Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36883 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 06/07/2021, dep. 26/11/2021), n.36883

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14517-2020 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELE DE ROSE, CARLA

D’ALOISIO, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, ANTONIEITA CORETTI;

– ricorrente –

contro

Z.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA

38, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PANARITI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIO DAPOR;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 89/2019 della CORTE D’APPELLO di TRENTO,

depositata il 17/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 06/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GUGLIELMO

CINQUE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con la sentenza n. 89 del 2019 la Corte di appello di Trento, in riforma della pronuncia n. 14/19 del Tribunale di Rovereto, ha annullato l’avviso di addebito n. (OMISSIS) – Gestione Artigiani – emesso nei confronti di Z.N. per contributi IVS eccedenti il massimale e per sanzioni anni 2011 e 2012, in quanto da una verifica della posizione era risultato che la sua iscrizione alla Gestione Artigiani fosse correlata unicamente alla qualità di socio della società CMI snc senza tenere conto della partecipazione del 33% alla Z. srl, società con attività industriale i cui utili, per la quota di partecipazione, non erano stati inseriti nel quadro “RR” Unico per gli anni di riferimento.

2. I giudici di seconde cure, a fondamento della decisione, sulla premessa che Z.N. era socio-lavoratore della CMI snc e non prestava attività lavorativa per la Z. srl, hanno ritenuto che per i soci di società a responsabilità limitata l’obbligo di iscrizione e della contribuzione dovuta sussistesse, ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, solo in presenza del presupposto discriminante dell’attività lavorativa abituale e permanente in ambito aziendale e non per i meri soci di capitale.

3. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione l’INPS affidato ad un solo motivo cui ha resistito con controricorso Z.N..

4. La proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico articolato motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 438 del 1992, art. 3-bis, di conversione con modificazioni del D.L. n. 384 del 1992, e in connessione con la L. n. 233 del 1990, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, sostenendo che, a differenza di quanto ritenuto dalla Corte di merito, la base imponibile di riferimento, per il lavoratore autonomo, legittimamente iscritto alla Gestione previdenziale in quanto svolgente una attività di lavoro autonomo per la quale sussistono i requisiti per il sorgere della tutela previdenziale, deve tenere conto di tutti i redditi dallo stesso percepiti nell’anno e non solo di quelli connessi allo svolgimento di una attività lavorativa.

2. Il motivo è inammissibile ex art. 360-bis c.p.c., n. 1.

3. In punto di fatto va sottolineato che risulta in modo incontestato che Z.N. è socio-lavoratore della CMI snc e non presta attività lavorativa per la Z. srl.

4. Ciò premesso, deve osservarsi che la gravata sentenza è conforme al consolidato, univoco e chiaro orientamento di legittimità (per tutte, Cass. n. 21540 del 2019), cui si intende dare seguito, secondo cui il lavoratore autonomo, iscritto alla gestione previdenziale in quanto svolgente un’attività lavorativa per la quale sussistono i requisiti per il sorgere della tutela previdenziale obbligatoria, deve includere nella base imponibile sulla quale calcolare i contributi la totalità dei redditi d’impresa così come definita dalla disciplina fiscale, vale a dire quelli che derivano dall’esercizio di attività imprenditoriale (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 55), restando esclusi i redditi di capitale, quali quelli derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali, senza prestazione di attività lavorativa (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 44, lett. e).

5. Alla stregua di quanto esposto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

6. Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo.

7. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 6 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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