Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36931 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 26/11/2021), n.36931

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 26172-2020 proposto da:

A.C., domiciliata in ROMA, alla piazza CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato BAMUNDO MARIA;

– ricorrente –

contro

B.C., elettivamente domiciliata in ROMA, alla via

BASENTO, n. 37, presso lo studio dell’avvocato PISCITELLO FRANCESCO,

rappresentata e difesa dall’avvocato AULETTA FRANCESCO ANTONIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 301/2020 del TRIBUNALE di MATERA, depositata

il 29/06/2020;

udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio non

partecipata in data 28/09/2021, dal Consigliere Relatore Dott. Valle

Cristiano, osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

A.C. agì in giudizio dinanzi il Tribunale di Matera per ottenere la condanna di B.C. al risarcimento dei danni derivanti da uno sconfinamento accertato con precedente sentenza dello stesso Tribunale di Matera.

La domanda venne rigettata dal Tribunale, che affermò che il risarcimento dei danni doveva essere chiesto nel primo giudizio.

La sentenza del Tribunale è ora impugnata per cassazione, con due motivi, di cui uno per violazione e falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e il secondo per n. 4, vizi della sentenza o del procedimento, dello stesso art. 360 c.p.c., comma 1.

Resiste con controricorso B.C..

La causa è stata avviata alla trattazione secondo il rito camerale non partecipato di cui all’art. 375 c.p.c..

La proposta di manifesta inammissibilità del Consigliere relatore è stata ritualmente comunicata alle parti.

La sola parte controricorrente ha depositato memoria.

Il ricorso è inammissibile.

La sentenza impugnata è stata pronunciata in primo grado dal Tribunale di Matera, conseguentemente essa, in carenza di un valido accordo tra e parti al fine di omettere l’appello, non è impugnabile direttamente in cassazione, come fatto palese dall’art. 360 c.p.c., comma 2, come interpretato dall’oramai costante giurisprudenza di questa Corte (da ultimo Cass. n. 03321 del 12/02/2008 Rv. 601517 01): “L’accordo diretto all’immediata impugnazione in sede di legittimità della sentenza di primo grado costituisce un nego.zio giuridico processuale, quantomeno sotto i/ profilo della rilevanky della manifestazione di volontà dei dichiaranti, il cui getto è quello di rendere non appellabile la sentenza oggetto dell’accordo; pertanto, qualora detto accordo non sia stato concluso dalle parti, o dai loro difensori muniti di procura speciale (non risultando sufficiente allo scopo l’intervento dei difensori muniti di mera procura “ad litem”), il ricorso per cassazione, proposto “per saltum”, deve essere dichiarato inammissibile”.

La sentenza del Tribunale di Matera, inoltre, non è stata resa in causa di opposizione agli atti esecutivi, o in altro ambito processuale che la possa fare qualificare quale sentenza in unico grado e, quindi, ricorribile immediatamente per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7.

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

Le spese di lite seguono la soccombenza e, tenuto conto dell’attività processuale espletata e del valore della controversia, sono liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto (Sez. U n. 04315 del 20/02/2020).

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso;

condanna parte ricorrente I pagamento delle spese di lite, che liquida in Euro 3.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

 

 

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