Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36951 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. II, 26/11/2021, (ud. 08/04/2021, dep. 26/11/2021), n.36951

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 15808/2016 R.G. proposto da:

N.V., c.f. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in Roma,

alla piazza SS. Apostoli, n. 81, presso lo studio dell’avvocato

Giuseppe Fornaro, che disgiuntamente e congiuntamente all’avvocato

Paolo Alvigini, la rappresenta e difende in virtù di procura

speciale a margine del ricorso.

– ricorrente –

contro

S.G., c.f. (OMISSIS), S.M., c.f. (OMISSIS),

L.R.S., c.f. (OMISSIS) (tutti in proprio ed in qualità

di eredi di Sa.Ma.), elettivamente domiciliati in Roma, alla

via del Plebiscito, n. 107, presso lo studio dell’avvocato

Alessandro Cuggiani, che disgiuntamente e congiuntamente

all’avvocato Benedetto Costantino, li rappresenta e difende in

virtù di procura speciale su foglio allegato in calce al

controricorso.

– controricorrenti – ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 2940/2015 della Corte d’Appello di Venezia

dep. 21/12/2015;

udita la relazione nella Camera di consiglio dell’8 aprile 2021 del

Consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con atto notificato in data 18.6.2010 N.V. citava a comparire dinanzi al Tribunale di Padova Sa.Ma., S.G., S.M. e L.R.S..

Esponeva che in virtù di atto per notar F. del 28.1.2008 era proprietaria del terreno in Padova, in catasto a fol. (OMISSIS), mappale n. (OMISSIS).

Esponeva che i convenuti, in occasione di una sanatoria edilizia, avevano inglobato nel mappale n. (OMISSIS), di nuova formazione, i mappali n. (OMISSIS), ad essi intestati, nonché, illegittimamente, il mappale n. (OMISSIS) di spettanza di ella attrice.

Chiedeva accertarsi e dichiararsi il terreno di cui al mappale n. (OMISSIS) di sua proprietà nonché condannarsi i convenuti alla restituzione, alla demolizione della porzione di manufatto eretta sul mappale n. (OMISSIS) ed al risarcimento del danno, quantificato nell’importo di Euro 15.000,00.

2. Si costituivano Sa.Ma., S.G., S.M. e L.R.S..

Instavano per il rigetto dell’avversa domanda.

In via riconvenzionale chiedevano accertarsi e dichiararsi gli immobili in (OMISSIS), ai nn. (OMISSIS), di loro esclusiva proprietà; accertarsi e dichiararsi comunque l’intervenuto acquisto da parte loro per usucapione dei medesimi cespiti; condannarsi l’attrice al risarcimento del danno, quantificato nell’importo, per ciascun convenuto, di Euro 15.000,00 ovvero nella diversa somma, maggiore o minore, ritenuta di giustizia.

3. All’esito dell’istruzione probatoria, i convenuti, all’udienza di precisazione delle conclusioni, eccepivano la nullità dell’atto per notar F. del 28.1.2008 per indeterminatezza dell’oggetto.

4. Con sentenza n. 1/2014 il Tribunale di Padova accoglieva le domande dell’attrice.

5. Proponevano appello Sa.Ma., S.G., S.M. e L.R.S..

Resisteva N.V..

6. Con sentenza n. 2940/2015 la Corte d’Appello di Venezia accoglieva il gravame e, per l’effetto, dichiarava che Sa.Ma., S.G., S.M. e L.R.S. avevano acquistato per usucapione la porzione di terreno di are 2.10, in Padova (al fol. (OMISSIS), mapp. n. (OMISSIS)).

Evidenziava la corte, in ordine al primo motivo d’appello, con cui era stato censurato il primo dictum nella parte in cui era stata respinta l’eccezione di nullità del rogito F., che tale atto recava elementi sufficienti ai fini della determinazione dell’immobile alienato, indicato “come area scoperta non edificabile avente superficie di are 2.10 nel foglio di mappa (OMISSIS)”.

Evidenziava altresì che la particella n. (OMISSIS) alienata col rogito F. non era edificabile, sicché ai fini della validità era bastevole l’avvenuta allegazione all’atto del certificato di destinazione urbanistica.

Evidenziava la corte, in ordine al secondo motivo d’appello, con cui era stato censurato il primo dictum nella parte in cui aveva respinto la domanda riconvenzionale di usucapione, che il teste A.A. aveva confermato che i danti causa degli appellanti avevano avuto il possesso pacifico, pubblico e ininterrotto della particella n. (OMISSIS) sin dal 1969, sicché nel segno dell’art. 1146 c.c., gli appellanti ne avevano senz’altro acquistato per usucapione la proprietà; che d’altra parte nulla gli altri testimoni avevano dichiarato al riguardo.

7. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso N.V.; ne ha chiesto sulla scorta di due motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione anche in ordine alle spese di lite.

S.G., S.M. e L.R.S. (in proprio e quali eredi di Sa.Ma.) hanno depositato controricorso, contenente ricorso incidentale condizionato articolato in due motivi; hanno chiesto rigettarsi l’avverso ricorso e, in ipotesi di accoglimento, accogliersi il ricorso incidentale condizionato con ogni conseguenza.

8. La ricorrente ha depositato controricorso, onde resistere all’avverso ricorso incidentale.

9. I controricorrenti hanno depositato memoria.

10. Con il primo motivo la ricorrente principale denuncia l’omesso esame circa fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, appieno desumibile dagli atti delle parti.

Deduce che la corte non ha tenuto conto che il periodo, protrattosi fino agli anni 1996 – 1997, in cui il mappale n. (OMISSIS) apparteneva, unitamente ai mappali n. (OMISSIS), ad un unico proprietario, ossia a B.G., non può essere considerato ai fini dell’acquisto per usucapione.

Deduce quindi che non integra periodo sufficiente ai fini dell’ordinaria usucapione ventennale il tempo compreso tra la notificazione – avvenuta il 18.6.2010 – della citazione di primo grado e gli anni 1996/1997, anni in cui B.G. ebbe ad alienare i mappali n. (OMISSIS), con rogiti per notar C., a Z.L. ed a G.R., a loro volta dantì causa, con rogiti per notar Gi. del 2001, degli iniziali convenuti.

11. Con il secondo motivo la ricorrente principale denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1146 e 1158 c.c..

Deduce le medesime circostanze dedotte con il primo motivo sub specie di error in iudicando.

Deduce altresì – espressamente ad colorandum – la palese inattendibilità del teste A.A..

Deduce in particolare che il teste ha confermato circostanze che si riferiscono al 1969, epoca in cui aveva appena 8 anni.

12. Il primo motivo ed il secondo motivo del ricorso principale sono strettamente connessi; si è anticipato, del resto, che con il secondo mezzo di impugnazione N.V. prospetta, prevalentemente, le medesime ragioni di censura addotte con il primo mezzo di impugnazione, seppur configurandole sub specie di errores in iudicando.

I motivi del ricorso principale sono dunque da esaminare congiuntamente; in ogni caso sono destituiti di fondamento e da respingere; il loro rigetto assorbe e rende vana la disamina di ambedue i motivi del ricorso incidentale espressamente esperiti in via condizionata, per l’ipotesi di accoglimento pur di uno solo dei motivi del ricorso principale (cfr. pag. 12).

13. Ovviamente vanno premessi gli insegnamenti di questa Corte.

14. Ovvero l’insegnamento secondo cui dell’art. 1146 c.c., comma 2, abilita il successore ad unire al proprio possesso quello del suo autore al fine di goderne gli effetti e, pertanto, il possesso di quest’ultimo deve essere valutato, ove sia dedotto, al fine di accertare il protratto godimento di un bene di proprietà esclusiva o per suffragare una maturata usucapione (cfr. Cass. 5.2.1982, n. 663; cfr. anche Cass. 30.7.1984, n. 4525, secondo cui l’art. 1146 c.c., comma 2 – nel disporre che “il successore a titolo particolare può unire al proprio possesso quello del suo autore per goderne gli effetti” – si riferisce non solo al successore a titolo particolare mortis causa (legatario) bensì pure a quello per atto inter vivos).

Ovvero l’insegnamento secondo cui, in tema di accessione nel possesso, mentre dell’art. 1146 c.c., comma 1, stabilisce la continuazione del possesso del “de cuius” in capo all’erede senza alcuna interruzione per effetto dell’apertura della successione, il comma 2 della norma citata prevede, per il successore a titolo particolare (tanto “inter vivos” quanto “mortis causa”), la facoltà di unire il proprio possesso a quello del suo autore, con la conseguenza che tale successore non subentra “ipso facto” nel possesso della cosa per effetto dell’acquisto del diritto, occorrendo, all’uopo, che si stabilisca un ulteriore rapporto di fatto tra detto acquisto e la cosa, analogo, se pur distinto, a quello fra la cosa stessa ed il suo dante causa, non essendo sufficiente, ai fini dell'”accessio possessionis”, il semplice diritto a possedere (cfr. Cass. 24.1.2000, n. 742).

15. Nel delineato quadro giurisprudenziale si rimarca, in primo luogo, che innegabilmente alla data e sin dalla data – 18.6.2010 – di notifica dell’atto introduttivo del giudizio di prime cure gli iniziali convenuti erano e sono in “rapporto di fatto” con il terreno di cui al mappale n. (OMISSIS), tant’e’ che l’iniziale attrice ha chiesto la condanna alla restituzione, appunto, del mappale n. (OMISSIS).

Nel delineato quadro giurisprudenziale si rimarca, in secondo luogo, che nessuna controindicazione, sub specie di error in iudicando, si prospetta a che gli iniziali convenuti uniscano al tempo del loro possesso della particella n. (OMISSIS), possesso iniziato allorché Z.L. e G.R. ebbero ad alienargliela con rogiti n. 29922 e 29924 per notar Gi. del 2001, il tempo del possesso della medesima particella dei loro danti causa, possesso iniziato allorché B.G. ebbe a questi ultimi ad alienarla con rogito n. 304/1996 e con rogito n. 3547/1997 per notar C. del 2001, nonché il tempo del possesso della particella de qua della stessa B.G., possesso, quest’ultimo, risalente ad epoca abbondantemente precedente l’inizio del ventennio antecedente il 18.6.2010, dies a quo del presente contenzioso.

16. Negli enunciati termini, per un verso, risulta ineccepibile e per nulla inficiato da “omesso esame circa fatto decisivo per il giudizio” il riscontro dell’usucapione operato, a vantaggio degli iniziali convenuti, dalla corte di merito alla stregua dell'”unione” ex art. 1146 c.c., comma 2, pur del possesso di B.G. (cfr. sentenza d’appello, par. 17).

A tal riguardo va soggiunto che la corte distrettuale ha puntualizzato che il mappale n. (OMISSIS) era stato soppresso e ricompreso, unitamente ai mappali n. (OMISSIS), nel mappale n. (OMISSIS) (cfr. sentenza d’appello, par. 6) e che il mappale (OMISSIS) era stato da B.G. alienato due volte, dapprima a Z.L. e G.R., con i rogiti Gi. del 2001, e poi a N.V., con il rogito F. del 2008 (cfr. sentenza d’appello, par. 6).

Negli enunciati termini, per altro verso, risulta immeritevole di seguito l’assunto della ricorrente principale secondo cui gli iniziali convenuti avrebbero potuto “unire al proprio possesso quello dei loro autori, ex art. 1146 c.c., solo a partire dal 1996” (così ricorso principale, pag. 10) e risulta in pari tempo non pertinente l’assunto della ricorrente principale secondo cui il periodo antecedente al 1996 non può essere considerato, siccome l’usucapione è un modo di acquisto della proprietà di beni altrui e non già di beni propri (cfr. ricorso principale, pagg. 12 e 32).

17. Con riferimento alla finale ragione di censura veicolata – “ad colorandum” – dal secondo mezzo dell’impugnazione principale, concernente l’attendibilità del teste A.A. (cfr. pag. 35), evidentemente va reiterato l’insegnamento di questa Corte secondo cui, in tema di prova testimoniale, la valutazione del giudice di merito in ordine all’attendibilità dei testimoni escussi si sottrae al controllo di legittimità, allorché sia corredata da motivazione sufficiente, logica, non contraddittoria e rispettosa della normativa vigente in materia (cfr. Cass. 24.5.2013, n. 12988; Cass. (ord.) 4.7.2017, n. 16467), ovvero, al cospetto della novella formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, allorché vada esente – così come nella fattispecie – da qualsivoglia forma di “anomalia motivazionale” rilevante nel segno della pronuncia n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte.

Difatti, al di là delle presunte incongruenze che la ricorrente principale ha inteso scorgere nelle dichiarazioni del teste A., costui, viceversa, ha fornito univoco riscontro del possesso ad usucapionem degli iniziali convenuti, dei loro danti causa, Z.L. e G.R., ed, ancor prima, della dante causa di costoro, B.G..

Del resto, al di là del riferimento all’anno 1969 e della ragione di inattendibilità che la ricorrente principale ha suggestivamente preteso ravvisare in considerazione della data di nascita del teste, è sufficiente, ai fini del riscontro del compimento dell’usucapione ordinaria, la possibilità di correlare le dichiarazioni testimoniali ad epoca anche di poco precedente l’inizio del ventennio antecedente il 18.6.2010.

18. In dipendenza del rigetto del ricorso la ricorrente principale va condannata a rimborsare ai controricorrenti le spese del presente giudizio di legittimità. La liquidazione segue come da dispositivo.

19. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale; condanna la ricorrente principale, N.V., a rimborsare ai controricorrenti, S.G., S.M. e L.R.S. (in proprio e quali eredi di Sa.Ma.), le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nel complesso in Euro 3.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 8 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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