Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36859 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2021, (ud. 19/10/2021, dep. 26/11/2021), n.36859

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto ai n. 3336.3/2019 R.G. proposto da:

G.P., + ALTRI OMESSI, rappresentati e difesi dall’Avv.

Cristiano Castrogiovanni, con domicilio eletto presso il suo studio

in Roma, via Antonio Bertoloni, n. 55;

– ricorrenti –

contro

Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute,

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e

Ministero dell’Economia e delle Finanze;

– intimati –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 2423/2019,

depositata il 9 aprile 2019.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 19 ottobre

2021 dal Consigliere Emilio Iannello.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. I medici indicati in epigrafe propongono ricorso per cassazione, con unico mezzo, contro lo Stato Italiano, in persona del Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, avverso la sentenza n. 2423/2019 del 9 aprile 2019, con la quale la Corte d’Appello di Roma ha rigettato il loro appello e quello di altri medici avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 9837/2018 del 14 maggio 2018, la quale, provvedendo sulla causa introdotta dagli attuali ricorrenti e da altri medici, aveva respinto le relative domande.

Con la citazione introduttiva del giudizio, risalente al 30 gennaio 2015, era stato chiesto il risarcimento dei danni conseguenti all’omessa e/o tardiva attuazione da parte dello Stato degli obblighi imposti dalla Dir. n. 82/76/CEE, in ordine all’obbligo di corrispondere un’adeguata remunerazione ai medici iscritti ai corsi di specializzazione, nonché alla tardiva emanazione dei decreti all’uopo necessari, così come previsti dal D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 368, art. 46, comma 1.

Confermando, come detto, la decisione di primo grado, la corte territoriale ha, sul punto, osservato che il recepimento delle direttive dell’Unione Europea in materia di medici specializzandi doveva ritenersi compiuto già con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 257 del 1991, per cui l’aumento dei compensi stabilito col D.Lgs. n. 368 del 1999, e attuato effettivamente solo a decorrere dall’anno accademico 2006/2007 non poteva costituire inadempimento della Dir. n. 93/16/CEE, posto che essa nulla aveva innovato rispetto all’obbligo di corresponsione di un’adeguata retribuzione ai medici specializzandi.

2. Le amministrazioni intimate non svolgono difese nella presente sede.

3. Essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata ai ricorrenti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

I ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 380-bis c.p.c., comma 2.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico complesso motivo i ricorrenti denunciano, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione delle Dir. n. 36 del 2005, Dir. n. 16 del 1993, Dir. n. 76 del 1982, Dir. n. 363 del 1975; Dir. n. 362 del 1975; del D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6; del D.Lgs. n. 368 del 1999, artt. 37 ss.; dei D.P.C.M. 7 marzo 2007 e D.P.C.M. 6 luglio 2007, nonché dei principi enunciati dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea con le sentenze 25 febbraio 1999 – causa C-131/97 (Carbonari) e 3 ottobre 2000 – causa C-371/97 (Gozza).

Lamentano, in sostanza, che la piena attuazione delle direttive Europee richiamate si sarebbe avuta soltanto con l’entrata in vigore, a pieno regime, del D.Lgs. n. 368 del 1999, art. 46, la quale è avvenuta solo nel 2007, dopo il protrarsi di varie disposizioni di blocco e che pertanto, ai medici che, come essi ricorrenti, avevano seguito i corsi di specializzazioni in anni precedenti percependo la remunerazione nella sola misura dettata dal D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, doveva riconoscersi il diritto a ottenere il risarcimento del danno da inadempimento delle citate direttive, “da liquidarsi secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza comunitaria sopra indicata (sentenze Carbonari e Gozza) e, quindi, riconoscendo gli importi previsti dalla cit. normativa interna di effettivo e definitivo recepimento che, seppure tardivamente, cioè dall’a.a. 2006/2007 ha consentito all’ordinamento giuridico italiano di conformarsi, in suddetta materia, al diritto comunitario”.

2. Il motivo è privo di fondamento al lume di una giurisprudenza ormai consolidatasi presso questa Corte.

Vengono in considerazione, infatti, i seguenti principi di diritto, già enunciati da questa Corte e del resto ormai oggetto di indirizzi consolidati, ai quali si intende qui dare piena continuità (cfr., tra le più recenti pronunzie massimate: Cass. n. 8503 del 06/05/2020; n. 13572 del 20/05/2019; n. 4449 del 23/02/2018; n. 6355 del 14/03/2018; n. 13445 del 29/05/2018; n. 13572 del 20/05/2019; in quest’ultima decisione è tra l’altro espressamente escluso ogni dubbio di legittimità costituzionale e di compatibilità con il diritto dell’Unione Europea della normativa applicabile, affermandosi l’inutilità di una remissione degli atti alla Corte di giustizia; cfr. altresì: Cass. n. 11565 del 26/05/2011; in particolare, sulla natura dell’attività svolta dagli specializzandi, non equiparabile a quella derivante da rapporto di lavoro autonomo o subordinato e, quindi, a quella svolta dai medici strutturati: Cass. n. 20403 del 22/09/2009; n. 1891 del 09/02/2012; n. 18670 del 27/07/2017; cfr., inoltre, tra le decisioni sostanzialmente conformi a quelle citate, ma non massimate: Cass. n. 22633 del 19/10/2020; n. 19444 del 18/09/2020; n. 14168 del 24/05/2019; nn. 24708, 24803, 24804 e 24805 del 09/10/2018; nn. 20417 e 20419 del 02/08/2018; nn. 20377 e 20380 del 01/08/2018; n. 20184 del 31/07/2018; nn. 17051 e 17052 e del 28/06/2018; n. 16805 del 26/06/2018; n. 15963 del 18/06/2018; nn. 13519, 13524 e 13525 del 30/05/2018; nn. da 13446 a 13452 del 29/05/2018):

– l’attività svolta dai medici iscritti alle scuole di specializzazione universitarie non è inquadrabile nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, né del lavoro autonomo, ma costituisce una particolare ipotesi di contratto di formazione – lavoro, oggetto di specifica disciplina, rispetto alla quale non può essere ravvisata una relazione sinallagmatica di scambio tra la suddetta attività e la remunerazione prevista dalla legge a favore degli specializzandi, in quanto tali emolumenti sono destinati a sopperire alle esigenze materiali per l’impegno a tempo pieno degli interessati nell’attività rivolta alla loro formazione e non costituiscono, quindi, il corrispettivo delle prestazioni svolte, le quali non sono rivolte ad un vantaggio per l’università, ma alla formazione teorica e pratica degli stessi specializzandi e al conseguimento, a fine corso, di un titolo abilitante;

– gli obblighi di attuazione della normativa comunitaria in tema di adeguata remunerazione per la frequenza delle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia derivanti dalle Dir. CE n. n. 362 del 1975, n. Dir. n. 363 del 1975 e n. Dir. n. 76 del 1982 – che non prevedono una precisa misura del compenso minimo spettante agli specializzandi – devono ritenersi adempiuti dallo Stato italiano con la borsa di studio introdotta dal D.Lgs. n. 257 del 1991, nella sua misura originaria;

– la Dir. comunitaria n. 16 del 1993, non introduce alcun nuovo ed ulteriore obbligo con riguardo alla misura della suddetta adeguata remunerazione; essa ha infatti rappresentato un testo meramente compilativo, di coordinamento e aggiornamento delle precedenti disposizioni comunitarie già vigenti e, quindi, privo di carattere innovativo, con riguardo alla misura dei compensi da riconoscere agli iscritti alle scuole di specializzazione; quest’ultima direttiva è stata recepita in Italia dal D.Lgs. n. 368 del 1999, che, dal momento della propria applicazione, avvenuta a partire dall’anno accademico 2006-2007, ha riorganizzato l’ordinamento delle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, istituendo un contratto di formazione da stipulare e rinnovare annualmente tra le Università (e le Regioni) e i detti specializzandi, con un meccanismo articolato in una quota fissa ed in una variabile; ne consegue che, per gli anni accademici anteriori al 2006-2007, è rimasta operativa la sola disciplina del D.Lgs. n. 257 del 1991, poiché la menzionata Dir. n. 16 del 1993, non ha introdotto alcun nuovo e ulteriore obbligo con riferimento alla misura della borsa di studio di cui alla normativa del 1991;

– la previsione di un trattamento economico più elevato per i medici specializzandi, a decorrere dall’anno accademico 2006/2007, in coincidenza con la riorganizzazione dell’ordinamento delle scuole di specializzazione e con l’introduzione del contratto di formazione specialistica operate nell’ordinamento interno con il D.Lgs. n. 368 del 1999, non costituisce il primo atto di adempimento dei suddetti obblighi comunitari in relazione all’adeguatezza della remunerazione, e non comporta alcun obbligo dello Stato di estendere il nuovo trattamento economico ai medici che hanno frequentato le scuole di specializzazione negli anni accademici anteriori al 2006/2007.

3. La memoria che, come detto, è stata depositata dal ricorrente, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 2, non offre nuovi o diversi argomenti, né comunque tali da poter indurre a diverso esito dell’esposto vaglio del motivo.

4. Il ricorso deve essere pertanto rigettato.

Non avendo gli enti intimati svolto difese nella presente sede, non v’e’ luogo a provvedere in ordine al regolamento delle spese.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, art. 1-bis.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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