulo di richiesta del prestito alla Unicredit.

5. Il secondo ed il terzo motivo, da trattare congiuntamente, sono infondati. In effetti, in tema di ermeneutica contrattuale, l’accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto del negozio si traduce in un’indagine di fatto, affidata al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità nella sola ipotesi di vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, ovvero di violazione di canoni legali di interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 c.c. e segg.. La parte che, con il ricorso per cassazione, intenda denunciare un errore di diritto o un vizio di motivazione nell’interpretazione di una clausola contrattuale, non può, tuttavia, limitarsi a richiamare genericamente le regole di cui agli artt. 1362 c.c. e segg., oppure lamentare l’accertamento sul punto svolto dal giudice di merito, avendo l’onere di specificare sia i canoni che in concreto assuma violati e di indicare specificamente il punto e il modo in cui il giudice del merito si sia discostato dagli stessi, sia i fatti decisivi il cui esame sia stato del tutto omesso dal giudice di merito, accompagnando i rilievi contenuti nel ricorso, in ossequio al principio di specificità dei motivi, dalla trascrizione delle clausole che, in ipotesi, individuino l’effettiva volontà delle parti, al fine di consentire alla Corte di verificare l’erronea applicazione della disciplina normativa (cfr. Cass. 15798 del 2005; Cass. n. 25728 del 2013; Cass. n. 5922 del 2016, in motiv.), nonché del “dato”, contenuto nel testo della stessa sentenza o dagli atti del processo, dal quale i fatti decisivi, il cui esame si assuma omesso, risultano esistenti (cfr. Cass. SU n. 8053 del 2014). Nel caso di specie, invece, la ricorrente, senza trascrivere in ricorso, quanto meno nella stesura idonea a comprenderne l’effettivo significato, il testo delle clausole contrattuali che la corte d’appello, lì dove ha escluso la sussistenza nel modulo sottoscritto il 28/6/2011 di una clausola che condizionasse l’efficacia del contratto di compravendita alla erogazione del finanziamento, avrebbe erroneamente interpretato, ha del tutto omesso di indicare il punto e (soprattutto) il modo in cui la corte d’appello avrebbe violato i canoni ermeneutici invocati, finendo, in tal modo, per lamentare, sotto la forma del vizio di violazione di legge, l’accertamento di fatto che la corte d’appello, con l’interpretazione del regolamento contrattuale pattuito con la controparte, ha svolto nella sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa un’interpretazione del testo negoziale ad essa più favorevole. Ed e’, invece, noto che “per sottrarsi al sindacato di legittimità, l’interpretazione data dal giudice di merito ad un contratto non deve essere l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, ma una delle possibili, e plausibili, interpretazioni; sicché, quando di una clausola contrattuale sono possibili due o più interpretazioni, non è consentito, alla parte che aveva proposto l’interpretazione poi disattesa dal giudice di merito, dolersi in sede di legittimità del fatto che fosse stata privilegiata l’altra” (Cass. 27136 del 2017; Cass. n. 6125 del 2014).

6. Il ricorso dev’essere, quindi, rigettato.

7. Nulla per le spese, in difetto di controricorso.

8. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rigetta il ricorso; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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