Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36881 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 10/06/2021, dep. 26/11/2021), n.36881

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7078-2020 proposto da:

D.F.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO

PACELLI 14, presso lo studio legale FRATTINI, rappresentato e difeso

dagli avvocati ANGELO MAIELLO e TOMMASO AMATO;

– ricorrente –

contro

AZIENDA SANITARIA LOCALE di SALERNO, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dagli avvocati LUCIA FIORILLO ed EMMA

TORTORA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 761/2019 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 12/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIO

AMIENDOLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’Appello di Salerno, con la sentenza impugnata, in riforma della pronuncia di primo grado, dopo aver disposto la riunione degli appelli formulati avverso la medesima sentenza, ha rigettato il ricorso proposto dal Dott. D.F.U. nei confronti della “Azienda Sanitaria Locale Salerno” volto ad ottenere il risarcimento del danno, liquidando le spese del doppio grado;

2. la Corte – in estrema sintesi – ha ritenuto che nessun inadempimento era ascrivibile alla condotta della ASL per i danni asseritamente subiti dal D.F. per il periodo in cui, dopo esser stato investito dal 15 marzo 2003, “in via del tutto provvisoria e momentanea, dell’incarico di direttore sanitario del Presidio Ospedaliero di (OMISSIS)”, in seguito ad una serie di proroghe era stato avvicendato solo nei primi mesi del 2011, per poi vedersi riassegnare l’incarico nel dicembre dello stesso anno; ha considerato, in primo luogo, che non era stato mai riconosciuto il diritto del D.F. “a rimanere nell’incarico in questione”, non avendo efficacia di giudicato i pronunciati cautelaci intervenuti nella vicenda; in secondo luogo, la Corte ha rilevato che gli incarichi conferiti ex art. 18 CCNL, Area dirigenza medica e veterinaria erano affidati a proroghe “pacificamente già scadute”, per cui ha ritenuto “legittima la valutazione della ASL”, di “avvicendarlo con altro soggetto”, anche per “salvaguardare il principio di rotazione”; infine ha considerato che “eventuali vizi nella individuazione del soggetto da avvicendare al D.F. (…) avrebbero potuto essere lamentati solo dai soggetti eventualmente ingiustamente pretermessi, e non anche dal soggetto da ruotare”;

3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso notificato in data 11 febbraio 2020 il soccombente con 2 motivi; l’ASL Salerno ha resistito con controricorso notificato il 29 maggio 2020;

4. la proposta del relatore ex art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale;

parte ricorrente ha comunicato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. preliminarmente deve essere dichiarata l’inammissibilità del controricorso in quanto, come risulta dallo storico della lite, esso è stato notificato oltre il termine stabilito dall’art. 370 c.p.c., comma 1, anche tenendo conto della sospensione dei termini processuali disposta dal D.L. n. 18 del 2020, art. 83, comma 2 (convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020), che ha sospeso, per il periodo dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020, successivamente prorogato fino all’11 maggio 2020 dal D.L. n. 23 del 2020, art. 36 (convertito, con modificazioni, dalla L. n. 40 del 2020), il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali;

2. il primo motivo del ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 273 e 335 c.p.c., dell’Ordinamento Giudiziario, art. 52.1, e dell’art. 25 Cost., con conseguente nullità della sentenza impugnata; si lamenta che ‘erroneamente il procedimento di appello “più antico” per iscrizione a ruolo sarebbe stato riunito al “più giovane”, mutando il giudice relatore;

la censura è priva di fondamento, atteso che, che per consolidato orientamento di legittimità, la violazione delle disposizioni legali richiamate dal motivo, concernenti i provvedimenti relativi alla riunione dei procedimenti, non è idonea a determinare la nullità della sentenza e non è sindacabile in sede di legittimità, in quanto concerne disposizioni attinenti al mero ordine interno di trattazione delle cause, e non ad una fase dell’iter formativo del convincimento del giudice (Cass. n. 1697 del 2008; Cass. n. 14607 del 2007; Cass. n. 13001 del 2006; Cass. n. 11357 del 2006; Cass. n. 26217 del 2005; Cass. n. 15706 del 2001; Cass. n. 4695 del 1999; ab imo Cass. n. 4612 del 1985); né, tanto meno, nel motivo viene illustrata una ragione concreta di pregiudizio per il diritto di difesa dell’istante, facendosi piuttosto valere un’astratta violazione processuale (cfr. Cass. SS.UU. n. 3758 del 2009; Cass. n. 26157 del 2014; Cass. n. 4340 del 2010; Cass. n. 22289 del 2013; Cass. n. 30652 del 2011; Cass. n. 4435 del 2008);

2. con il secondo motivo del ricorso si denuncia: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1223 c.c., e dell’art. 18 CCNL, dell’Area relativa alla dirigenza medica e veterinaria del servizio sanitario nazionale quadriennio 1998/2001 stipulato in data 8 giugno 2000, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4; erronea valutazione dei fatti di causa ed errata qualificazione ed interpretazione degli atti e dei documenti depositati nel giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4, 5″; si critica diffusamente la sentenza impugnata per aver negato l’esistenza di un inadempimento dell’azienda sanitaria foriero del diritto del D.F. di vedersi risarcito il danno; si sostiene che la Corte territoriale avrebbe preso le mosse da una serie di presupposti fattuali su cui ha fondato il proprio convincimento assolutamente infondati e smentiti dalle emergenze istruttorie”, in particolare da una serie di documenti;

il motivo, per come formulato, è inammissibile;

esso contiene promiscuamente la contemporanea deduzione di violazione di disposizioni di legge e di contratto collettivo, oltre alla doglianza della “erronea valutazione dei fatti di causa”, con l’invocazione dei vizi di cui all’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5, senza adeguata indicazione di quale errore, tra quelli contemporaneamente dedotti, sia riferibile ai singoli vizi che devono essere riconducibili ad uno di quelli tipicamente indicati dal disposizione richiamata, comma 1, così non consentendo un’adeguata identificazione del devolutum e “dando luogo all’impossibile convivenza, in seno al medesimo motivo di ricorso, “di censure caratterizzate da (…) irredimibile eterogeneità” (Cass. SS.UU. n. 26242 del 2014; cfr. anche Cass. SS.UU. n. 17931 del 2013; conf. Cass. n. 14317 del 2016; Cass. n. 3141 del 2019; Cass. n. 13657 del 2019; Cass. n. 18558 del 2019; Cass. n. 18560 del 2019); in particolare, le Sezioni unite di questa Corte (sent. n. 16990 del 2017) hanno avuto modo di affermare: “la sovrapposizione di censure di diritto, sostanziali e processuali, non consente alla Corte di cogliere con certezza le singole doglianze prospettate (Cass. SS.UU. n. 9100 del 2015; conf. Cass. n. 3554 del 2017). La tipizzazione dei motivi di ricorso comporta, infatti, che il generale requisito della specificità si moduli, in relazione all’impugnazione di legittimità, nel senso particolarmente rigoroso e pregnante, sintetizzato con l’espressione della cd. duplice specificità, essendo onere del ricorrente argomentare la sussunzione della censura formulata nella specifica previsione normativa alla stregua della tipologia dei motivi di ricorso tassativamente stabiliti dalla legge (…) la tendenziale promiscuità della formulazione delle censure in esame avviluppa gli asseriti vizi strutturali della motivazione, ma anche l’inosservanza e l’erronea applicazione della legge sostanziale e processuale. Si tratta, dunque, di mezzi d’impugnazione difficilmente sovrapponibili e cumulabili in riferimento al medesimo costrutto argomentativo che sorregge la sentenza impugnata”;

analogamente, nella specie, parte ricorrente richiama indistintamente plurimi vizi di cui all’art. 360 c.p.c., per di più invocando una rivalutazione dei fatti di causa, come è reso palese dal riferimento a molteplici documenti, che rende la censura in radice inammissibile; 3. conclusivamente il ricorso deve essere respinto; nulla per le spese in quanto la ASL intimata ha notificato il controricorso tardivamente; occorre invece dare atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (Cass. SS.UU. n. 4315 del 2020).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 10 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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