Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36958 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 26/11/2021), n.36958

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22137-2020 proposto da:

COMUNE DI CELLE LIGURE, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II, 18,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PECORILLA, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA SUPPA;

– ricorrente –

contro

G.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TOMMASO

SALVINI 55, presso lo studio dell’avvocato CARLO D’ERRICO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CARLA ZANELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 289/1/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA LIGURIA, depositata il 02/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI

PRISCOLI LORENZO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la parte contribuente ricorreva avverso due avvisi di accertamento emessi dal comune di Celle Ligure in relazione all’IMU per i periodi d’imposta 2012 e 2013;

la Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso della parte contribuente ma la Commissione Tributaria Regionale ne accoglieva l’appello affermando che gli avvisi sono fondati sul mancato riconoscimento dell’esenzione di cui al D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, ma in nessuna parte degli avvisi è dato reperire un ancorché vago cenno a tale causale: ne consegue la nullità degli avvisi stessi; gli avvisi sono in ogni caso infondati nel merito perché la contribuente dimora abitualmente e risiede nell’immobile in questione nel comune di Celle Ligure mentre il marito risiede a Savona e quindi la stessa vanterebbe il diritto all’esenzione.

Avverso la suddetta sentenza propone ricorso il comune di Celle Ligure, affidato a due motivi di impugnazione, mentre la parte contribuente si costituiva con controricorso e in prossimità dell’udienza depositava memoria chiedendo che la questione sia rimessa alla pubblica udienza.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il comune di Celle Ligure lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 162, nonché della L. n. 241 del 1990, art. 3, per aver ritenuto non soddisfatto il requisito della motivazione degli atti a causa della mancata indicazione, negli avvisi di accertamento emessi dal Comune, della specifica ed esplicita indicazione di tutte le ragioni giuridiche e fattuali poste a giustificazione del disconoscimento dell’esclusione dall’IMU;

con il secondo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il comune di Celle Ligure lamenta violazione e falsa applicazione del D.L. n. 201 del 2011, art. 13 convertito in L. n. 214 del 2011 in quanto quando i coniugi risiedono in due Comuni diversi l’agevolazione relativa all’IMU l’esenzione dall’IMU spetta comunque unicamente a quello ove dimora abitualmente il nucleo familiare.

Il primo motivo di impugnazione è fondato.

Secondo questa Corte, infatti:

“in tema di ICI, il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11, comma 2-bis, disponendo che gli avvisi di liquidazione e accertamento devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto e alle ragioni giuridiche che li hanno determinati, non comporta l’obbligo di indicare anche l’esposizione delle ragioni giuridiche relative al mancato riconoscimento di ogni possibile esenzione prevista dalla legge ed astrattamente applicabile, poiché è onere del contribuente dedurre e provare l’eventuale ricorrenza di una causa di esclusione dell’imposta (Cass. 24 gennaio 2018, n. 1694, in applicazione del principio, ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto sufficientemente motivato l’avviso di accertamento, nel quale erano stati indicati i dati identificativi dell’immobile, il soggetto tenuto al pagamento e l’ammontare dell’imposta. In senso conforme, Cass. 8 novembre 2017, n. 26431; Cass. 11 giugno 2010, n. 14094)” (Cass. n. 8548 del 2019);

l’obbligo di motivazione degli atti impositivi, sancito dall’art. 7 del cd. Statuto del contribuente, deve essere interpretato avendo riguardo ai canoni di leale collaborazione e buona fede, espressi dal successivo art. 10, la cui portata deve essere ricostruita alla luce dei principi di solidarietà economica e sociale e di ragionevolezza sanciti, rispettivamente, dagli artt. 2 e 3 Cost.: ne deriva che sono irrilevanti le violazioni formali che non abbiano arrecato un’effettiva lesione della sfera giuridica del contribuente (Cass. n. 11052 del 2018).

La Commissione Tributaria Regionale non si è attenuta ai suddetti principi laddove – affermando che gli avvisi sono fondati sul mancato riconoscimento dell’esenzione di cui al D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, ma in nessuna parte degli avvisi è dato reperire un ancorché vago cenno a tale causale – ha erroneamente ritenuto che gli avvisi di accertamento relativi all’imposizione dell’IMU per gli anni d’imposta 2012 e 2013 avrebbero dovuto contenere in aggiunta ai riferimenti normativi, all’indicazione dell’aliquota applicata e alla specifica identificazione dell’immobile in questione anche i motivi in ragione dei quali l’esenzione non sarebbe stata riconosciuta, in quanto l’obbligo di motivazione degli avvisi di accertamento non comporta l’obbligo di indicare anche l’esposizione delle ragioni giuridiche relative al mancato riconoscimento di ogni possibile esenzione prevista dalla legge ed astrattamente applicabile dal momento che una interpretazione del genere sarebbe contraria ai principi di ragionevolezza e buona fede; né la sentenza indica quale concreta lesione del diritto di difesa del contribuente avrebbe cagionato tale presunta omissione (Cass. nn. 21713, 13506 e 2612 del 2020).

Il secondo motivo di impugnazione è parimenti fondato.

Secondo questa Corte, infatti:

in tema di ICI ed IMU, ai fini dell’esenzione prevista dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8, come modif. dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 173, lett. b, per l’abitazione principale – per tale intendendosi, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica – è necessario che, in riferimento alla stessa unità immobiliare, tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente, conformemente alla natura di stretta interpretazione delle norme agevolative (in applicazione del principio, la Cassazione ha cassato la sentenza che aveva riconosciuto l’esenzione in favore di una coppia di coniugi non separata legalmente ma avente due distinte residenze anagrafiche, rispetto ad una delle quali un coniuge aveva fruito dell’esenzione in altro Comune: Cass. n. 21873 del 2020).

La Commissione Tributaria Regionale non si è attenuta al suddetto principio laddove – affermando che gli avvisi di accertamento sono in ogni caso infondati nel merito perché la contribuente dimora abitualmente e risiede nell’immobile in questione nel comune di Celle Ligure mentre il marito risiede a Savona e quindi la stessa avrebbe diritto all’esenzione dal pagamento dell’IMU – ha erroneamente ritenuto che la parte contribuente, coniugata e non legalmente separata, non dovesse pagare l’IMU per un immobile per la sola circostanza di risiedere in un Comune diverso da quello dell’altro coniuge occorrendo, per usufruire dell’esenzione dal pagamento dell’IMU, che non solo uno dei coniugi ma anche l’intero nucleo familiare dimorino stabilmente e risiedano anagraficamente nel suddetto immobile.

Pertanto, ritenuti fondati entrambi i motivi di impugnazione, il ricorso dell’Agenzia delle entrate va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Liguria, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

PQM

La Corte, ritenuti fondati entrambi i motivi di impugnazione, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Commissione Tributaria Regionale della Liguria, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA