Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36954 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 26/11/2021), n.36954

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4088-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERATE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

SER TEC SRL IN LIQUIDAZIONE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 5523/8/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata l’08/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa LA

TORRE MARIA ENZA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Campania, che in controversia su impugnazione da parte di SER TEC srl in liquidazione di avviso di accertamento per Ires, Iva, Irap anno 2011, emesso a seguito determinazione di maggiori ricavi in base all’applicazione degli studi di settore, ha respinto l’appello dell’Ufficio, confermando la statuizione di primo grado.

La CTR ha preso atto delle risultanze del contraddittorio endoprocedimentale, a seguito del quale la società aveva evidenziato la chiusura della sede operativa (Cisi di Marcianise), il licenziamento di tutti i dipendenti e la obsolescenza dei beni ammortizzabili. Situazione che aveva determinato negli anni successivi e nel 2013 un’ulteriore riduzione di ricavi, e la continuazione dell’attività ai soli fini del pagamento dei debiti. Di tali elementi l’accertamento non aveva tenuto conto non integrando, come necessario, la motivazione dell’atto impositivo, che, pur constando di 21 pagine, non dedicava “nessun paragrafo a contestare le deduzioni avanzate dalla società in sede di contraddittorio”; “né l’Agenzia può in sede di giudizio integrare in costituzione la carente motivazione dell’atto tributario”.

La società è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Col primo motivo si deduce violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32 e art. 112 c.p.c., ex art. 360 c.p.c., n. 4, per omessa motivazione sulle specifiche censure dedotte dall’Agenzia delle entrate nell’atto di appello. Col secondo motivo si deduce violazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies, L. n. 212 del 2000, art. 7, ex art. 360 c.p.c., n. 3, non essendo necessaria, ai fini della validità della motivazione dell’accertamento, una specifica giustificazione per ogni disattesa allegazione del contribuente nel contraddittorio.

2. Col secondo motivo si deduce violazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 e art. 2697 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3.

3. Il primo motivo è fondato con assorbimento del secondo.

3.1. Va premesso che la motivazione per relationem, non è di per sé una motivazione inesistente. La sentenza d’appello può infatti essere motivata “per relationem”, purché il giudice del gravame dia conto, sia pur sinteticamente, delle ragioni della conferma in relazione ai motivi di impugnazione ovvero della identità delle questioni prospettate in appello rispetto a quelle già esaminate in primo grado, sicché dalla lettura della parte motiva di entrambe le sentenze possa ricavarsi un percorso argomentativo esaustivo e coerente, mentre va cassata la decisione con cui la corte territoriale si sia limitata ad aderire alla pronunzia di primo grado in modo acritico senza alcuna valutazione di infondatezza dei motivi di gravame (Cass. sez. lavoro ord. n. 28139 del 5 novembre 2018; Cass. sez. VI-L n. 21978 dell’11 settembre 2018; Cass. civ. sez. II n. 18754 del 23 settembre 2019).

3.2.In tema di ricorso per cassazione, sono consolidati i principi secondo cui, al fine ritenere assolto l’onere ex art. 366 c.p.c., n. 6, occorre che la censura identifichi le critiche mosse con l’atto di gravame, che è necessario individuare per evidenziare che, con la resa motivazione, il giudice di secondo grado ha, in realtà, eluso i suoi doveri motivazionali (S. U. n. 7074 del 20 marzo 2017, sez. 5 – n. 24452 del 05/10/2018, Sez. 1 n. 20883 del 05/08/2019).

3.3. E’ pertanto nulla la sentenza d’appello che non tenga conto dei motivi di impugnazione, non assolvendo alla funzione di “revisio prioris instantiae” propria della sentenza di secondo grado, la quale deve esaminare in modo specifico le censure formulate dalle parti contro la decisione impugnata (v. tra le altre Cass. n. 196 del 2003, 3636/2007, 2800/2011, n. 22652 del 05/11/2015, n. 27112 del 25/10/2018).

3.4. Manca nella specie la motivazione sui motivi di appello volti a contestare la sentenza di primo grado che aveva ritenuto non motivato l’accertamento deducendo la reiterata “incongruenza dei ricavi, l’incoerenza degli indici che misurano il valore aggiunto orario per addetto, il margine operativo lordo sulle vendite e la resa di capitale”; ma soprattutto il fatto che “dall’anno d’imposta 2006 la società ha sempre chiuso gli esercizi in perdita se non nel 2011 con un reddito irrisorio di Euro. 971,00”, riportando puntualmente i dati di riferimento e le anomalie riscontrate, in relazione alle quali la CTR non ha espresso alcuna considerazione.

3.5. La CTR ha riproposto le argomentazioni contenute nella sentenza di primo grado puntualmente contestate dall’Ufficio nell’atto di appello, ove ha ribadito la reiterata incongruenza dei ricavi e l’irrisorietà del reddito dichiarato nell’anno di riferimento con conseguente comportamento antieconomico, e alle quali la CTR non ha dato riscontro, con conseguente apparenza/inesistenza della motivazione. In relazione alle argomentazioni della sentenza censurata, che ha ripercorso le argomentazioni del giudice di primo grado, ritenendo ingiustificato disattendere gli elementi addotti dalla parte, l’Ufficio aveva ribadito in appello che non potevano accogliersi le ragioni del contribuente esposte in contraddittorio. in quanto egli “non ha fornito documentazione contabile a sostegno di quanto dedotto”, mentre è onere del contribuente fornire gli elementi giustificativi dello scostamento.

4. Va conclusivamente accolto il primo motivo del ricorso e dichiarato assorbito il secondo; la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla CTR della Campania, anche per le pese del presente giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla CTR della Campania.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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