Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36964 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 13/10/2021, dep. 26/11/2021), n.36964

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31385-2020 proposto da:

T.S., rappresentato e difeso dall’avv. GIOVANNI D’ERME;

– ricorrente –

contro

C.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA

MARINA 1, presso lo studio dell’avvocato LUCIO FILIPPO LONGO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1569/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 20/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/10/2021 dal Consigliere Dott. TEDESCO GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La vertenza trae origine dal contratto preliminare intercorso fra (OMISSIS) S.r.l. e T.S., in relazione al quale la (OMISSIS), promittente venditrice, esercitò il diritto di recesso, invocando l’inadempimento del promissario, il quale, immesso nel possesso dell’immobile, si era reso inadempiente al pagamento delle rate del prezzo e, nel giorno stabilito, non si era presentato dinanzi al notaio designato per la stipulazione del contratto definitivo.

La promittente venditrice, ritenendosi sciolta dal vincolo contrattuale, vendette l’immobile, già promesso in vendita al T., a C.S., il quale agì in giudizio nei confronti del T. per il rilascio.

Il T. si costituì e chiese il rigetto della domanda; in riconvenzionale, previa estensione del contraddittorio nei confronti di (OMISSIS), chiese accertarsi la simulazione assoluta della compravendita intercorsa fra la stessa (OMISSIS) e il C. e, in via subordinata, revocarsi il medesimo atto in quanto fatto in frode delle proprie ragioni; per l’effetto chiese la pronuncia di sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., essendo insussistente l’inadempimento dedotto da (OMISSIS) a fondamento del recesso.

Il Tribunale di Latina ritenne legittimo il recesso del T. e assunse le statuizioni consequenziali al suddetto accertamento. La Corte d’appello di Roma confermò la decisione, ma la relativa sentenza fu cassata con rinvio dalla Suprema Corte, riscontrandosi l’insufficienza della motivazione sulla legittimità del recesso di (OMISSIS) in rapporto all’inadempimento ascritto alla controparte.

La Corte d’appello, infine adita in sede di rinvio, ha innanzitutto rilevato che, sulle domande riconvenzionali del T., di simulazione e di revocazione dell’atto di vendita intercorso fra (OMISSIS) e il C., si era formato il giudicato, perché le relative statuizioni non avevano formato oggetto del ricorso per cassazione.

Ristretto l’ambito dell’accertamento da farsi in sede di rinvio alla sola valutazione della legittimità del recesso della promittente, la Corte d’appello ha riconosciuto che il recesso fu esercitato da (OMISSIS) S.r.l. nel concorso del presupposto della gravità dell’inadempimento imputato alla controparte.

Per la cassazione della sentenza il T. ha proposto ricorso affidato a due motivi.

C.S. ha resistito con controricorso e ha depositato memoria in prossimità dell’udienza.

Il Fallimento (OMISSIS) s.r.l. è rimasto intimato.

La causa è stata chiamata dinanzi alla sesta sezione civile della Suprema corte su conforme proposta del relatore di inammissibilità del ricorso. Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. e art. 336 c.p.c..

La sentenza è oggetto di censura nella parte in cui la Corte d’appello ha riconosciuto la preclusione da giudicato sulle domanda riconvenzionali di simulazione e revocazione dell’atto di disposizione intercorso fra (OMISSIS) e C. con riguardo all’immobile già oggetto del preliminare che vedeva il ricorrente quale promissario acquirente.

Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1385 e 1455 c.c..

Si rimprovera alla Corte d’appello di avere ritenuto grave un inadempimento che era invece di scarsa importanza, inidoneo pertanto a giustificare il recesso.

Il primo motivo è inammissibile. La censura si riferisce a domande riguardanti il contratto concluso dalla promittente con il C. a seguito del recesso dal preliminare intercorso con il promissario, attuale ricorrente. Esse, pertanto, sarebbero state attuali solo qualora la Corte d’appello avesse riconosciuto la persistente efficacia del contratto preliminare fra la (OMISSIS) s.r.l. e il T., disconoscendo l’efficacia del recesso: la Corte d’appello, invece, ha riconosciuto la legittimità del recesso e tale statuizione non è stata efficacemente impugnata in questa sede. E’ infatti inammissibile anche il secondo motivo di ricorso (riferito appunto al recesso), perché, sotto la veste della violazione di legge, il ricorrente mira, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito (Cass., S.U., n. 34476/2019), dolendosi del fatto che la Corte d’appello abbia riconosciuto grave un inadempimento che invece non era tale. E’ principio acquisito che la valutazione della gravità dell’inadempimento costituisce questione di fatto, la cui valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito, risultando insindacabile in sede di legittimità ove sorretta da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici (Cass. n. 6401/2015; n. 12182/2020).

Ed invero, la Corte d’appello, dopo avere ripercorso analiticamente le vicende negoziali, ha ritenuto grave l’inadempimento, in quanto il T. “(…) che era stato immesso nel possesso dell’immobile prima del rogito ed aveva corrisposto complessive Lire 105.000.000, a fronte del prezzo totale di Lire 250.000.000, rilasciando altresì assegni privi di copertura e, dopo avere ottenuto un rinvio a data da definirsi della data fissata per il rogito, ha omesso ogni contatto con la controparte anche dopo avere ricevuto la convocazione davanti al notaio M. il 15 giugno del 1993 per la data del 30 giugno 1993, nonostante tale lasso di tempo fosse più che sufficiente per concordare data alternativa ed ignorando l’ulteriore comunicazione della promittente venditrice del 30 giugno 1993”.

Tali considerazioni, immuni da errori logici o giuridici, sono incensurabili in questa sede, alla stregua del principio sopra richiamato. Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile, con addebito di spese favore del controricorrente.

Nulla sulle spese riguardo alla parte intimata.

Ci sono le condizioni per dare atto D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, della “sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto”.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente, al pagamento, in favore del controricorrente C.S., delle spese del giudizio, che liquida nell’importo di Euro, 6.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 13 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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