Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36932 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 19/10/2021, dep. 26/11/2021), n.36932

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 4562/2020 R.G. proposto da

M.S., rappresentato e difeso dall’Avv. Simonetti

Giuseppe;

– ricorrente –

contro

Axa Assicurazioni S.p.a., rappresentata e difesa dal Prof. Avv.

Consolo Giuseppe, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma,

Via Claudio Monteverdi, n. 16;

– controricorrente –

e nei confronti di

B.G.;

– intimato –

avverso la sentenza del Tribunale di Gela n. 306/2019, depositata il

14 giugno 2019.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 19 ottobre

2021 dal Consigliere Iannello Emilio.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

M.S. ricorre, con due mezzi, per la cassazione della sentenza in epigrafe con la quale il Tribunale di Gela ha confermato la decisione di primo grado che aveva rigettato la sua domanda risarcitoria, per i danni conseguenti a sinistro stradale, avendo ritenuto che gli unici danni provati fossero stati già adeguatamente risarciti ed avendo invece escluso l’esistenza del pure dedotto danno biologico da invalidità permanente;

il giudice di pace aveva infatti disatteso le valutazioni del c.t.u. (che aveva riconosciuto l’esistenza di postumi per una percentuale invalidante dell’1,5%) ad esse preferendo i contrari esiti della consulenza resa nel procedimento di a.t.p., per essere le prime fondate non su evidenze cliniche oggettive ma esclusivamente sugli “esiti dolorosi” riferiti dallo stesso danneggiato;

Axa Assicurazioni S.p.a. resiste depositando controricorso, mentre l’altro intimato non svolge difese nella presente sede;

essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata ai ricorrenti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con il primo motivo il ricorrente denuncia “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine al punto decisivo della controversia”;

lamenta che il tribunale non ha motivato in ordine alle particolari cognizioni mediche sulla cui base ha ritenuto di poter decidere disattendendo le conclusioni del c.t.u., né comunque ha indicato le ragioni di tale non condivisione;

sostiene non essere a tal fine idoneo il rilievo che le dette conclusioni dell’ausiliario erano basate solo sugli “esiti dolorosi”, in assenza di ulteriori riscontri o accertamenti clinici;

con il secondo motivo il ricorrente deduce “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto”: il riferimento e’, nella successiva illustrazione, alla “L. n. 27 del 2012” (recte: D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 139, comma 2, (Codice delle assicurazioni private), come modificato dal D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, art. 32, comma 3-ter, convertito con modificazioni dalla L. 24 marzo 2012, n. 27) e alla sancita necessità di accertamenti strumentali per il riconoscimento del danno biologico da c.d. micropermanente, che si assume violata sul rilievo che tali accertamenti nella specie erano presenti, in quanto rappresentati dal referto della risonanza magnetica eseguita ante causam;

il primo motivo è inammissibile;

le censure di vizio motivazionale sono dedotte secondo il non più attuale paradigma della insufficienza della motivazione;

al riguardo occorre rammentare che il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (introdotto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, e applicabile alla fattispecie ratione temporis), se da un lato ha definitivamente limitato il sindacato del giudice di legittimità ai soli casi d’inesistenza della motivazione in sé (ossia alla mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico, alla motivazione apparente, al contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili o alla motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile), dall’altro chiama la Corte di cassazione a verificare l’eventuale omesso esame, da parte del giudice a quo, di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza (rilevanza del dato testuale) o dagli atti processuali (rilevanza anche del dato extratestuale), che abbia costituito oggetto di discussione e abbia carattere decisivo (cioè che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia), rimanendo escluso che l’omesso esame di elementi istruttori, in quanto tale, integri la fattispecie prevista dalla norma, là dove il fatto storico rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevanti (cfr. Cass. Sez. Un., 22/9/2014, n. 19881; Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830);

dovendo dunque ritenersi definitivamente confermato il principio, già del tutto consolidato, secondo cui non è consentito richiamare la Corte di legittimità al riesame del merito della causa, l’odierna doglianza del ricorrente deve ritenersi inammissibile, siccome diretta a censurare, non già l’omissione rilevante ai fini dell’art. 360 c.p.c., n. 5, cit., bensì la congruità del complessivo risultato della valutazione operata nella sentenza impugnata con riguardo all’intero materiale probatorio: valutazione che, viceversa, il giudice a quo risulta aver elaborato in modo completo ed esauriente, sulla scorta di un discorso giustificativo dotato di adeguata coerenza logica e linearità argomentativa;

il secondo motivo è altresì inammissibile;

lungi dall’evidenziare un error iuris si risolve in una critica dell’accertamento fattuale;

si lamenta infatti l’omesso esame di un documento, che avrebbe dovuto in tesi rappresentare il referto dell’esame strumentale che la sentenza dice essere mancato (con ciò dunque censurandosi la ricognizione del fatto non del diritto applicabile);

il documento in questione è peraltro menzionato con palese inosservanza dell’onere di specifica indicazione imposto dall’art. 366 c.p.c., n. 6: non se ne descrive il contenuto, né si dice se e

47 quando fu prodotto nel giudizio di merito, se e quando il suo contenuto fu oggetto di dibattito processuale, né se e dove esso sia reperibile nel fascicolo di causa così come pervenuto all’esame di questa Corte;

il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente alla rifusione delle spese in favore della controricorrente, liquidate come da dispositivo;

va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.100 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA