Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36914 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 19/10/2021, dep. 26/11/2021), n.36914

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 16657 del 2019 proposto da:

F.M., elettivamente domiciliata in ROMA, alla via PAOLO

MERCURI n. 8, presso lo studio dell’avvocato PAGANELLI MAURIZIO, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAI PAOLA;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, alla piazza CAVOUR n.

19, presso lo studio dell’avvocato ROMA MICHELE;

– controricorrente –

contro

C.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3180/2018 della CORTE d’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 21/11/2018;

udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio non

partecipata del 19/10/2021, dal Consigliere Relatore Dott. Valle

Cristiano, osserva quanto segue.

 

Fatto

F.M. convenne dinanzi al Tribunale di Vicenza la Generali assicurazioni S.p.a., la Assigrifo S.r.l. e C.M. per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni derivatile dal mancato riversamento da parte del C., subagente dell’agente di INA S.p.a. (ora Generali S.p.a.) all’Assigrifo S.r.l. dei prezzi di polizza, per oltre 30.000 Euro.

La Assigrifo s.r.l. venne assoggettata a procedura fallimentare e la condanna venne emessa nei confronti dell’INA S.p.a. e del C.. Su appello della compagnia assicuratrice, nel frattempo divenuta Generali S.p.a. la Corte di Venezia, con sentenza n. 3180 del 21/11/2018, ha riformato la sentenza di primo grado ed ha rigettato la domanda nei confronti della Generali S.p.a. che era la sola appellante, affermando che l’unica responsabile delle malversazioni del Cadono doveva ritenersi la Assigrifo s.r.l.

Avverso la sentenza della Corte territoriale ricorre, con atto affidato a due motivi F.M..

Resiste con controricorso la Generali Italia S.p.a.

La causa è stata avviata alla trattazione secondo il rito di cui agli artt. 375-bis e 380 c.p.c..

All’adunanza non camerale non partecipata del 17/09/2020 il Collegio di questa Sezione VI-3 emanò ordinanza interlocutoria, disponendo che il ricorso fosse notificato a C.M. e rinviò la causa a nuovo ruolo.

La causa è stata, quindi, nuovamente chiamata all’adunanza del 19/10/2021, dopo che la proposta del Consigliere relatore era stata nuovamente comunicata alle parti.

C.M. è rimasto intimato.

La difesa della ricorrente ha depositato memoria ribadendo la propria prospettazione.

La notifica del ricorso a C.M., in ottemperanza dell’ordinanza interlocutoria di questa Corte del 09/10/2020, n. 21838 è stata effettuata il 04/11/2020 e, quindi, nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza interlocutoria, avvenuta il 09/10/2020.

Il ricorso notificato è stato depositato nella cancelleria di questa Corte il 04/01/2021 e, pertanto, tardivamente, in quanto non risulta rispettato il termine di cui all’art. 371-bis c.p.c., comma 1, in tema di integrazione del contraddittorio, ossia di venti giorni dalla scadenza del termine assegnato, che, come sopra detto, decorreva dal 09/10/2020 e scadeva, quindi, il 09/12/2020, e quindi, il termine per il deposito cadeva il 29/12/2020 (mentre invece il deposito è stato effettuato soltanto il 04/01/2021 e non risulta l’applicabilità di alcuna causa di sospensione).

A tanto consegue la dichiarazione di improcedibilità del ricorso, in adesione all’orientamento oramai costante di questa Corte (da ultimo si veda: Cass. n. 15308 del 17/07/2020 Rv. 658474 – 01): “Qualora la Corte di cassazione abbia ordinato l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 371-bis c.p.c., il deposito del relativo atto di integrazione oltre il termine di venti giorni dalla scadenza del termine concesso, comporta l’improcedibilità, rilevabile d’ufficio, del ricorso in cassazione, restando del tutto irrilevante un tardivo deposito dell’atto integrativo”.)

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato improcedibile.

La spese di lite seguono la soccombenza e, tenuto conto del valore della controversia e dell’attività processuale espletata, sono liquidate come in dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto (Sez. U n. 04315 del 20/02/2020).

PQM

Dichiara improcedibile il ricorso;

condanna la ricorrente al pagamento delle spese, che si liquidano in Euro 1.200,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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