Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36861 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 08/06/2021, dep. 26/11/2021), n.36861

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – rel. Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1352-2019 proposto da:

B.C., F.F., elettivamente domiciliati in

ROMA, SALITA DI SAN NICOLA DA TOLENTINO 1/B, presso lo studio

dell’avvocato DOMENICO NASO, rappresentati e difesi dall’avvocato

CRISTIANO DALLA TORRE;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA (OMISSIS), in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

contro

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL VENETO, UFFICIO SCOLASTICO

PROVINCIALE DI TREVISO;

– intimati –

avverso la sentenza n. 298/2018 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 27/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/06/2021 dal Presidente Relatore Dott. DORONZO

ADRIANA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza pubblicata in data 27 giugno 2018, la Corte d’appello di Venezia ha accolto l’appello proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e, per l’effetto, in parziale riforma della sentenza resa dal Tribunale tra l’appellante e F.F., più altri litisconsorti, ha rigettato le domande da questi proposte, aventi ad oggetto il risarcimento del danno derivante dalla illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato stipulati con il Ministero per lo svolgimento delle funzioni di collaboratori scolastici o docenti.

A fondamento del decisimi, per quanto qui ancora d’interesse, la Corte territoriale ha ritenuto che – indipendentemente dalla individuazione dei singoli periodi in cui il dipendente F. aveva svolto supplenze su posti di organico di diritto e/o di organico di fatto – era assorbente il rilievo che egli fosse stato stabilizzato attraverso l’operare degli strumenti selettivi e concorsuali, ovvero ai sensi della L. n. 107 del 2015, art. 1; che, in forza dei principi espressi da questa Corte nella sentenza n. 27563/2016 (punti 118-125), e nelle numerose altre pure citate, l’intervenuta stabilizzazione era idonea a sanzionare debitamente l’abuso e a cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione, in difetto di specifiche allegazioni circa l’esistenza di danni ulteriori, diversi da quelli esclusi dall’immissione in ruolo, nonché circa il ricorso, da parte del Ministero, ad un uso improprio o distorto delle assunzioni a termine. Quanto all’altro ricorrente B., era rimasto accertato che le supplenze erano servite a coprire vacanze di organico di fatto, sicché non poteva profilarsi alcun danno alla luce della giurisprudenza citata.

Contro la sentenza, la parte indicata in epigrafe ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di quattro di motivi; il Ministero ha resistito con controricorso, mentre gli uffici scolastici regionale e provinciale non hanno svolto attività difensiva.

La proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la parte ricorrente deduce “Violazione, falsa ed erronea applicazione delle nonne di legge in tema di diritto al risarcimento del danno nella misura e secondo i principi affermati nella sentenza della Corte di Cassazione Sez. Un. 5072/2016 in favore dei docenti e del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario in ipotesi di illegittima reiterazione di contratti a termine stipulati ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1, avveratisi a far data dal 10 luglio 2001.-Violazione falsa ed erronea applicazione del “principio di equivalenza” e del “principio di effettività della tutela””.

2.- Il successivo motivo è incentrato “Sulla questione pregiudiziale Europea circa la conformità alla Direttiva Europea 1999/70/CE dell’esclusione della misura risarcitoria/indennitaria per sanzionare l’abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato in presenza dell’immissione in ruolo per effetto di scorrimento delle graduatorie”.

3.- Con il terzo motivo, parte ricorrente deduce la “Illegittimità costituzionale dell’esclusione della misura risarcitoria/indennitaria per sanzionare l’abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato in presenza dell’immissione in ruolo per effetto di scorrimento delle graduatorie: ai sensi dell’art. 3 Cost. (principio di eguaglianza), ai sensi dell’art. 117 Cost., comma 1, in relazione alla Clausola 5, punto 1, dell’Accordo Quadro allegato alla direttiva Europea 1999/70/CE, (principio di equivalenza – principio di effettività), ai sensi dell’art. 117 Cost., comma 1, in relazione all’art. 6, paragrafo 1, della Carta Europea dei diritti dell’Uomo”.

4.- Con il quarto motivo, si censura la sentenza per “violazione, falsa ed erronea applicazione delle norme di legge in tema di divieto di proporre domande ed eccezioni nuove in appello (art. 345 c.p.c., commi 1 e 2), nonché in tema di divieto di produrre nuovi documenti (art. 345 c.p.c., comma 3)”: censura la sentenza nella parte in cui non ha rilevato che il Ministero non aveva contestato l’assunto dei lavoratori di aver prestato le proprie energie “per ragioni non transeunti ma per stabili esigenze dell’amministrazione” e che, pertanto, era suo onere allegare e provare le ragioni occasionali che avevano giustificato il ricorso ai contratti a tempo determinato; non poteva il Ministero con l’atto di appello introdurre nuove domande e eccezioni, non proposte in primo grado, e, in particolare, non poteva contestarsi la circostanza che i contratti servivano ad assicurare esigenze non provvisorie ma permanenti e durevoli.

5. Il primo, il secondo e il terzo motivo di ricorso appaiono inammissibili ex art. 360 bis c.p.c., n. 1, avendo la Corte territoriale deciso la questione in diritto in modo conforme alla giurisprudenza di questa Corte e l’esame dei motivi non induce ad un suo mutamento, né ad una nuova rimessione delle questioni alla Corte costituzionale ovvero alla Corte di giustizia. Al riguardo si richiamano i principi già espressi da questa Corte (da ultimo, n. 3417/2021) ai quali si intende dare continuità ed alle cui motivazione si rinvia, anche ai sensi dell’art. 132 c.p.c. e art. 118 disp.att. c.p.c..

6. Anche il quarto motivo è inammissibile, poiché nel ricorso non sono stati riportate nelle parti essenziali, nel rispetto del canone di autosufficienza, le allegazioni contenute nell’atto introduttivo, le controdeduzioni dell’amministrazione, la motivazione della sentenza di primo grado e i motivi di censura, così da consentire lo scrutinio dei rilievi mossi alla sentenza (Cass. 7 luglio 2020, n. 13971).

Il giudizio in esame ha ad oggetto la domanda dei dipendenti volta ad ottenere il risarcimento del danno per l’illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato. La Corte ha escluso, per uno, la sussistenza di un danno per effetto della stabilizzazione quale elemento che ha cancellato in radice l’illecito, e, per l’altro, per la illegittimità dei contratti a termine.

La stabilizzazione, quale fatto estintivo, non può essere considerata come un’eccezione in senso proprio, in difetto di un’espressa disposizione normativa in tal senso ovvero della riconducibilità della sua deduzione all’esercizio di un diritto potestativo. Si è invece in presenza di un’eccezione in senso lato che può essere allegata dalla parte o rilevata d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, purché essa emerga dagli atti di causa. Quanto alla posizione dell’altro ricorrente, l’affermazione della corte territoriale secondo cui i contratti sono stati stipulati per coprire vacanze su posti in organico di fatto non risulta adeguatamente e sufficientemente censurata.

7.- In definitiva, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

La complessità della questione giuridica, risolta sulla base della pronuncia della Corte di Giustizia intervenuta in corso di causa, giustifica la integrale compensazione delle spese dell’intero processo. La parte ricorrente è comunque tenuta al versamento dell’ulteriore importo pari al contributo unificato versato.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e compensa le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 8 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

 

 

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