Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36955 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 26/11/2021), n.36955

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14353-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.M., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

avvocati COSMO PRETE, DAVID DELL’ATTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3226/23/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA SEZIONE DISTACCATA di LECCE, depositata il

31/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa LA

TORRE MARIA ENZA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Puglia, che su impugnazione di cartella di pagamento per IVA anno 2005 ha rigettato l’appello dell’Ufficio, confermando la decisione di primo grado in ordine alla mancata notifica dell’atto prodromico. L’avviso di accertamento che aveva preceduto la cartella era stato notificato il 30.1.2010 a mani di familiare (suocera) residente in altro Comune (Nardò) e non già in Galatone, luogo di residenza del M. fin dal 2005, domicilio fiscale noto all’Ufficio. Per contro l’Agenzia assumeva che data l’irreperibilità del contribuente presso il proprio domicilio fiscale, il messo, assunte le informazioni e appreso che il contribuente si era trasferito a Nardò, aveva ivi notificato l’accertamento alla suocera, dichiaratasi convivente.

La CTR ha statuito l’irrilevanza della dichiarazione della qualità di convivente da parte della persona che aveva ricevuto l’accertamento, rilevando che tale qualifica dà luogo a regolare notifica “solo nel caso di consegna effettuata nel reale domicilio fiscale del contribuente e non già in luogo diverso”, in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60.

Il contribuente si costituisce con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Col primo motivo si deduce omessa pronuncia ai sensi dell’art. 112 c.p.c., ex art. 360 c.p.c., n. 4 e violazione a falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, per motivazione apparente, non essendosi la CTR pronunciata sul motivo di appello col quale l’Agenzia aveva dedotto di avere notificato l’accertamento al familiare solo dopo avere adeguatamente esperito il tentativo di notifica presso il domicilio fiscale indicato dal contribuente presso il quale era irreperibile.

2. Col secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 143 c.p.c. e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 nonché dell’art. 2697 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3.

3. I motivi sono infondati, avendo la CTR motivato e deciso sulla scorta della corretta interpretazione delle normativa di riferimento (Cass. n. 5410 del 2017; v. ex aliis n. 7750 del 05/04/2011).

3.1. La CTR, contrariamente a quanto dedotto col primo motivo, ha motivato sulla questione relativa alla notifica dell’accertamento, ritenendo inefficace la notifica a mani di familiare in luogo diverso dal Comune di residenza, sulla base della normativa richiamata.

3.2. La decisione è peraltro conforme alla normativa di riferimento come interpretata da questa Corte, con conseguente infondatezza del secondo motivo (V. Cass. 2017 n. 5410).

Va premesso che “salvo il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del destinatario”), la notificazione, “se non avviene nel modo previsto nell’articolo precedente,… deve essere fatta nel comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio. Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l’ufficiale giudiziario consegna copia dell’atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace”.

Se ne deve desumere, quindi, che, se la notificazione non avviene in mani proprie, il destinatario va ricercato nel comune del domicilio fiscale e, precisamente, nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio, e, nel caso in cui non venga trovato in tali luoghi, l’ufficiale giudiziario è tenuto a consegnare ivi l’atto a persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, trattandosi comunque di persone la cui posizione giustifica – in caso di accettazione dell’atto senza esternazione di alcuna riserva – la presunzione di una sollecita consegna di esso al destinatario.

Ne consegue che il presupposto per l’esecuzione di una valida notificazione con queste modalità è che la consegna avvenga nella casa di abitazione o presso il domicilio del notificando e non presso l’abitazione del familiare o in luogo diverso dalla residenza fiscale, se non a mani proprie.

Secondo pacifico indirizzo della giurisprudenza di questa Corte, invero, in tema di notifica effettuata a mani di un familiare del destinatario, la presunzione di convivenza non meramente occasionale non opera nel caso in cui la notificazione sia stata eseguita nella residenza, diversa da quella del destinatario dell’atto, in tal caso non potendosi ritenere avverato il presupposto della frequentazione quotidiana sul quale si basa l’ipotesi normativa della presumibile consegna (v. ex aliis Sez. 6 – 2, Ord. n. 7750 del 05/04/2011, Rv. 617432; Sez. 1, n. 6817 del 02/07/1999, Rv. 528208; Sez. 1, Sentenza n. 1843 del 20/02/1998, Rv. 512870).

4. Nel caso di specie la decisione impugnata si conforma pienamente a tale principio muovendo essa dall’esplicito accertamento di fatto – di per sé non fatto segno di specifica conferente censura in questa sede da parte dell’amministrazione ricorrente – secondo cui il familiare cui l’atto è stato consegnato abbia residenza in comune diverso da quello del domicilio fiscale del contribuente.

5. Il ricorso va pertanto rigettato, con la conseguente condanna dell’Amministrazione ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 3.500,00, oltre rimborso forfettario nella misura del 15% e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

 

 

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