Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36920 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 15/07/2021, dep. 26/11/2021), n.36920

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. MARCHEIS BESSO Chiara – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13251-2020 proposto da:

S.R., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati

FIORILLO VINCENZO, FIORILLO REMIGIO;

– ricorrente –

contro

G.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

LANDI ROSA MARIA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 67/2020 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 20/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. BESSO

MARCHEIS CHIARA.

 

Fatto

PREMESSO

Che:

S.R. ricorre per cassazione avverso la sentenza 20 gennaio 2020, n. 67, con la quale la Corte d’appello di Salerno ha rigettato l’impugnazione fatta valere dalla ricorrente, impugnazione che aveva ad oggetto il provvedimento del giudice di primo grado di compensazione delle spese di lite.

Resiste con controricorso G.A..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Il ricorso denuncia violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., censurando la sentenza della Corte d’appello nella parte in cui ha ritenuto che, in primo grado, vi fosse stata reciproca soccombenza, in quella in cui non ha ritenuto applicabile il principio di causalità e nella parte in cui ha ritenuto che la compensazione delle spese, in caso di soccombenza reciproca, non abbisognasse di particolare motivazione.

Il ricorso è inammissibile, basandosi la pronuncia del giudice d’appello su principi consolidati della giurisprudenza di questa Corte. Il giudice d’appello ha infatti anzitutto affermato la soccombenza della ricorrente rispetto alla domanda, posta anche in via riconvenzionale nel processo riunito, al pagamento di Euro 75.000 a titolo di ulteriore caparra confirmatoria, così che il giudice di primo grado aveva ripartito le spese di lite “con buon governo del principio enunciato da questa Corte per il quale si ha soccombenza reciproca nelle ipotesi in cui vi è una pluralità di domande contrapposte, cumulate nel medesimo processo fra le stesse parti ovvero in ipotesi di accoglimento parziale dell’unica domanda proposta (per l’enunciazione di tale principio v. Cass. 22381/2009). Affermata la soccombenza della ricorrente, la Corte d’appello ha disposto la compensazione, seguendo l’orientamento secondo cui “in tema di spese processuali, il potere del giudice di disporre la compensazione delle stesse per soccombenza reciproca ha quale unico limite quello di non poter porne, in tutto o in parte, il carico in capo alla parte interamente vittoriosa, poiché ciò si tradurrebbe in un’indebita riduzione delle ragioni sostanziali della stessa, ritenute fondate nel merito” (per tutte, Cass. 10685/2019), “rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunità di compensare le spese” (Cass. 24502/2017). Quanto alla motivazione, la Corte si è limitata a dire che ove vi sia soccombenza reciproca il giudice non è tenuto “a giustificare i “giusti motivi” di compensazione” di cui alla seconda parte dell’art. 92 c.p.c., comma 2, ossia secondo la formulazione applicabile al caso in esame “le gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione”. Unicamente, il giudice d’appello – con precisazione che non inficia la correttezza della decisione – ha osservato che la soccombenza reciproca “neutralizza anche il principio della causalità della lite, che per questo non può essere richiamato nei casi di soccombenza reciproca”, rilievo inesatto in quanto è comune il rilievo che la compensazione delle spese di lite in ipotesi di soccombenza reciproca si pone “anche in relazione al principio di causalità” (ex multis, Cass. 20888/2018).

II. La liquidazione delle spese del presente giudizio, liquidate in dispositivo, segue la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore del controricorrente che liquida in Euro 2.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese generali (15%) e accessori di legge, da distrarsi in favore dell’avvocato Landi Rosa Maria, che si è dichiarata antistataria.

Sussistono, D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta/seconda sezione civile, il 15 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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